Studi recenti sostengono che il modello tradizionale di assistenza sanitaria pubblica, basato sul controllo dello Stato, non è stato in grado di garantire livelli sostenibili di efficienza, mostrando una debolezza della logica istituzionale professionale dominante. Nello stesso tempo, però, il modello di privatizzazione basato sul dinamismo e sull’alta qualità non è riuscito a fornire un’alternativa valida [Mintzberg, 2011; Porter e Teisberg, 2006]. Si è reso necessario quindi sperimentare dei tentativi per superare questi approcci e in Italia, in particolare, il bisogno di esplorare nuovi modelli organizzativi è nato per due cause principali: la crescita della domanda di assistenza sanitaria e il ruolo crescente delle dinamiche di mercato nei servizi sanitari, con conseguente aumento della spesa privata in sanità. A questi due motivi si è aggiunto il progressivo e radicale mutamento dei modelli di intervento pubblico per rispondere alla crisi del welfare e delle sue politiche [Cicellin e Galdiero, 2009]. In questo contesto di analisi, sono in atto dei processi che nascono per soddisfare il bisogno sociale di salute della collettività che non trova piena risoluzione né dalla sanità pubblica né da quella privata. I promotori di tali progetti sono spesso imprese sociali che colgono l’opportunità e contribuiscono a creare una nuova categoria di imprenditorialità virtuosa fondata sulla volontà di produrre innovazione e valore sociale [Mintzberg e Azevedo, 2012; Leadbeater, 2007]. In primis, l’effetto sociale del modello low cost è aver consentito anche ai bassi redditi l’accesso a tipologie di beni e servizi prima negati. Alla luce di queste considerazioni, gli autori si propongono di analizzare il concetto di innovazione sociale nel campo sanitario come un approccio alternativo ai modelli tradizionali perché esso può rappresentare la chiave per comprendere il nuovo fenomeno del low cost in sanità, che si basa sulla capacità di mettere in relazione gli aspetti economici (in termini di efficienza), sociali (in termini di relazione), culturali (connessi ai valori) e istituzionali (in termini di capitale sociale generato) [Rago, 2012; Donati e Colozzi, 2011]. La formula low cost si presenta come un percorso di nuova coesione sociale e di creazione di valore e a questo scopo si presentano alcune delle principali iniziative italiane, analizzandone le implicazioni organizzative e suscitando domande per il dibattito accademico.

Imprenditorialità diffusa e innovazione sociale in sanità. Le esperienze di low cost in Italia / Scuotto, Adriana; Consiglio, Stefano; Cicellin, Mariavittoria; CARIDE BALADO, Alexandra; Ricchezza, Daniela. - (2016).

Imprenditorialità diffusa e innovazione sociale in sanità. Le esperienze di low cost in Italia

Scuotto Adriana;Consiglio Stefano;Cicellin Mariavittoria;Caride Balado Alexandra;Ricchezza Daniela
2016

Abstract

Studi recenti sostengono che il modello tradizionale di assistenza sanitaria pubblica, basato sul controllo dello Stato, non è stato in grado di garantire livelli sostenibili di efficienza, mostrando una debolezza della logica istituzionale professionale dominante. Nello stesso tempo, però, il modello di privatizzazione basato sul dinamismo e sull’alta qualità non è riuscito a fornire un’alternativa valida [Mintzberg, 2011; Porter e Teisberg, 2006]. Si è reso necessario quindi sperimentare dei tentativi per superare questi approcci e in Italia, in particolare, il bisogno di esplorare nuovi modelli organizzativi è nato per due cause principali: la crescita della domanda di assistenza sanitaria e il ruolo crescente delle dinamiche di mercato nei servizi sanitari, con conseguente aumento della spesa privata in sanità. A questi due motivi si è aggiunto il progressivo e radicale mutamento dei modelli di intervento pubblico per rispondere alla crisi del welfare e delle sue politiche [Cicellin e Galdiero, 2009]. In questo contesto di analisi, sono in atto dei processi che nascono per soddisfare il bisogno sociale di salute della collettività che non trova piena risoluzione né dalla sanità pubblica né da quella privata. I promotori di tali progetti sono spesso imprese sociali che colgono l’opportunità e contribuiscono a creare una nuova categoria di imprenditorialità virtuosa fondata sulla volontà di produrre innovazione e valore sociale [Mintzberg e Azevedo, 2012; Leadbeater, 2007]. In primis, l’effetto sociale del modello low cost è aver consentito anche ai bassi redditi l’accesso a tipologie di beni e servizi prima negati. Alla luce di queste considerazioni, gli autori si propongono di analizzare il concetto di innovazione sociale nel campo sanitario come un approccio alternativo ai modelli tradizionali perché esso può rappresentare la chiave per comprendere il nuovo fenomeno del low cost in sanità, che si basa sulla capacità di mettere in relazione gli aspetti economici (in termini di efficienza), sociali (in termini di relazione), culturali (connessi ai valori) e istituzionali (in termini di capitale sociale generato) [Rago, 2012; Donati e Colozzi, 2011]. La formula low cost si presenta come un percorso di nuova coesione sociale e di creazione di valore e a questo scopo si presentano alcune delle principali iniziative italiane, analizzandone le implicazioni organizzative e suscitando domande per il dibattito accademico.
2016
Imprenditorialità diffusa e innovazione sociale in sanità. Le esperienze di low cost in Italia / Scuotto, Adriana; Consiglio, Stefano; Cicellin, Mariavittoria; CARIDE BALADO, Alexandra; Ricchezza, Daniela. - (2016).
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11588/695805
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