Il saggio discute criticamente il crescente ricorso alla quantificazione come una delle caratteristiche più evidenti della costruzione moderna del sapere valutativo, assunto nel discorso pubblico come strumento di governo in grado di assicurare la trasparenza, l’efficacia e l’efficienza dell’azione pubblica. L’attenzione è posta, in particolare, sulla riconfigurazione, a partire dagli anni Novanta, del rapporto tra conoscenza scientifica e processi decisionali, attraverso lo sviluppo di forme di sapere routinizzato, che tendono a identificare il rigore con la regolarità formale delle procedure empiriche e a fare della quantificazione il fondamento della neutralità. Nello specifico, il saggio discute il ritorno dello sperimentalismo e l’esplosione di sistemi di indicatori di performance. Si tratta di due strumenti valutativi apparentemente molto distanti tra loro per origini disciplinari, modi di concepire la valutazione, culture di riferimento e finanche reti di appartenenza dei valutatori professionisti, ma accomunati dall’essere etichettabili come rigorosi e perciò imparziali. Dei due strumenti si esaminano i fondamenti metodologici alla base della loro adozione, con l’obiettivo ultimo di contrastare il rischio di un loro uso acritico e scontato e di rendere evidenti gli assunti impliciti in essi iscritti, nonché discutere le loro condizioni d’uso, senza rinnegare le potenzialità informative offerte dagli stessi.

Sapere valutativo e politiche pubbliche: l’ingannevole rincorsa al rigore

GAMBARDELLA, DORA;LUMINO, ROSARIA
2015

Abstract

Il saggio discute criticamente il crescente ricorso alla quantificazione come una delle caratteristiche più evidenti della costruzione moderna del sapere valutativo, assunto nel discorso pubblico come strumento di governo in grado di assicurare la trasparenza, l’efficacia e l’efficienza dell’azione pubblica. L’attenzione è posta, in particolare, sulla riconfigurazione, a partire dagli anni Novanta, del rapporto tra conoscenza scientifica e processi decisionali, attraverso lo sviluppo di forme di sapere routinizzato, che tendono a identificare il rigore con la regolarità formale delle procedure empiriche e a fare della quantificazione il fondamento della neutralità. Nello specifico, il saggio discute il ritorno dello sperimentalismo e l’esplosione di sistemi di indicatori di performance. Si tratta di due strumenti valutativi apparentemente molto distanti tra loro per origini disciplinari, modi di concepire la valutazione, culture di riferimento e finanche reti di appartenenza dei valutatori professionisti, ma accomunati dall’essere etichettabili come rigorosi e perciò imparziali. Dei due strumenti si esaminano i fondamenti metodologici alla base della loro adozione, con l’obiettivo ultimo di contrastare il rischio di un loro uso acritico e scontato e di rendere evidenti gli assunti impliciti in essi iscritti, nonché discutere le loro condizioni d’uso, senza rinnegare le potenzialità informative offerte dagli stessi.
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