Partendo dai dati del Ministero dell’Università e della Ricerca il documento esamina alcuni degli orientamenti e dei punti critici dell’università italiana concentrandosi essenzialmente sui cambiamenti intervenuti nell’università dal 2008, anno in cui, durante il governo Berlusconi III, è iniziata una pesante stagione di tagli al Fondo di Finanziamento Ordinario delle università e ai fondi per il Diritto allo Studio, accompagnata e governata dai profondi cambiamenti normativi, organizzativi e gestionali seguiti alla legge 240/2010, la così detta “legge Gelmini”. La bibliografia sui mutamenti e sulla crisi dell’università italiana è ormai molto ricca e articolata. Rispetto ad essa il contributo del Rapporto consiste essenzialmente nel quantificare in maniera aggiornatissima (al 31 dicembre 2020) alcuni dei fenomeni annunciati in gran parte di questa letteratura. Incrociando i dati su un alto numero di soggetti e figure – dai docenti/ricercatori agli iscritti, dai dottorandi agli assegnisti di ricerca, dai docenti a contratto agli abilitati – con le variabili del genere, della fascia di docenza, dell’area CUN di afferenza, dell’area geografica, della regione dove le Università sono ubicate e della grandezza/tipologia degli atenei, il Rapporto documenta numerose criticità. I punti toccati sono numerosi: dalla decrescita del sistema universitario statale, con il decremento di studenti, dottoranti e docenti/ricercatori, all’accentuarsi dei divari territoriali fra aree geografiche e regioni; dal permanente divario di genere, alla sovraqualificazione degli abilitati in servizio e di quelli (circa 16.000) ancora sulla soglia dell’università italiana; dall’incidenza di interventi legislativi come la legge 232/2016 riguardante i cosiddetti “dipartimenti di eccellenza”, fino alla precarietà strutturale di molta parte del lavoro di ricerca e di docenza. L’elaborazione di una tale quantità di dati costringe inevitabilmente a trascurare il dettaglio. Suggerisce, però, numerosissime piste di ricerca, indicando temi, questioni e ambiti per indagare i quali c’è ancora molto lavoro quanti/qualitativo sul campo da affrontare. Ed è appunto in vista di questa esigenza che si struttura il sito UnRest-Net, nel quale è possibile leggere e scaricare il Rapporto ed anche usare e scaricare i dati sui quali è basato.

2008-2020. Rapporto sull’università italiana

Marialuisa Stazio;Domenico Napolitano
2021

Abstract

Partendo dai dati del Ministero dell’Università e della Ricerca il documento esamina alcuni degli orientamenti e dei punti critici dell’università italiana concentrandosi essenzialmente sui cambiamenti intervenuti nell’università dal 2008, anno in cui, durante il governo Berlusconi III, è iniziata una pesante stagione di tagli al Fondo di Finanziamento Ordinario delle università e ai fondi per il Diritto allo Studio, accompagnata e governata dai profondi cambiamenti normativi, organizzativi e gestionali seguiti alla legge 240/2010, la così detta “legge Gelmini”. La bibliografia sui mutamenti e sulla crisi dell’università italiana è ormai molto ricca e articolata. Rispetto ad essa il contributo del Rapporto consiste essenzialmente nel quantificare in maniera aggiornatissima (al 31 dicembre 2020) alcuni dei fenomeni annunciati in gran parte di questa letteratura. Incrociando i dati su un alto numero di soggetti e figure – dai docenti/ricercatori agli iscritti, dai dottorandi agli assegnisti di ricerca, dai docenti a contratto agli abilitati – con le variabili del genere, della fascia di docenza, dell’area CUN di afferenza, dell’area geografica, della regione dove le Università sono ubicate e della grandezza/tipologia degli atenei, il Rapporto documenta numerose criticità. I punti toccati sono numerosi: dalla decrescita del sistema universitario statale, con il decremento di studenti, dottoranti e docenti/ricercatori, all’accentuarsi dei divari territoriali fra aree geografiche e regioni; dal permanente divario di genere, alla sovraqualificazione degli abilitati in servizio e di quelli (circa 16.000) ancora sulla soglia dell’università italiana; dall’incidenza di interventi legislativi come la legge 232/2016 riguardante i cosiddetti “dipartimenti di eccellenza”, fino alla precarietà strutturale di molta parte del lavoro di ricerca e di docenza. L’elaborazione di una tale quantità di dati costringe inevitabilmente a trascurare il dettaglio. Suggerisce, però, numerosissime piste di ricerca, indicando temi, questioni e ambiti per indagare i quali c’è ancora molto lavoro quanti/qualitativo sul campo da affrontare. Ed è appunto in vista di questa esigenza che si struttura il sito UnRest-Net, nel quale è possibile leggere e scaricare il Rapporto ed anche usare e scaricare i dati sui quali è basato.
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