L’esame di tre lettere inedite di Jean Cocteau a Bernard Berenson consente di ricostruire il loro poco noto e controverso rapporto. Queste missive, scritte nell’estate del 1950, sono in relazione con il soggiorno a Firenze dello scrittore francese, il quale, sostanzialmente indifferente all’immagine stereotipa della città, vi fece però la folgorante scoperta della Grotta Grande del giardino di Boboli. Esse rivelano anche un’antica conoscenza tra i due corrispondenti: attraverso lo spoglio di altri documenti conservati presso Villa I Tatti, è possibile datare i loro primi incontri al 1916, avvenuti a Parigi, probabilmente tramite l’avvocato americano Walter Berry e la scrittrice Edith Wharton. Nel corso della Prima Guerra Mondiale Berenson e Cocteau ebbero frequenti contatti, che in seguito andarono diradandosi, ma senza mai interrompersi del tutto. Sebbene incompatibili per molti aspetti (sui quali si tornerà in un prossimo saggio), queste due personalità avevano tratti che li accomunavano: una straordinaria maestria nell’arte della conversazione, che per entrambi costituiva un’alternativa all’espressione ‘testocentrica’; di conseguenza, sul fronte della scrittura, una predilezione per l’aforisma; infine, l’aspirazione a incarnare una figura ideale di ‘professionista amatoriale’, riaffermando così il ruolo del gioco nell’attività intellettuale.

Berenson, Cocteau. Incontri

Claudio Pizzorusso
2015

Abstract

L’esame di tre lettere inedite di Jean Cocteau a Bernard Berenson consente di ricostruire il loro poco noto e controverso rapporto. Queste missive, scritte nell’estate del 1950, sono in relazione con il soggiorno a Firenze dello scrittore francese, il quale, sostanzialmente indifferente all’immagine stereotipa della città, vi fece però la folgorante scoperta della Grotta Grande del giardino di Boboli. Esse rivelano anche un’antica conoscenza tra i due corrispondenti: attraverso lo spoglio di altri documenti conservati presso Villa I Tatti, è possibile datare i loro primi incontri al 1916, avvenuti a Parigi, probabilmente tramite l’avvocato americano Walter Berry e la scrittrice Edith Wharton. Nel corso della Prima Guerra Mondiale Berenson e Cocteau ebbero frequenti contatti, che in seguito andarono diradandosi, ma senza mai interrompersi del tutto. Sebbene incompatibili per molti aspetti (sui quali si tornerà in un prossimo saggio), queste due personalità avevano tratti che li accomunavano: una straordinaria maestria nell’arte della conversazione, che per entrambi costituiva un’alternativa all’espressione ‘testocentrica’; di conseguenza, sul fronte della scrittura, una predilezione per l’aforisma; infine, l’aspirazione a incarnare una figura ideale di ‘professionista amatoriale’, riaffermando così il ruolo del gioco nell’attività intellettuale.
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