Il concetto di corruzione si riferisce generalmente all’appropriazione illecita di risorse pubbliche per scopi privati; un’appropriazione che rompe la condizione di uguaglianza tra i cittadini. Attraverso l’analisi di casi specifici e il confronto tra metodologie differenti questo libro propone un’indagine filosofica della corruzione, che muove in un solco teorico di ispirazione machiavelliana e repubblicana. Il presupposto è che il problema posto dalla corruzione nelle nostre società non possa essere affrontato con approcci puramente giuridico-normativi, deontologici o addirittura moralistici. Le cronache quotidiane mostrano il crescente rilievo che assumono oggi fenomeni plurali, disseminati e ordinari di “quasi corruzione” che si accompagnano a una crisi profonda della disciplina della cittadinanza e della distinzione tra pubblico e privato. Il potere obliquo che si esercita in questi casi rivela un intreccio di legami sociali irriducibili alla trasparenza e alla moralizzazione pubblica, che sono incomprensibili se interpretati alla sola luce dello scambio di interessi. Se interpretata alla luce di una diversa prospettiva filosofica, la corruzione si rivela non come una forma degradata dei rapporti sociali, ma come una vera e propria “forma di vita”. In società sempre meno orientate “alla virtù civica”, e attraversate da forme disseminate di potere obliquo, diviene allora sempre più pressante dare una risposta alla domanda: quale etica pubblica è dunque oggi possibile?

Filosofia della corruzione

Alessandro Arienzo
2020

Abstract

Il concetto di corruzione si riferisce generalmente all’appropriazione illecita di risorse pubbliche per scopi privati; un’appropriazione che rompe la condizione di uguaglianza tra i cittadini. Attraverso l’analisi di casi specifici e il confronto tra metodologie differenti questo libro propone un’indagine filosofica della corruzione, che muove in un solco teorico di ispirazione machiavelliana e repubblicana. Il presupposto è che il problema posto dalla corruzione nelle nostre società non possa essere affrontato con approcci puramente giuridico-normativi, deontologici o addirittura moralistici. Le cronache quotidiane mostrano il crescente rilievo che assumono oggi fenomeni plurali, disseminati e ordinari di “quasi corruzione” che si accompagnano a una crisi profonda della disciplina della cittadinanza e della distinzione tra pubblico e privato. Il potere obliquo che si esercita in questi casi rivela un intreccio di legami sociali irriducibili alla trasparenza e alla moralizzazione pubblica, che sono incomprensibili se interpretati alla sola luce dello scambio di interessi. Se interpretata alla luce di una diversa prospettiva filosofica, la corruzione si rivela non come una forma degradata dei rapporti sociali, ma come una vera e propria “forma di vita”. In società sempre meno orientate “alla virtù civica”, e attraversate da forme disseminate di potere obliquo, diviene allora sempre più pressante dare una risposta alla domanda: quale etica pubblica è dunque oggi possibile?
9788898367504
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