Gli studi sulle cause che portano un edificio alle condizioni di rudere sono molteplici, ma il dibattito al quale si assiste sul come conservare un oggetto del genere assume toni sicuramente più pacati in presenza di ruderi tradizionalmente intesi (complessi monumentali isolati) e in prevalenza in contesti non urbani. Un po’ meno serenamente viene affrontato il tema nel momento in cui queste rovine si manifestano in contesti urbani laddove i motivi di abbandono nel manifestarsi di un rudere in un centro abitato sono molto meno frequenti rispetto a eventi calamitosi. Su questi si può dispiegare una vasta gamma di ipotesi progettuali, al centro delle quali mantenere sempre la materia, portatrice di valori tanto materiali, appunto, quanto immateriali, questi ultimi essendo garantiti proprio dalla presenza di resti tangibili. Guerre e rivoluzioni al pari di terremoti, incendi o insufficienze strutturali possono segnare il tessuto urbano con ferite che prima di tutte le altre si vogliono sanare; l’opinione pubblica viene di volta in volta interpellata o strumentalizzata per forzare posizioni culturali che, a caldo, tendenzialmente mirano a far accettare quel dov’era, com’era, che viene indicato spesso come unica risposta possibile alle istanze di un’emergenza; in questo recitano giustamente un ruolo primario anche motivazioni che nulla hanno a che vedere con l’architettura. Le funzioni contemplative, di cui molti ruderi sono luogo di elezione, richiedono costi di gestione che raramente il pubblico o il privato si sentono di accollarsi. Il concetto di ‘bene’ culturale ha assunto progressivamente accezioni sempre più legate alle potenzialità di autofinanziamento che un oggetto garantisce prima e dopo l’intervento di restauro; non è chi non veda in questo possibili ‘forzature’ nelle ipotesi progettuali volte alla conservazione di un patrimonio architettonico costituito prevalentemente di episodi non monumentali.
Rovine e ruderi: Conservazione e progetto / DE MARTINO, Gianluigi. - (2017).
Rovine e ruderi: Conservazione e progetto
DE MARTINO, GIANLUIGI
2017
Abstract
Gli studi sulle cause che portano un edificio alle condizioni di rudere sono molteplici, ma il dibattito al quale si assiste sul come conservare un oggetto del genere assume toni sicuramente più pacati in presenza di ruderi tradizionalmente intesi (complessi monumentali isolati) e in prevalenza in contesti non urbani. Un po’ meno serenamente viene affrontato il tema nel momento in cui queste rovine si manifestano in contesti urbani laddove i motivi di abbandono nel manifestarsi di un rudere in un centro abitato sono molto meno frequenti rispetto a eventi calamitosi. Su questi si può dispiegare una vasta gamma di ipotesi progettuali, al centro delle quali mantenere sempre la materia, portatrice di valori tanto materiali, appunto, quanto immateriali, questi ultimi essendo garantiti proprio dalla presenza di resti tangibili. Guerre e rivoluzioni al pari di terremoti, incendi o insufficienze strutturali possono segnare il tessuto urbano con ferite che prima di tutte le altre si vogliono sanare; l’opinione pubblica viene di volta in volta interpellata o strumentalizzata per forzare posizioni culturali che, a caldo, tendenzialmente mirano a far accettare quel dov’era, com’era, che viene indicato spesso come unica risposta possibile alle istanze di un’emergenza; in questo recitano giustamente un ruolo primario anche motivazioni che nulla hanno a che vedere con l’architettura. Le funzioni contemplative, di cui molti ruderi sono luogo di elezione, richiedono costi di gestione che raramente il pubblico o il privato si sentono di accollarsi. Il concetto di ‘bene’ culturale ha assunto progressivamente accezioni sempre più legate alle potenzialità di autofinanziamento che un oggetto garantisce prima e dopo l’intervento di restauro; non è chi non veda in questo possibili ‘forzature’ nelle ipotesi progettuali volte alla conservazione di un patrimonio architettonico costituito prevalentemente di episodi non monumentali.| File | Dimensione | Formato | |
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