Un progetto di architettura è sempre una scelta, una crisis, che opera sulla realtà, sulla città, sull’individualità dei luoghi che trasforma sul retaggio delle forme, dei tipi che, ogni volta, realizzano i temi, le ragioni che la collettività ci propone. Un rapporto tra forme, luoghi e temi che ogni volta si rinnova selezionando ordini possibili, risposte e soluzioni, modi della costruzione e caratteri adeguati e che di quella realtà vuol criticamente assumerne i dati, i bisogni ma anche le contraddizioni. In tal senso la proposta per Ariano Irpino prova a risondare il senso del tema, cosa possa essere oggi un polo scolastico di alta formazione alberghiero e agro alimentare e soprattutto in che modo possibili strutture formali legati all’uso e alle attività da insediare realizzino meglio la ragion di quest’edificio collettivo. A partire da questa perlustrazione tematica e di possibili assetti tipologici, convenzionati o da innovare, il progetto trova la sua autentica ispirazione dalla relazione che il nuovo manufatto può instaurare con il complesso dei caratteri del luogo specifico in cui si insedia e della posizione che assume nella morfologia di Ariano Irpino. Il rapporto con la forma del lotto, la sua condizione acclive, la doppia relazione che può assumere in rapporto alla via delle Puglie (via D’Afflitto) e la valle da un lato e con la piazza superiore con la presenza del centro pastorale e di Palazzo Bevere-Gambacorta diventano i punti fissi da cui il progetto muove nella determinazione della sua forma della sua sintassi della definizione delle sue parti e quindi dei suoi caratteri. Se la geometria trapezia del lotto definisce due possibili giaciture, la condizione acclive determina una specificità che se ignorata nell’ Hotel Giorgione veniva sostanzialmente occultata e non affrontata nel nostro caso diviene matrice e ragione del sistema collocativo dei corpi in grado di realizzare un dispositivo architettonico capace di mostrare questa condizione del sostrato tellurico esaltandone le forme, le variazioni, le giaciture. Questo ha comportato un modo della composizione di tipo paratattico in cui i vari corpi, le differenti parti, pur ritrovando caratteri comuni assumessero una loro specifica identità formale, dimensionale e tipologica. Infatti se il corpo delle aule, a mo’ di torre-bastione, si dispone normalmente alle isoipse misurandone la variazione e troneggiando sugli altri, il crepidoma dello spalto si rende anch’esso autonomo assecondando la direzione della strada nell’accogliere l’incisone prodotta da un sistema di rampe cha partire dalla quota di circa 8,60 raggiunge la quota 0,00 corrispondente al Piazzale San Francesco registrando tale rotazione con la presenza dell’aula civica rivolta alla grande terrazza assunta come luogo d’affaccio verso la valle. A tal relazione binaria tra la lama delle aule e il crepidoma fanno da contrappunto ulteriori elementi di connnessione o di accostamento. Il portico su due livelli, realizzando un dietro con il corpo delle aule, definisce verso il pazziale una piazza a galleria e verso lo spalto un filtro che consente la connessione, anche indipendentemente con le attività scolastiche, tra il centro e il sistema territoriale nell’annunciare l’apertura del piano stereotomico abitato dall’aula e solcato da un patio allungato. Il corpo trapezio (cinque livelli di cui uno semi interrato e l’altro completamente interrato) accostato alla lama delle aula, destinato alla sala professori, segreteria, alle aule speciali elaboratori, invece se assume verso la piazza la medesima massività delle aule con rapporti e altezze differenti, verso sud si affaccia sul giardino ancora presente potendo aumentare la sua altezza rispetto alla quota del piazzale e accogliendo a questo livello (-3,60) il percorso gradonato che separa la cortina su vi delle Puglie e che culmina nell’atrio che nell’assumere, con una doppia altezza, verso il piazzale l’allineamento del portico si amplia verso sud approfondendosi nel suolo sì da consentire un ulteriore accesso alla quota seminterrata che connette tutti i corpi disposti in sequenza. Un sistema a pettine quindi ma specializza in ogni parte il ruolo di ogni elemento e si relaziona per contrasto con la continuità massiva del crepidoma chiamato ad assorbire ulteriori direzioni, rotazioni, disassamenti per aprirsi al paesaggio per radunare e convocare spazi di natura distanti. Un sistema additivo da un lato e uno stereotomico dall’altro che potevano assumere sintassi diverse, simili o diversissime per esaltare la specificità dei corpi. Si è scelto, dopo numerosi sperimentazioni una sintassi analoga ma con alcune sottili variazioni. Per le aule, per i laboratori e per il portico e l’atrio un sistema murario forato con regolarità sugli affacci e opaco nelle testate (quelle verso nord dei laboratori e dell’Aulario e quello verso est del portico). Un sistema del tutto massivo e opaco per il crepidoma e l’aula civica che, però, sia all’interno con un sistema tetrastilo che all’esterno con un ordine tettonico soprapposto, chiamato a rappresentarne il valore collettivo, combina la sintassi per elementi con quella per masse volumi. A tali sintassi muraria ha corrisposto naturalmente la scelta dei materiali che caratterizzano i vari ordini messi in campo ma sempre distinti: la breccia irpina o … per le parti murarie e in cemento attintato in bianco per i sistemi trilitici. Sul piano della sostenibilità ambientale dell’intervento e del risparmio/autosufficienza energetico, successivamente descritto nel dettaglio, il progetto anzitutto nella collocatio e dispositio dei corpi, nella loro costruzione, articolazione e orientazione provano a dare una soluzione “passiva”, prima che attiva con dispositivi per l’accumulazione e l’approvvigionamento da fonti rinnovabili e la loro trasformazione termica. L’Aulario si dispone N-S con affaccio ad est per favorire l’illuminazione diurna e diffusa degli spazi per lo studio, i laboratori si affacciano a sud, ed entrambi i corpi a nord collocano i servizi, i sistemi di risalita, locali tecnici. L’aula civica completamente cieca all’esterno viene illuminata da un impluvio cassettonato sorretto da travi anulare su quattro colonne. Allo steso modo il crepidoma, dove nel fronte contro-terra sono collati gli impianti di trasformazione dell’energia (solare e geotermica), fa affacciare i grandi ambienti per le cucine e le sale di preparazione su di un patio profondo due livelli per offrire il necessario riscontro di luce ed aria. Infine nella conformazione complessiva l’articolato ma conciso organismo architettonico rimontato sull’immagine storico si propone come un nuovo castello in grado di misurare e riassumere come il precedente convento di San Francesco l’intero sistema urbano osservabile da un punto di vista più vasto, come vasto e profonde appare il territorio i cui si colloca.

Concorso internazionale di progettazione, in due fasi, per la realizzazione del "Polo Scolastico di Eccellenza Alberghiero ed Agroalimentare situato in Via R. D'Afflitto - Piazza San Francesco del Comune di Ariano Irpino

VISCONTI, FEDERICA;CAPOZZI, RENATO;SANSO', Claudia;FORMISANO, ANTONIO;MINICHIELLO, FRANCESCO;
2017

Abstract

Un progetto di architettura è sempre una scelta, una crisis, che opera sulla realtà, sulla città, sull’individualità dei luoghi che trasforma sul retaggio delle forme, dei tipi che, ogni volta, realizzano i temi, le ragioni che la collettività ci propone. Un rapporto tra forme, luoghi e temi che ogni volta si rinnova selezionando ordini possibili, risposte e soluzioni, modi della costruzione e caratteri adeguati e che di quella realtà vuol criticamente assumerne i dati, i bisogni ma anche le contraddizioni. In tal senso la proposta per Ariano Irpino prova a risondare il senso del tema, cosa possa essere oggi un polo scolastico di alta formazione alberghiero e agro alimentare e soprattutto in che modo possibili strutture formali legati all’uso e alle attività da insediare realizzino meglio la ragion di quest’edificio collettivo. A partire da questa perlustrazione tematica e di possibili assetti tipologici, convenzionati o da innovare, il progetto trova la sua autentica ispirazione dalla relazione che il nuovo manufatto può instaurare con il complesso dei caratteri del luogo specifico in cui si insedia e della posizione che assume nella morfologia di Ariano Irpino. Il rapporto con la forma del lotto, la sua condizione acclive, la doppia relazione che può assumere in rapporto alla via delle Puglie (via D’Afflitto) e la valle da un lato e con la piazza superiore con la presenza del centro pastorale e di Palazzo Bevere-Gambacorta diventano i punti fissi da cui il progetto muove nella determinazione della sua forma della sua sintassi della definizione delle sue parti e quindi dei suoi caratteri. Se la geometria trapezia del lotto definisce due possibili giaciture, la condizione acclive determina una specificità che se ignorata nell’ Hotel Giorgione veniva sostanzialmente occultata e non affrontata nel nostro caso diviene matrice e ragione del sistema collocativo dei corpi in grado di realizzare un dispositivo architettonico capace di mostrare questa condizione del sostrato tellurico esaltandone le forme, le variazioni, le giaciture. Questo ha comportato un modo della composizione di tipo paratattico in cui i vari corpi, le differenti parti, pur ritrovando caratteri comuni assumessero una loro specifica identità formale, dimensionale e tipologica. Infatti se il corpo delle aule, a mo’ di torre-bastione, si dispone normalmente alle isoipse misurandone la variazione e troneggiando sugli altri, il crepidoma dello spalto si rende anch’esso autonomo assecondando la direzione della strada nell’accogliere l’incisone prodotta da un sistema di rampe cha partire dalla quota di circa 8,60 raggiunge la quota 0,00 corrispondente al Piazzale San Francesco registrando tale rotazione con la presenza dell’aula civica rivolta alla grande terrazza assunta come luogo d’affaccio verso la valle. A tal relazione binaria tra la lama delle aule e il crepidoma fanno da contrappunto ulteriori elementi di connnessione o di accostamento. Il portico su due livelli, realizzando un dietro con il corpo delle aule, definisce verso il pazziale una piazza a galleria e verso lo spalto un filtro che consente la connessione, anche indipendentemente con le attività scolastiche, tra il centro e il sistema territoriale nell’annunciare l’apertura del piano stereotomico abitato dall’aula e solcato da un patio allungato. Il corpo trapezio (cinque livelli di cui uno semi interrato e l’altro completamente interrato) accostato alla lama delle aula, destinato alla sala professori, segreteria, alle aule speciali elaboratori, invece se assume verso la piazza la medesima massività delle aule con rapporti e altezze differenti, verso sud si affaccia sul giardino ancora presente potendo aumentare la sua altezza rispetto alla quota del piazzale e accogliendo a questo livello (-3,60) il percorso gradonato che separa la cortina su vi delle Puglie e che culmina nell’atrio che nell’assumere, con una doppia altezza, verso il piazzale l’allineamento del portico si amplia verso sud approfondendosi nel suolo sì da consentire un ulteriore accesso alla quota seminterrata che connette tutti i corpi disposti in sequenza. Un sistema a pettine quindi ma specializza in ogni parte il ruolo di ogni elemento e si relaziona per contrasto con la continuità massiva del crepidoma chiamato ad assorbire ulteriori direzioni, rotazioni, disassamenti per aprirsi al paesaggio per radunare e convocare spazi di natura distanti. Un sistema additivo da un lato e uno stereotomico dall’altro che potevano assumere sintassi diverse, simili o diversissime per esaltare la specificità dei corpi. Si è scelto, dopo numerosi sperimentazioni una sintassi analoga ma con alcune sottili variazioni. Per le aule, per i laboratori e per il portico e l’atrio un sistema murario forato con regolarità sugli affacci e opaco nelle testate (quelle verso nord dei laboratori e dell’Aulario e quello verso est del portico). Un sistema del tutto massivo e opaco per il crepidoma e l’aula civica che, però, sia all’interno con un sistema tetrastilo che all’esterno con un ordine tettonico soprapposto, chiamato a rappresentarne il valore collettivo, combina la sintassi per elementi con quella per masse volumi. A tali sintassi muraria ha corrisposto naturalmente la scelta dei materiali che caratterizzano i vari ordini messi in campo ma sempre distinti: la breccia irpina o … per le parti murarie e in cemento attintato in bianco per i sistemi trilitici. Sul piano della sostenibilità ambientale dell’intervento e del risparmio/autosufficienza energetico, successivamente descritto nel dettaglio, il progetto anzitutto nella collocatio e dispositio dei corpi, nella loro costruzione, articolazione e orientazione provano a dare una soluzione “passiva”, prima che attiva con dispositivi per l’accumulazione e l’approvvigionamento da fonti rinnovabili e la loro trasformazione termica. L’Aulario si dispone N-S con affaccio ad est per favorire l’illuminazione diurna e diffusa degli spazi per lo studio, i laboratori si affacciano a sud, ed entrambi i corpi a nord collocano i servizi, i sistemi di risalita, locali tecnici. L’aula civica completamente cieca all’esterno viene illuminata da un impluvio cassettonato sorretto da travi anulare su quattro colonne. Allo steso modo il crepidoma, dove nel fronte contro-terra sono collati gli impianti di trasformazione dell’energia (solare e geotermica), fa affacciare i grandi ambienti per le cucine e le sale di preparazione su di un patio profondo due livelli per offrire il necessario riscontro di luce ed aria. Infine nella conformazione complessiva l’articolato ma conciso organismo architettonico rimontato sull’immagine storico si propone come un nuovo castello in grado di misurare e riassumere come il precedente convento di San Francesco l’intero sistema urbano osservabile da un punto di vista più vasto, come vasto e profonde appare il territorio i cui si colloca.
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