Archeologia e Architettura hanno una comune radice etimologica nel prefisso che rimanda all’ἀρχή ma una differenza profonda nell’essere la prima discorso su e la seconda costruzione di. La prima commenta e descrive il passato, la seconda ha come fine la trasformazione per il futuro. Le tracce archeologiche del passato pervengono a noi non attraverso una continuità temporale ma attraverso una soluzione di continuità; esse vengono alla luce, anche fisicamente, attraverso le “ferite” che sono rappresentate dagli scavi (si veda per questa idea: A. Ricci, Attorno alla nuda pietra, Donzelli, Roma 2006) che spesso determinano un’altra interruzione, stavolta morfologica, nella continuità delle nostre realtà territoriali. Di contro le città nelle quali viviamo sono il punto di accumulazione dello spessore storico in uno spazio fisico, entrambi, per certi versi, aggettivabili come continui. L’archeologia urbana, cui il numero di EDA è dedicato, costituisce poi una questione nella questione: cosa accade e come agire, anche progettualmente, quando l’archeologia emerge, come un frammento o un brandello, all’interno di un ambito urbano definito? Quali sono gli orizzonti di senso che essa può assumere? Quali i dispositivi progettuali per renderla fruibile reimmettendola in una dinamica urbana viva? Il numero di EDA vuole provare a dare risposta a questi interrogativi ed è aperto a sollevarne di nuovi, attraverso contributi che provengano da diversi punti di vista disciplinari, accogliendo riflessioni teoriche ed esperienze progettuali o di studio e ricerca.

Urban Archaeology EdA Esempi di Architettura

VISCONTI, FEDERICA
2015

Abstract

Archeologia e Architettura hanno una comune radice etimologica nel prefisso che rimanda all’ἀρχή ma una differenza profonda nell’essere la prima discorso su e la seconda costruzione di. La prima commenta e descrive il passato, la seconda ha come fine la trasformazione per il futuro. Le tracce archeologiche del passato pervengono a noi non attraverso una continuità temporale ma attraverso una soluzione di continuità; esse vengono alla luce, anche fisicamente, attraverso le “ferite” che sono rappresentate dagli scavi (si veda per questa idea: A. Ricci, Attorno alla nuda pietra, Donzelli, Roma 2006) che spesso determinano un’altra interruzione, stavolta morfologica, nella continuità delle nostre realtà territoriali. Di contro le città nelle quali viviamo sono il punto di accumulazione dello spessore storico in uno spazio fisico, entrambi, per certi versi, aggettivabili come continui. L’archeologia urbana, cui il numero di EDA è dedicato, costituisce poi una questione nella questione: cosa accade e come agire, anche progettualmente, quando l’archeologia emerge, come un frammento o un brandello, all’interno di un ambito urbano definito? Quali sono gli orizzonti di senso che essa può assumere? Quali i dispositivi progettuali per renderla fruibile reimmettendola in una dinamica urbana viva? Il numero di EDA vuole provare a dare risposta a questi interrogativi ed è aperto a sollevarne di nuovi, attraverso contributi che provengano da diversi punti di vista disciplinari, accogliendo riflessioni teoriche ed esperienze progettuali o di studio e ricerca.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11588/610396
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