Introduzione. È stato dimostrato da vari gruppi di ricerca che l’eritropoietina (Epo) può avere un effetto protettivo in alcuni modelli sperimentali di ischemia-riperfusione (anche renale); in alcuni casi tale effetto è stato correlato all’attivazione di alcune vie del segnale (“pathways”) intracellulari note per avere un ruolo cruciale nella sopravvivenza cellulare. Scopo. Abbiamo pensato di valutare se tali effetti citoprotettivi dell’Epo fossero (o meno) confermati a diverse concentrazioni, utilizzando una nota linea di cellule renali tubulari prossimali umane (HK-2) sottoposte a stress ossidativo mediante incubazione con H2O2 (2mM), noto per essere uno dei radicali liberi dell’ossigeno che si vengono a formare dopo il danno da ischemia-riperfusione. Materiali e metodi. Le cellule HK-2 sono state incubate con H2O2 per diversi tempi di incubazione (fino ad un massimo di 2 ore) con (o senza) alfa-Epo (a due diverse concentrazioni: 100 U/ml e 400 U/ml). La loro sopravvivenza è stata analizzata mediante la valutazione del grado di riduzione chimica (nelle cellule sopravvissute) del sale tetrazolico “MTT”. Abbiamo anche analizzato, mediante Western Blotting, gli eventuali cambiamenti dello stato di fosforilazione (quindi di attivazione/inattivazione) di varie chinasi cruciali per la sopravvivenza cellulare: Akt/PKB, GSK-3β, mTOR ed ERK1/2. Risultati. Le cellule HK-2 incubate con il solo H2O2 hanno mostrato una significativa riduzione della loro sopravvivenza che non cambiava in modo significativo con l’aggiunta di Epo ad una concentrazione di 100 U/ml. La sopravvivenza cellulare era invece significativamente (e sorprendentemente) ridotta quando la concentrazione di Epo utilizzata era pari a 400 U/ml. Lo stato di fosforilazione delle chinasi sopra citate nelle cellule trattate con H2O2 era solo lievemente alterato in presenza di Epo alla concentrazione di 100 U/ml, mentre era significativamente ridotto quando la concentrazione di Epo utilizzata era pari a 400 U/ml. La stato di fosforilazione del fattore di trascrizione della famiglia “Forkhead” FKHR-L1, un “target” di Akt/PKB, era significativamente ridotto nelle cellule incubate con H2O2 e con Epo alla concentrazione di 400 U/ml. Conclusioni. L’(alfa-)Epo ad elevate concentrazioni è in grado di incrementare l’entità del danno cellulare nelle cellule HK-2 sottoposte a stress ossidativo; ciò potrebbe essere, almeno in parte, dovuto ad una ridotta attivazione di importanti “pathways” intracellulari coinvolti nella sopravvivenza cellulare. Il nostro studio pertanto confermerebbe per la prima volta (almeno in vitro, in presenza di stress ossidativo) gli effetti citotossici di elevate dosi di Epo, come anche ipotizzato in alcuni recenti editoriali in cui si afferma che più che il “target” di emoglobina da raggiungere nei pazienti nefropatici (e nei pazienti oncologici a cui notoriamente devono essere spesso somministrate elevatissime dosi di Epo) è importante la dose di Epo con cui tale “target” viene ad essere raggiunto.

È L’ERITROPOIETINA SEMPRE CITOPROTETTIVA NEI CONFRONTI DELLO STRESS OSSIDATIVO? / Andreucci, M; Fuiano, G; Presta, P; Lucisano, G; Leone, F; Fuiano, L; Bisesti, V; Procino, A; Russo, Domenico; Memoli, Bruno; Faga, T; Michael, A.. - In: GIORNALE ITALIANO DI NEFROLOGIA. - ISSN 1724-5990. - (2008). ( 49° Congresso Nazionale della Società Italiana di Nefrologia RIMINI ).

È L’ERITROPOIETINA SEMPRE CITOPROTETTIVA NEI CONFRONTI DELLO STRESS OSSIDATIVO?

RUSSO, DOMENICO;MEMOLI, BRUNO;
2008

Abstract

Introduzione. È stato dimostrato da vari gruppi di ricerca che l’eritropoietina (Epo) può avere un effetto protettivo in alcuni modelli sperimentali di ischemia-riperfusione (anche renale); in alcuni casi tale effetto è stato correlato all’attivazione di alcune vie del segnale (“pathways”) intracellulari note per avere un ruolo cruciale nella sopravvivenza cellulare. Scopo. Abbiamo pensato di valutare se tali effetti citoprotettivi dell’Epo fossero (o meno) confermati a diverse concentrazioni, utilizzando una nota linea di cellule renali tubulari prossimali umane (HK-2) sottoposte a stress ossidativo mediante incubazione con H2O2 (2mM), noto per essere uno dei radicali liberi dell’ossigeno che si vengono a formare dopo il danno da ischemia-riperfusione. Materiali e metodi. Le cellule HK-2 sono state incubate con H2O2 per diversi tempi di incubazione (fino ad un massimo di 2 ore) con (o senza) alfa-Epo (a due diverse concentrazioni: 100 U/ml e 400 U/ml). La loro sopravvivenza è stata analizzata mediante la valutazione del grado di riduzione chimica (nelle cellule sopravvissute) del sale tetrazolico “MTT”. Abbiamo anche analizzato, mediante Western Blotting, gli eventuali cambiamenti dello stato di fosforilazione (quindi di attivazione/inattivazione) di varie chinasi cruciali per la sopravvivenza cellulare: Akt/PKB, GSK-3β, mTOR ed ERK1/2. Risultati. Le cellule HK-2 incubate con il solo H2O2 hanno mostrato una significativa riduzione della loro sopravvivenza che non cambiava in modo significativo con l’aggiunta di Epo ad una concentrazione di 100 U/ml. La sopravvivenza cellulare era invece significativamente (e sorprendentemente) ridotta quando la concentrazione di Epo utilizzata era pari a 400 U/ml. Lo stato di fosforilazione delle chinasi sopra citate nelle cellule trattate con H2O2 era solo lievemente alterato in presenza di Epo alla concentrazione di 100 U/ml, mentre era significativamente ridotto quando la concentrazione di Epo utilizzata era pari a 400 U/ml. La stato di fosforilazione del fattore di trascrizione della famiglia “Forkhead” FKHR-L1, un “target” di Akt/PKB, era significativamente ridotto nelle cellule incubate con H2O2 e con Epo alla concentrazione di 400 U/ml. Conclusioni. L’(alfa-)Epo ad elevate concentrazioni è in grado di incrementare l’entità del danno cellulare nelle cellule HK-2 sottoposte a stress ossidativo; ciò potrebbe essere, almeno in parte, dovuto ad una ridotta attivazione di importanti “pathways” intracellulari coinvolti nella sopravvivenza cellulare. Il nostro studio pertanto confermerebbe per la prima volta (almeno in vitro, in presenza di stress ossidativo) gli effetti citotossici di elevate dosi di Epo, come anche ipotizzato in alcuni recenti editoriali in cui si afferma che più che il “target” di emoglobina da raggiungere nei pazienti nefropatici (e nei pazienti oncologici a cui notoriamente devono essere spesso somministrate elevatissime dosi di Epo) è importante la dose di Epo con cui tale “target” viene ad essere raggiunto.
2008
È L’ERITROPOIETINA SEMPRE CITOPROTETTIVA NEI CONFRONTI DELLO STRESS OSSIDATIVO? / Andreucci, M; Fuiano, G; Presta, P; Lucisano, G; Leone, F; Fuiano, L; Bisesti, V; Procino, A; Russo, Domenico; Memoli, Bruno; Faga, T; Michael, A.. - In: GIORNALE ITALIANO DI NEFROLOGIA. - ISSN 1724-5990. - (2008). ( 49° Congresso Nazionale della Società Italiana di Nefrologia RIMINI ).
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