«Noi non ammettiamo che la funzione determini il piano, concepiamo uno spazio che accolga tutte le funzioni», scrive Mies. Un’idea di spazio flessibile, non predeterminabile negli usi, uno spazio oggi diremmo evenemenziale, universale perché in grado di rappresentare valori condivisi e intellegibili. Tale spazio sciolto da ogni legame, absolūtus, si traduce nelle Aule di Mies in un grande interno indiviso nel quale proporzioni e assetti costruttivi si rendono sinteticamente compresenti a manifestare il carattere, il tema e la ragione che lo hanno generato. Lo spazio universale è per LMvdR uno spazio “unificato” che non è riferibile a una funzione particolare ma solo a una funzione generale a carattere collettivo che le comprenda tutte. Usando le sue stesse parole «Noi non ammettiamo che la funzione determini il piano, concepiamo uno spazio che accolga tutte le funzioni». Un’idea di spazio flessibile non predeterminabile negli usi, uno spazio oggi diremmo evenemenziale, un’idea del tutto connettibile alle note e inarrivabili vastità di cui Boullée era stato capace. Questi spazi assoluti – perché sciolti da ogni legame (ab-solutus) – si tradurranno in spazi “architetturati” di grande esattezza in cui proporzioni, misure, rapporti e assetti costruttivi si renderanno sinteticamente compresenti a manifestare il carattere adeguato che ogni manufatto deve potere ostentare per dichiarare, attraverso il decoro rispondente, il tema e la ragione generale che lo ha determinato. Gli spazi universali (die universeller Räume) concepiti da LMvdR sono riferibili al concetto heideggeriano di Lichtung, di “radura”, cui significativamente corrisponde l’anglosassone clearing, peraltro molto affine al tedesco Klärung: ‘chiarificazione, rischiaramento’. Un rischiaramento da intendersi al tempo stesso come apertura dello spazio che si deve rendere “non velato” e in cui possa apparire la luce ma anche come “formazione” in grado di realizzare, nel finito, l’idea di “spazio illimitato”, universale perché capace di esibire valori condivisi, atti della vita messi in comune a partire dalla definizione di una soglia e di un tetto. […] uno spazio che quindi rimanda all’hólos, al tutto, al mondo, un micrós kósmos costruito come porzione (parte-sineddoche che dà conto del tutto) prelevata, e resa perciò conoscibile, dall’illimitato aperto della natura ma anche una possibile forma del Kósmos come manifestazione nel finito dell’ordine del tutto.

Lo spazio universale di Mies / Capozzi, Renato. - 11:(2020), pp. 1-160.

Lo spazio universale di Mies

Renato CAPOZZI
2020

Abstract

«Noi non ammettiamo che la funzione determini il piano, concepiamo uno spazio che accolga tutte le funzioni», scrive Mies. Un’idea di spazio flessibile, non predeterminabile negli usi, uno spazio oggi diremmo evenemenziale, universale perché in grado di rappresentare valori condivisi e intellegibili. Tale spazio sciolto da ogni legame, absolūtus, si traduce nelle Aule di Mies in un grande interno indiviso nel quale proporzioni e assetti costruttivi si rendono sinteticamente compresenti a manifestare il carattere, il tema e la ragione che lo hanno generato. Lo spazio universale è per LMvdR uno spazio “unificato” che non è riferibile a una funzione particolare ma solo a una funzione generale a carattere collettivo che le comprenda tutte. Usando le sue stesse parole «Noi non ammettiamo che la funzione determini il piano, concepiamo uno spazio che accolga tutte le funzioni». Un’idea di spazio flessibile non predeterminabile negli usi, uno spazio oggi diremmo evenemenziale, un’idea del tutto connettibile alle note e inarrivabili vastità di cui Boullée era stato capace. Questi spazi assoluti – perché sciolti da ogni legame (ab-solutus) – si tradurranno in spazi “architetturati” di grande esattezza in cui proporzioni, misure, rapporti e assetti costruttivi si renderanno sinteticamente compresenti a manifestare il carattere adeguato che ogni manufatto deve potere ostentare per dichiarare, attraverso il decoro rispondente, il tema e la ragione generale che lo ha determinato. Gli spazi universali (die universeller Räume) concepiti da LMvdR sono riferibili al concetto heideggeriano di Lichtung, di “radura”, cui significativamente corrisponde l’anglosassone clearing, peraltro molto affine al tedesco Klärung: ‘chiarificazione, rischiaramento’. Un rischiaramento da intendersi al tempo stesso come apertura dello spazio che si deve rendere “non velato” e in cui possa apparire la luce ma anche come “formazione” in grado di realizzare, nel finito, l’idea di “spazio illimitato”, universale perché capace di esibire valori condivisi, atti della vita messi in comune a partire dalla definizione di una soglia e di un tetto. […] uno spazio che quindi rimanda all’hólos, al tutto, al mondo, un micrós kósmos costruito come porzione (parte-sineddoche che dà conto del tutto) prelevata, e resa perciò conoscibile, dall’illimitato aperto della natura ma anche una possibile forma del Kósmos come manifestazione nel finito dell’ordine del tutto.
2020
978-88-6242-416-5
Lo spazio universale di Mies / Capozzi, Renato. - 11:(2020), pp. 1-160.
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