L’analisi si sofferma sul concetto di «certezza dell’azione amministrativa». Quest’ultimo rappresenta un valore poco esplorato da parte della dottrina, nonostante la sua centralità e il rilievo a esso attribuito dal legislatore e dalla giurisprudenza. Il lavoro offre una chiave di lettura originale discostandosi dal paradigma tradizionale che identifica il concetto di «certezza» con quello di prevedibilità. Secondo l’Autore la prevedibilità può ben essere un presupposto, o requisito, di certezza, ma non esaurisce tale concetto: la certezza dell’azione amministrativa non dipende soltanto dalla sua prevedibilità e dalla trasparenza dei processi decisionali a essa sottesi, ma anche dal suo grado di stabilità, vale a dire dalla sua attitudine a conservare nel tempo i propri effetti. Si tratta di due distinte dimensioni della certezza: la prima si realizza attraverso una chiara, univoca e trasparente predeterminazione, da parte del legislatore o delle stesse amministrazioni, delle decisioni pubbliche; la seconda attraverso norme e istituti tendenti ad assicurare la stabilità, o intangibilità, degli effetti prodotti da tali decisioni (prescrizione, decadenza, cosa giudicata, limiti all’esercizio del potere di autotutela). Nel presente contributo, lungi dal proposito di fornire una trattazione esaustiva del significato primigenio di «certezza», che investe evidentemente problemi di teoria generale, si tenta di ricostruire tale concetto in termini di stabilità.

Alcune riflessioni sul concetto di «certezza dell’azione amministrativa»

giuliano taglianetti
2020

Abstract

L’analisi si sofferma sul concetto di «certezza dell’azione amministrativa». Quest’ultimo rappresenta un valore poco esplorato da parte della dottrina, nonostante la sua centralità e il rilievo a esso attribuito dal legislatore e dalla giurisprudenza. Il lavoro offre una chiave di lettura originale discostandosi dal paradigma tradizionale che identifica il concetto di «certezza» con quello di prevedibilità. Secondo l’Autore la prevedibilità può ben essere un presupposto, o requisito, di certezza, ma non esaurisce tale concetto: la certezza dell’azione amministrativa non dipende soltanto dalla sua prevedibilità e dalla trasparenza dei processi decisionali a essa sottesi, ma anche dal suo grado di stabilità, vale a dire dalla sua attitudine a conservare nel tempo i propri effetti. Si tratta di due distinte dimensioni della certezza: la prima si realizza attraverso una chiara, univoca e trasparente predeterminazione, da parte del legislatore o delle stesse amministrazioni, delle decisioni pubbliche; la seconda attraverso norme e istituti tendenti ad assicurare la stabilità, o intangibilità, degli effetti prodotti da tali decisioni (prescrizione, decadenza, cosa giudicata, limiti all’esercizio del potere di autotutela). Nel presente contributo, lungi dal proposito di fornire una trattazione esaustiva del significato primigenio di «certezza», che investe evidentemente problemi di teoria generale, si tenta di ricostruire tale concetto in termini di stabilità.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11588/831243
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