Per la prima volta viene proposta la traduzione italiana della Filosofia Pratica Universale, redatta secondo il metodo Matematico, Habilitationsschrift del giovane Christian Wolff, che, proprio grazie a questo lavoro, inizierà una straordinaria carriera universitaria, assurgendo a Praeceptor Germaniae. Tale opera non rappresenta soltanto uno dei centrali nuclei concettuali, che verranno sviluppati nel corso dell’attività speculativa del giusnaturalista, ma costituisce altresì il fulcro teorico, cui cospira l’intero corpus filosofico wolffiano. L’idea di Filosofia pratica universale, vale a dire di scienza affettiva pratica dell’ordinare ogni azione libera dell’uomo al fine ottimo per mezzo delle regole più universali, funge, infatti, da chiave di volta, su cui si regge, strutturandosi, il sistema filosofico ideato dal filosofo slesiano. Ed il carattere metaetico di questa scienza, quale analisi dei princìpi primi che danno fondamento alla Weisheitslehre wolffiana, si palesa appieno nel parallelo particolarmente illuminante, con il quale l’autore assimila la filosofia pratica universale alla Mathesis Universalis ed al ruolo che questa svolge nello studium Matheseos. Pochi anni prima della morte, nella prefazione al primo volume della Philosophia moralis Wolff, ormai anziano, evidenziando il valore fondante della filosofia pratica universale all’interno del proprio edificio teorico, la definirà il ‘mezzo ottimo’ per dare ordine al dominio della prassi e portare, così, a termine il lavoro avviato, ma non compiuto, da Descartes.

Filosofia pratica universale, redatta secondo il metodo matematico

DIONI, Gianluca
2017

Abstract

Per la prima volta viene proposta la traduzione italiana della Filosofia Pratica Universale, redatta secondo il metodo Matematico, Habilitationsschrift del giovane Christian Wolff, che, proprio grazie a questo lavoro, inizierà una straordinaria carriera universitaria, assurgendo a Praeceptor Germaniae. Tale opera non rappresenta soltanto uno dei centrali nuclei concettuali, che verranno sviluppati nel corso dell’attività speculativa del giusnaturalista, ma costituisce altresì il fulcro teorico, cui cospira l’intero corpus filosofico wolffiano. L’idea di Filosofia pratica universale, vale a dire di scienza affettiva pratica dell’ordinare ogni azione libera dell’uomo al fine ottimo per mezzo delle regole più universali, funge, infatti, da chiave di volta, su cui si regge, strutturandosi, il sistema filosofico ideato dal filosofo slesiano. Ed il carattere metaetico di questa scienza, quale analisi dei princìpi primi che danno fondamento alla Weisheitslehre wolffiana, si palesa appieno nel parallelo particolarmente illuminante, con il quale l’autore assimila la filosofia pratica universale alla Mathesis Universalis ed al ruolo che questa svolge nello studium Matheseos. Pochi anni prima della morte, nella prefazione al primo volume della Philosophia moralis Wolff, ormai anziano, evidenziando il valore fondante della filosofia pratica universale all’interno del proprio edificio teorico, la definirà il ‘mezzo ottimo’ per dare ordine al dominio della prassi e portare, così, a termine il lavoro avviato, ma non compiuto, da Descartes.
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