Questo lavoro si focalizza sull'immagine dell'incoronazione poetica presente nelle prime esperienze poetiche latine del Boccaccio. Il tema sembra essere particolarmente caro al Certaldese, che lo sviluppa sia nella giovanile corrispondenza bucolica con Checco di Meletto Rossi del 1347-'48, che nell'epistola al Petrarca "Ytalie iam certus honos", la cui datazione è qui mantenuta agli anni 1351-’53, nonostante un recentissimo tentativo di datazione seriore. Ad alimentare la ricorrenza dell'immagine è senza dubbio la contingenza "storica" dell'incoronazione ufficiale del suo amico e maestro (1341), ma anche la questione del riconoscimento poetico affrontata nella corrispondenza bucolica di Dante con Giovanni del Virgilio (1320-’21), già nota da tempo al Boccaccio. Petrarca e Dante dunque costituiscono le figure più "degne" della gloria poetica e appaiono come esempi attivi di emulazione per il giovane poeta. L'articolo percorre l'evoluzione di queste figure nell’immaginario boccacciano concentrandosi soprattutto nel recupero di alcune allusioni presenti nei testi bucolici. Le allusioni concernono la scelta di specifici nomi per alcuni personaggi della "fictio" bucolica ("Mopso" per Petrarca e "Aminta" per Dante), la filigrana delle riprese intertestuali e, infine, la caratterizzazione dei poeti-pastori di volta in volta evocati con elementi peculiari (nella fattispecie, i "signa" floreali dell’incoronazione poetica, come l’alloro, il mirto e l’edera).

Il lauro di Mopso e l'edera di Aminta. Petrarca e Dante nel Boccaccio bucolico

Ferrante, Gennaro
2014

Abstract

Questo lavoro si focalizza sull'immagine dell'incoronazione poetica presente nelle prime esperienze poetiche latine del Boccaccio. Il tema sembra essere particolarmente caro al Certaldese, che lo sviluppa sia nella giovanile corrispondenza bucolica con Checco di Meletto Rossi del 1347-'48, che nell'epistola al Petrarca "Ytalie iam certus honos", la cui datazione è qui mantenuta agli anni 1351-’53, nonostante un recentissimo tentativo di datazione seriore. Ad alimentare la ricorrenza dell'immagine è senza dubbio la contingenza "storica" dell'incoronazione ufficiale del suo amico e maestro (1341), ma anche la questione del riconoscimento poetico affrontata nella corrispondenza bucolica di Dante con Giovanni del Virgilio (1320-’21), già nota da tempo al Boccaccio. Petrarca e Dante dunque costituiscono le figure più "degne" della gloria poetica e appaiono come esempi attivi di emulazione per il giovane poeta. L'articolo percorre l'evoluzione di queste figure nell’immaginario boccacciano concentrandosi soprattutto nel recupero di alcune allusioni presenti nei testi bucolici. Le allusioni concernono la scelta di specifici nomi per alcuni personaggi della "fictio" bucolica ("Mopso" per Petrarca e "Aminta" per Dante), la filigrana delle riprese intertestuali e, infine, la caratterizzazione dei poeti-pastori di volta in volta evocati con elementi peculiari (nella fattispecie, i "signa" floreali dell’incoronazione poetica, come l’alloro, il mirto e l’edera).
978-88-8402-919-5
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/11588/729103
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