Per ridurre la perdita di vite umane e limitare i danni ambientali ed economici causati da emergenze epidemiologiche come la recente diffusione del virus SARS-Cov-2 e dell’infezione Covid-19, è fondamentale promuovere una cultura del rischio e della prevenzione. Un maggiore benessere psicofisico in ogni fase dell’emergenza può essere garantito attraverso la riorganizzazione del welfare materiale e immateriale, potenziando le capacità di accoglienza dello spazio urbano, programmandone una fruibilità sia ordinaria che emergenziale. La recente pandemia ha, infatti, fatto emergere criticità interdisciplinari legate alla forma degli insediamenti urbani e periurbani, ai comportamenti individuali e alle condizioni di vita ad essi connessi. In particolare, nei territori fragili, è evidente la crisi di un sistema – quello pubblico – le cui strutture materiali ed il cui ruolo vanno oggi riformati complessivamente a partire dai concetti di iper-prossimità e priorità d’uso, in forme ridefinite dagli abitanti stessi. Ripensare le aree urbane nella prospettiva della ‘15-minute city’ pone l’attenzione sull’attuale dotazione, distribuzione e accessibilità di spazi e servizi pubblici. Appare ineludibile un'integrazione tra gestione dell'emergenza ed adattamento delle strutture pubbliche con particolare riferimento a quelle sottoutilizzate o in stato di abbandono, anche attraverso l’inclusione di nuovi attori nelle politiche di gestione dello spazio pubblico attraverso l’empowerment.

Di-stanze urbane. Spazi pubblici adattivi per la tutela della collettività

attademo anna
;
amenta libera
;
castigliano marica
2020

Abstract

Per ridurre la perdita di vite umane e limitare i danni ambientali ed economici causati da emergenze epidemiologiche come la recente diffusione del virus SARS-Cov-2 e dell’infezione Covid-19, è fondamentale promuovere una cultura del rischio e della prevenzione. Un maggiore benessere psicofisico in ogni fase dell’emergenza può essere garantito attraverso la riorganizzazione del welfare materiale e immateriale, potenziando le capacità di accoglienza dello spazio urbano, programmandone una fruibilità sia ordinaria che emergenziale. La recente pandemia ha, infatti, fatto emergere criticità interdisciplinari legate alla forma degli insediamenti urbani e periurbani, ai comportamenti individuali e alle condizioni di vita ad essi connessi. In particolare, nei territori fragili, è evidente la crisi di un sistema – quello pubblico – le cui strutture materiali ed il cui ruolo vanno oggi riformati complessivamente a partire dai concetti di iper-prossimità e priorità d’uso, in forme ridefinite dagli abitanti stessi. Ripensare le aree urbane nella prospettiva della ‘15-minute city’ pone l’attenzione sull’attuale dotazione, distribuzione e accessibilità di spazi e servizi pubblici. Appare ineludibile un'integrazione tra gestione dell'emergenza ed adattamento delle strutture pubbliche con particolare riferimento a quelle sottoutilizzate o in stato di abbandono, anche attraverso l’inclusione di nuovi attori nelle politiche di gestione dello spazio pubblico attraverso l’empowerment.
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