Questo contributo analizza una maniera di interpretare il rapporto tra Patrimonio e Progetto di Architettura che si struttura attraverso l’individuazione di segni appartenenti all’archeologia - tracce spezzate, forme incomplete, prospettive sospese - in grado di assumere un ruolo rilevante nella composizione. In questo modo, il Patrimonio non si manifesta soltanto in quanto memoria, ma instaura una dialettica viva con gli strumenti della composizione, attualizzandosi in una nuova fenomenologia narrativa. Ne deriva una scrittura che sovrappone un ulteriore livello al palinsesto in cui si opera e che utilizza quei segni per comporre piante, alzati, percorsi e per istituire nuovi spazi. Due Tesi di Laurea triennale in Progettazione architettonica sperimentano questo tipo di narrazione: la prima consiste nel progetto di un piccolo centro per visitatori dell’area archeologica dello Stadio di Antonino Pio a Pozzuoli, l’altra, che ha un tema funzionale analogo, prende forma a Punta Campanella, proponendo questo tipo di relazione con i resti della torre costiera, con il paesaggio naturale, con Villa Malaparte, non di molto lontana. Dal progetto, interpretato in questo modo, non scaturisce un’architettura che abbia esclusivamente un fine contemplativo del patrimonio, né soltanto che lo attraversi grazie a nuovi percorsi o che aggiunga nuove parti al fine di attualizzarlo o di renderlo fruibile, ma lo interpreta come uno strumento attivo, grazie alla riscrittura di misure, proporzioni e relazioni rintracciabili tra le rovine. Questo procedimento, pur separando, dal punto di vista linguistico, con molta chiarezza, l’antico dal nuovo, instaura una dialettica tra il tempo narrativo del progetto e quello dell’archeologia: ciò che è accaduto prima informa e dà strumenti per interpretare ciò che sta per accadere, in un continuo muoversi tra i segni della storia e quelli dell’attualità.

Dal Patrimonio al Progetto

Gianluigi Freda
2019

Abstract

Questo contributo analizza una maniera di interpretare il rapporto tra Patrimonio e Progetto di Architettura che si struttura attraverso l’individuazione di segni appartenenti all’archeologia - tracce spezzate, forme incomplete, prospettive sospese - in grado di assumere un ruolo rilevante nella composizione. In questo modo, il Patrimonio non si manifesta soltanto in quanto memoria, ma instaura una dialettica viva con gli strumenti della composizione, attualizzandosi in una nuova fenomenologia narrativa. Ne deriva una scrittura che sovrappone un ulteriore livello al palinsesto in cui si opera e che utilizza quei segni per comporre piante, alzati, percorsi e per istituire nuovi spazi. Due Tesi di Laurea triennale in Progettazione architettonica sperimentano questo tipo di narrazione: la prima consiste nel progetto di un piccolo centro per visitatori dell’area archeologica dello Stadio di Antonino Pio a Pozzuoli, l’altra, che ha un tema funzionale analogo, prende forma a Punta Campanella, proponendo questo tipo di relazione con i resti della torre costiera, con il paesaggio naturale, con Villa Malaparte, non di molto lontana. Dal progetto, interpretato in questo modo, non scaturisce un’architettura che abbia esclusivamente un fine contemplativo del patrimonio, né soltanto che lo attraversi grazie a nuovi percorsi o che aggiunga nuove parti al fine di attualizzarlo o di renderlo fruibile, ma lo interpreta come uno strumento attivo, grazie alla riscrittura di misure, proporzioni e relazioni rintracciabili tra le rovine. Questo procedimento, pur separando, dal punto di vista linguistico, con molta chiarezza, l’antico dal nuovo, instaura una dialettica tra il tempo narrativo del progetto e quello dell’archeologia: ciò che è accaduto prima informa e dà strumenti per interpretare ciò che sta per accadere, in un continuo muoversi tra i segni della storia e quelli dell’attualità.
9788890905490
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