Una delle specificità del design italiano, è il suo indissolubile legame con l’architettura. Già la prima generazione di designer-architetti, quella dell’anteguerra, presentava una casistica di straordinari progetti architettonici in cui l’aspirazione al controllo del dettaglio si spingeva sino al disegno di tutti gli elementi di finitura, indispensabili nel dare una soluzione coerente e rigorosa all’intero complesso costruttivo. In uno degli episodi più noti dell’architettura razionalista degli anni Trenta, la Casa del Fascio di Como, Terragni progettò “dalle fondazioni all’esecuzione di una maniglia”, come entusiasticamente riportato sulle pagine del numero monografico di “Quadrante” dedicato alla sua opera. L’architetto comasco disegnò infatti tutti gli interni, i rivestimenti, le porte, le maniglie, gli zoccolini e pavimentazioni, le finiture, lampade, tavoli, scrivanie, scaffalature oltre a alle famose sedie in tubolare metallico. Si trattava di una generazione progettisti coscienti che la modernità dell’architettura risiedeva, in primo luogo, nel rapporto con l’immaginario industriale, con i suoi materiali e con un’espressività che deve essere ricercata sin nei minimi particolari, perseguendo l’ideale di una progettazione integrata.

Maniglie e serramenti tra architettura e design / Handle, Doors and Windows in Architecture and Design

Alfonso Morone
2019

Abstract

Una delle specificità del design italiano, è il suo indissolubile legame con l’architettura. Già la prima generazione di designer-architetti, quella dell’anteguerra, presentava una casistica di straordinari progetti architettonici in cui l’aspirazione al controllo del dettaglio si spingeva sino al disegno di tutti gli elementi di finitura, indispensabili nel dare una soluzione coerente e rigorosa all’intero complesso costruttivo. In uno degli episodi più noti dell’architettura razionalista degli anni Trenta, la Casa del Fascio di Como, Terragni progettò “dalle fondazioni all’esecuzione di una maniglia”, come entusiasticamente riportato sulle pagine del numero monografico di “Quadrante” dedicato alla sua opera. L’architetto comasco disegnò infatti tutti gli interni, i rivestimenti, le porte, le maniglie, gli zoccolini e pavimentazioni, le finiture, lampade, tavoli, scrivanie, scaffalature oltre a alle famose sedie in tubolare metallico. Si trattava di una generazione progettisti coscienti che la modernità dell’architettura risiedeva, in primo luogo, nel rapporto con l’immaginario industriale, con i suoi materiali e con un’espressività che deve essere ricercata sin nei minimi particolari, perseguendo l’ideale di una progettazione integrata.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/11588/740062
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