Il testo parte dalla caratteristica più distintiva e allo stesso tempo più ingombrante che attiene alla problematicità del rapporto tra l’“Io” e il “mondo delle cose”, e quindi a quella problematicità che attiene al modo in cui il linguaggio, “organo-ostacolo”, rappresenta quel rapporto. E con l’ausilio di vari pensatori (Nietzsche e Valéry, Montaigne, Shakespeare e Bataille), si interroga sul senso da attribuire all’“opacità dell’oggettuale”, assumendolo come inevitabile espressione ma anche come “proiezione difensiva” dell’“umano, troppo umano” quando si volge alla “comprensione” del mondo di là da sé. E per questa via propone che c’è un’esperienza (quella della nudità – esperita, nella sua complessità, soprattutto nell’ambito erotico), che, qualora sia ben compresa e vissuta, permette di stabilire con la cosiddetta “opacità dell’oggettuale” non solo un diverso rapporto ma anche un tutt’altro significato di essa, così che diventerebbe ciò che accompagna, costeggia, impregna alla radice il “soggettivo mondo proprio”
Un tocco di ri-guardo / Papparo, FELICE CIRO. - In: ATQUE. - ISSN 1120-9364. - 1:18, 2016(2016), pp. 157-180.
Un tocco di ri-guardo
PAPPARO, FELICE CIRO
2016
Abstract
Il testo parte dalla caratteristica più distintiva e allo stesso tempo più ingombrante che attiene alla problematicità del rapporto tra l’“Io” e il “mondo delle cose”, e quindi a quella problematicità che attiene al modo in cui il linguaggio, “organo-ostacolo”, rappresenta quel rapporto. E con l’ausilio di vari pensatori (Nietzsche e Valéry, Montaigne, Shakespeare e Bataille), si interroga sul senso da attribuire all’“opacità dell’oggettuale”, assumendolo come inevitabile espressione ma anche come “proiezione difensiva” dell’“umano, troppo umano” quando si volge alla “comprensione” del mondo di là da sé. E per questa via propone che c’è un’esperienza (quella della nudità – esperita, nella sua complessità, soprattutto nell’ambito erotico), che, qualora sia ben compresa e vissuta, permette di stabilire con la cosiddetta “opacità dell’oggettuale” non solo un diverso rapporto ma anche un tutt’altro significato di essa, così che diventerebbe ciò che accompagna, costeggia, impregna alla radice il “soggettivo mondo proprio”| File | Dimensione | Formato | |
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Descrizione: Contributo al volume della rivista "atque-materiali tra filosofia e psicoterapia", n° 18-2016 sul tema "L'opacità dell'oggettuale"
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