La l. 68/2015, con cui è stata profondamente riscritta la disciplina penale posta a tutela dell’ambiente, ha avuto – tra le altre cose – il merito di risolvere uno dei principali difetti congeniti della c.d. parte speciale del d.lgs. n. 231/2001, estendendo la responsabilità degli enti anche ai più gravi delitti ambientali introdotti contestualmente negli artt. 452 bis e ss. c.p. In passato, il legislatore si era limitato nel 2011 a prevedere nell’art. 25 undecies d.lgs. n. 231/2001 la responsabilità delle persone giuridiche unicamente per taluni eco-reati secondari di natura contravvenzionale, dimenticando i fatti di disastro ambientale e di inquinamento idrico e stimolando così nella giurisprudenza di merito la ricerca di soluzioni ermeneutiche creative poi censurate dalla Suprema Corte nella nota decisione del 2014 relativa alla vicenda ILVA. Tuttavia, nonostante i buoni propositi, la nuova formulazione dell’art. 25 undecies d.lgs. n. 231/2001 presenta delle lacune e delle imprecisioni di non poco momento che generano problemi applicativi estremamente complessi ed inducono ad auspicare un nuovo intervento correttivo del legislatore.

I nuovi reati ambientali e la responsabilità degli enti collettivi: una grande aspettativa parzialmente delusa

AMARELLI, GIUSEPPE
2016

Abstract

La l. 68/2015, con cui è stata profondamente riscritta la disciplina penale posta a tutela dell’ambiente, ha avuto – tra le altre cose – il merito di risolvere uno dei principali difetti congeniti della c.d. parte speciale del d.lgs. n. 231/2001, estendendo la responsabilità degli enti anche ai più gravi delitti ambientali introdotti contestualmente negli artt. 452 bis e ss. c.p. In passato, il legislatore si era limitato nel 2011 a prevedere nell’art. 25 undecies d.lgs. n. 231/2001 la responsabilità delle persone giuridiche unicamente per taluni eco-reati secondari di natura contravvenzionale, dimenticando i fatti di disastro ambientale e di inquinamento idrico e stimolando così nella giurisprudenza di merito la ricerca di soluzioni ermeneutiche creative poi censurate dalla Suprema Corte nella nota decisione del 2014 relativa alla vicenda ILVA. Tuttavia, nonostante i buoni propositi, la nuova formulazione dell’art. 25 undecies d.lgs. n. 231/2001 presenta delle lacune e delle imprecisioni di non poco momento che generano problemi applicativi estremamente complessi ed inducono ad auspicare un nuovo intervento correttivo del legislatore.
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