GUARDARE, VEDERE, CAPIRE, DISEGNARE Ho voluto dare un titolo alla mia presentazione del volume curato da Barbara Messina e Maria Ines Pascariello, perché tale titolo, con i verbi che lo compongono, evoca le motivazioni poste alla base dell’iniziativa che, in forma di workshop, ho avviato nell’anno accademico 2013-2014, con la collaborazione di alcuni colleghi del settore, e che nel corso degli anni è stata riproposta, con esiti anche pubblicati, come esemplifica il volume in presentazione. Le motivazioni sono due. La prima è relativa alla necessità di intraprendere azioni che possano coinvolgere gli studenti di Ingegneria per aiutarli ad acquistare dimestichezza con una fondamentale modalità espressiva – il disegno dal vero – propria di chi deve confrontarsi con lo spazio concreto, comprendendolo. È un dato di fatto che per le generazioni attuali le immagini, spesso preconfezionate, e l’uso delle tecnologie atte alla loro creazione e/o manipolazione, spesso oscurano l'importanza formativa di alcuni tipi di disegno, particolarmente utili per la lettura dell'architettura e dell'ambiente. Inoltre non è consueto che in un percorso di ingegneria edile, civile o ambientale, si pratichi il disegno dal vero, sacrificato in base all’esigenza, ritenuta prioritaria, di acquisire le pur necessarie competenze digitali. Tuttavia chi si confronta con le procedure e la valutazione dei modelli didattici sa bene che conoscenze e competenze devono essere strettamente correlate, come già in uso nel percorso formativo dell’ottocentesca Scuola di Applicazioni di Ponti e Strade, nella quale le attività didattiche di primo anno prevedevano l’acquisizione dei fondamenti logico-matematici, geometrici, di fisica e di disegno, unitamente ad attività svolte sul campo, dal vero. Perché ciò accadeva? La risposta risiede proprio nei verbi che compongono il titolo: guardare, vedere, capire, disegnare. Colui che vede non guarda semplicemente, ma si spinge oltre, ponendosi in modo consapevole di fronte al mondo visibile. Il verbo vedere implica un coinvolgimento non solamente percettivo di chi guarda un artefatto; in lui si sviluppa una presa di coscienza che onsente di comprendere ciò che è visto, utilizzando la propria sensibilità e la propria cultura. Prendendo in prestito una frase di Galileo Galilei, «Non basta guardare, occorre guardare con occhi che vogliono vedere, che credono in quello che vedono».
Il disegno tra sguardo e pensiero / Pascariello, MARIA INES. - 13:(2020), pp. 1-192.
Il disegno tra sguardo e pensiero
Maria Ines Pascariello
2020
Abstract
GUARDARE, VEDERE, CAPIRE, DISEGNARE Ho voluto dare un titolo alla mia presentazione del volume curato da Barbara Messina e Maria Ines Pascariello, perché tale titolo, con i verbi che lo compongono, evoca le motivazioni poste alla base dell’iniziativa che, in forma di workshop, ho avviato nell’anno accademico 2013-2014, con la collaborazione di alcuni colleghi del settore, e che nel corso degli anni è stata riproposta, con esiti anche pubblicati, come esemplifica il volume in presentazione. Le motivazioni sono due. La prima è relativa alla necessità di intraprendere azioni che possano coinvolgere gli studenti di Ingegneria per aiutarli ad acquistare dimestichezza con una fondamentale modalità espressiva – il disegno dal vero – propria di chi deve confrontarsi con lo spazio concreto, comprendendolo. È un dato di fatto che per le generazioni attuali le immagini, spesso preconfezionate, e l’uso delle tecnologie atte alla loro creazione e/o manipolazione, spesso oscurano l'importanza formativa di alcuni tipi di disegno, particolarmente utili per la lettura dell'architettura e dell'ambiente. Inoltre non è consueto che in un percorso di ingegneria edile, civile o ambientale, si pratichi il disegno dal vero, sacrificato in base all’esigenza, ritenuta prioritaria, di acquisire le pur necessarie competenze digitali. Tuttavia chi si confronta con le procedure e la valutazione dei modelli didattici sa bene che conoscenze e competenze devono essere strettamente correlate, come già in uso nel percorso formativo dell’ottocentesca Scuola di Applicazioni di Ponti e Strade, nella quale le attività didattiche di primo anno prevedevano l’acquisizione dei fondamenti logico-matematici, geometrici, di fisica e di disegno, unitamente ad attività svolte sul campo, dal vero. Perché ciò accadeva? La risposta risiede proprio nei verbi che compongono il titolo: guardare, vedere, capire, disegnare. Colui che vede non guarda semplicemente, ma si spinge oltre, ponendosi in modo consapevole di fronte al mondo visibile. Il verbo vedere implica un coinvolgimento non solamente percettivo di chi guarda un artefatto; in lui si sviluppa una presa di coscienza che onsente di comprendere ciò che è visto, utilizzando la propria sensibilità e la propria cultura. Prendendo in prestito una frase di Galileo Galilei, «Non basta guardare, occorre guardare con occhi che vogliono vedere, che credono in quello che vedono».| File | Dimensione | Formato | |
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