Il paper illustra i risultati di una sperimentazione didattica condotta all’interno di un Laboratorio di Sintesi Finale in Progettazione Architettonica del Corso di Studi in Scienze dell’Architettura che, coinvolgendo molti docenti della Composizione Architettonica e Urbana, in forma di workshop, nell’anno accademico 2013-2014, ha lavorato sulla riqualificazione del ‘centro’ di Monteruscello. La sperimentazione condotta è particolarmente congruente con i temi posti dal Convegno in quanto Monteruscello costituisce una di quelle esperienze di nuova costruzione urbana – qui legata in particolare alla emergenza del bradisismo che si è verificata nei primi anni Ottanta del Novecento nell’area di Pozzuoli – i cui esisti sono stati spesso discussi e criticati con una scarsa attenzione alla necessità di separare le considerazioni di natura politica, sociologiche o legate alle pratiche amministrative da quelle più propriamente disciplinari, senza considerare come siano da imputare alle prime, e non alle seconde, le ragioni di un ‘presunto’ e forse ancora da discutere fallimento. A Monteruscello la differenza tra il progetto che aveva immaginato Agostino Renna e la realizzazione è in alcuni casi evidente, tuttavia la chiarezza dell’impianto e la qualità, soprattutto urbana, del sistema degli edifici pubblici è tale da collocare questo insediamento concettualmente distante tanto da quelle immagini di design ingrandito che per Vittorio Gregotti punteggiano in maniera insensibile al contesto i nostri centri storici, quanto dalla periferia deregolata e condannata alla precaria estetizzazione della constatazione della quale lo stesso autore ha parlato. Per questo motivo in questo luogo, il progetto può ancora agire facendosi interprete dei valori dell’esistente ma reinterpretando proprio il tema dell’abitare collettivo che è quello che qui ha dimostrato i maggiori limiti, dovuti soprattutto alle caratteristiche delle tecnologie prefabbricate impiegate nella realizzazione. I progetti del Laboratorio hanno avuto a oggetto diversi settori della parte alta di Monteruscello, il cosiddetto ‘centro storico’, assunti come possibili ‘unità elementari’, all’interno delle quali si è ipotizzata la demolizione e ricostruzione degli edifici come occasione per ‘rileggere’ il tema della residenza collettiva attraverso l’introduzione di nuove modalità e tipologie dell’abitare ma anche di funzioni e spazi per la socialità. D’altra parte lo stesso Agostino Renna Agostino Renna aveva teorizzato, anche a proposito di Napoli, che la città si costruisce per punti fermi che sono e debbono rimanere capaci di assolvere, nella struttura urbana, al ruolo di monumenti – a Monteruscello gli edifici pubblici – mentre le residenze non hanno questo carattere di stabilità e possono cambiare per adeguarsi ai tempi, tanto dal punto di vista tipologico che tecnologico, seguendo l’evolversi della cultura dell’abitare.

Ripensare l’abitare collettivo di Monteruscello

CAPOZZI, RENATO;MULTARI, GIOVANNI;PICONE, Adelina;VISCONTI, FEDERICA
2015

Abstract

Il paper illustra i risultati di una sperimentazione didattica condotta all’interno di un Laboratorio di Sintesi Finale in Progettazione Architettonica del Corso di Studi in Scienze dell’Architettura che, coinvolgendo molti docenti della Composizione Architettonica e Urbana, in forma di workshop, nell’anno accademico 2013-2014, ha lavorato sulla riqualificazione del ‘centro’ di Monteruscello. La sperimentazione condotta è particolarmente congruente con i temi posti dal Convegno in quanto Monteruscello costituisce una di quelle esperienze di nuova costruzione urbana – qui legata in particolare alla emergenza del bradisismo che si è verificata nei primi anni Ottanta del Novecento nell’area di Pozzuoli – i cui esisti sono stati spesso discussi e criticati con una scarsa attenzione alla necessità di separare le considerazioni di natura politica, sociologiche o legate alle pratiche amministrative da quelle più propriamente disciplinari, senza considerare come siano da imputare alle prime, e non alle seconde, le ragioni di un ‘presunto’ e forse ancora da discutere fallimento. A Monteruscello la differenza tra il progetto che aveva immaginato Agostino Renna e la realizzazione è in alcuni casi evidente, tuttavia la chiarezza dell’impianto e la qualità, soprattutto urbana, del sistema degli edifici pubblici è tale da collocare questo insediamento concettualmente distante tanto da quelle immagini di design ingrandito che per Vittorio Gregotti punteggiano in maniera insensibile al contesto i nostri centri storici, quanto dalla periferia deregolata e condannata alla precaria estetizzazione della constatazione della quale lo stesso autore ha parlato. Per questo motivo in questo luogo, il progetto può ancora agire facendosi interprete dei valori dell’esistente ma reinterpretando proprio il tema dell’abitare collettivo che è quello che qui ha dimostrato i maggiori limiti, dovuti soprattutto alle caratteristiche delle tecnologie prefabbricate impiegate nella realizzazione. I progetti del Laboratorio hanno avuto a oggetto diversi settori della parte alta di Monteruscello, il cosiddetto ‘centro storico’, assunti come possibili ‘unità elementari’, all’interno delle quali si è ipotizzata la demolizione e ricostruzione degli edifici come occasione per ‘rileggere’ il tema della residenza collettiva attraverso l’introduzione di nuove modalità e tipologie dell’abitare ma anche di funzioni e spazi per la socialità. D’altra parte lo stesso Agostino Renna Agostino Renna aveva teorizzato, anche a proposito di Napoli, che la città si costruisce per punti fermi che sono e debbono rimanere capaci di assolvere, nella struttura urbana, al ruolo di monumenti – a Monteruscello gli edifici pubblici – mentre le residenze non hanno questo carattere di stabilità e possono cambiare per adeguarsi ai tempi, tanto dal punto di vista tipologico che tecnologico, seguendo l’evolversi della cultura dell’abitare.
9788884975447
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