Si può essere felici? La filosofia può aiutarci a diventarlo? Secondo Spinoza non si tratta d’altro: beatitudine dell’animo. Questa è la meta di chiunque si accosti alla filosofia. Ma che farcene della sua indicazione? Che farcene di Spinoza oggi? Questo libro – strano, impervio, ostico e perfettamente accessibile al contempo, tecnico e documentato ma anche spensierato, addirittura scanzonato – propone di insistere, di “continuare” sulla via di Baruch, il filosofo maledetto, alla ricerca della vita benedetta. Così, attraverso un ininterrotto e vertiginoso stream of consciousness filosofico l’autore ci guida nei meandri di un pensiero labirintico – a tratti esaltato, a tratti allucinato, a tratti sospeso in una commovente apnea mistica – dove l’intuizione si accompagna al rigore logico, per poi subito disgiungersene cambiando piano nell’enorme edificio della mente umana. Libro dotto, libro specialistico, libro da leggere con estrema e fermissima attenzione, ma anche libro da leggere tranquillamente con la testa altrove, con un’attenzione fluttuante pronta a cogliere improvvise associazioni di concetti, immagini, citazioni, allusioni nel frastuono di un pensiero che non coincide mai con la prima persona singolare: questo insolito commento all’Etica di Spinoza accenna a un nuovo, o forse antichissimo, modo di fare filosofia e di essere felici. Non più cogito ergo sum, bensì cogito ergo est. È da fuori che il pensiero sgorga. Da qui, dal mondo. Benedire il mondo, dire-bene il mondo, il nostro mondo, l’unico che c’è, appare allora come l’esercizio stesso di una filosofia che non si pone fuori dal mondo ma decide di muoversi assieme al mondo. La felicità? Una questione di portamento, a questo punto. Nulla di più. Nulla di meno.

Continuare Spinoza. Un'esercitazione filosofica

M. Adinolfi
2012

Abstract

Si può essere felici? La filosofia può aiutarci a diventarlo? Secondo Spinoza non si tratta d’altro: beatitudine dell’animo. Questa è la meta di chiunque si accosti alla filosofia. Ma che farcene della sua indicazione? Che farcene di Spinoza oggi? Questo libro – strano, impervio, ostico e perfettamente accessibile al contempo, tecnico e documentato ma anche spensierato, addirittura scanzonato – propone di insistere, di “continuare” sulla via di Baruch, il filosofo maledetto, alla ricerca della vita benedetta. Così, attraverso un ininterrotto e vertiginoso stream of consciousness filosofico l’autore ci guida nei meandri di un pensiero labirintico – a tratti esaltato, a tratti allucinato, a tratti sospeso in una commovente apnea mistica – dove l’intuizione si accompagna al rigore logico, per poi subito disgiungersene cambiando piano nell’enorme edificio della mente umana. Libro dotto, libro specialistico, libro da leggere con estrema e fermissima attenzione, ma anche libro da leggere tranquillamente con la testa altrove, con un’attenzione fluttuante pronta a cogliere improvvise associazioni di concetti, immagini, citazioni, allusioni nel frastuono di un pensiero che non coincide mai con la prima persona singolare: questo insolito commento all’Etica di Spinoza accenna a un nuovo, o forse antichissimo, modo di fare filosofia e di essere felici. Non più cogito ergo sum, bensì cogito ergo est. È da fuori che il pensiero sgorga. Da qui, dal mondo. Benedire il mondo, dire-bene il mondo, il nostro mondo, l’unico che c’è, appare allora come l’esercizio stesso di una filosofia che non si pone fuori dal mondo ma decide di muoversi assieme al mondo. La felicità? Una questione di portamento, a questo punto. Nulla di più. Nulla di meno.
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