Una quindicina di anni fa Doug Laney (2001) si trovò a definire uno scenario emergente in cui – grazie alla crescente potenza di calcolo delle macchine – grandi mole di dati potevano essere messe insieme ed analizzate per rispondere più efficacemente alle nostre domande. Laney, senza nemmeno utilizzare il concetto di big data, evidenziava nel Volume (la massa dei dati), nella Velocity (di creazione e trasmissione) e nella Variety (delle fonti di informazioni) le caratteristiche costitutive di queste nuove grandi basi di dati. Solo di recente, alle ormai famose 3V se ne è aggiunta un’altra, la Veracity, vale a dire la qualità dei dati. Questo significa che l’inclusione nelle analisi empiriche di base di dati eterogenee, anche se grandi, comunque solleva domande sulla completezza e l’accuratezza dei dati raccolti. Tanto più se questi vengono restituiti al pubblico in forma di visualizzazioni ed infografiche più o meno spettacolari. L’uso di questi dispositivi per finalità di comunicazione è ormai enorme. In politica possono servire come strumento di fact-checking ad uso e consumo dell’opinione pubblica o come forme di persuasione più o meno occulta, per dare legittimità a politiche cosiddette evidence-based o per strategie di profilazione utenti. Le risorse che presentiamo in questa rubrica vanno interpretate come esempi d’uso, manifestazioni della potenza di calcolo da un lato e dell’idea – probabilmente sbagliata – che avere a che fare con i dati incrementi in qualche modo la nostra capacità di scelta razionale.

Big data. Big challenges

Rosanna De Rosa
Writing – Original Draft Preparation
;
Valentina Reda
Writing – Original Draft Preparation
2016

Abstract

Una quindicina di anni fa Doug Laney (2001) si trovò a definire uno scenario emergente in cui – grazie alla crescente potenza di calcolo delle macchine – grandi mole di dati potevano essere messe insieme ed analizzate per rispondere più efficacemente alle nostre domande. Laney, senza nemmeno utilizzare il concetto di big data, evidenziava nel Volume (la massa dei dati), nella Velocity (di creazione e trasmissione) e nella Variety (delle fonti di informazioni) le caratteristiche costitutive di queste nuove grandi basi di dati. Solo di recente, alle ormai famose 3V se ne è aggiunta un’altra, la Veracity, vale a dire la qualità dei dati. Questo significa che l’inclusione nelle analisi empiriche di base di dati eterogenee, anche se grandi, comunque solleva domande sulla completezza e l’accuratezza dei dati raccolti. Tanto più se questi vengono restituiti al pubblico in forma di visualizzazioni ed infografiche più o meno spettacolari. L’uso di questi dispositivi per finalità di comunicazione è ormai enorme. In politica possono servire come strumento di fact-checking ad uso e consumo dell’opinione pubblica o come forme di persuasione più o meno occulta, per dare legittimità a politiche cosiddette evidence-based o per strategie di profilazione utenti. Le risorse che presentiamo in questa rubrica vanno interpretate come esempi d’uso, manifestazioni della potenza di calcolo da un lato e dell’idea – probabilmente sbagliata – che avere a che fare con i dati incrementi in qualche modo la nostra capacità di scelta razionale.
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