Il paesaggio mediterraneo campeggia, come scenario significativo, nell’opera di Luigi Pirandello, a cominciare dalla immaginaria rievocazione della propria nascita nella contrada girgentana del Caos – “una notte di giugno caddi come una lucciola sotto un gran pino solitario…” – presente in un suo frammento. Luogo di incantevole bellezza, tale paesaggio si impone nelle prove pittoriche che Pirandello ci ha lasciato, e in numerose sue poesie, quelle note, da Mal giocondo (1889) a Fuori di chiave (1912), e quelle meno note, pubblicate, insieme con le riproduzioni dei suoi dipinti, nel 1998 dalla pronipote Renata Marsili Antonetti. Per non parlare, poi, della narrativa (in particolare le Novelle per un anno) e del teatro (si pensi all’ultima scena de I giganti della montagna o all’atto unico ’U Ciclopu), in cui lo scenario mediterraneo sprigiona tutta la sua forza di imago archetipica con i suoi significati di morte e rinascita, di catarsi e rigenerazione. Le valenze proprie del simbolo operano segretamente anche nelle brevi notazioni dei taccuini e nella scrittura saggistica, mediante ricorrenti metafore allusive. Il paesaggio mediterraneo, insomma, coi suoi mille volti, assume nell’opera di Pirandello un ruolo che non è puramente descrittivo o decorativo, ma diviene esso stesso parte attiva, nucleo propulsivo della rappresentazione; precipuo compito del presente saggio è dimostrare le sue peculiarità, valorizzandone l’estrema originalità e la complessità tuttora vitale.

Pirandello e il Mediterraneo: i molteplici aspetti del paesaggio

DE CRESCENZO, ASSUNTA
2015

Abstract

Il paesaggio mediterraneo campeggia, come scenario significativo, nell’opera di Luigi Pirandello, a cominciare dalla immaginaria rievocazione della propria nascita nella contrada girgentana del Caos – “una notte di giugno caddi come una lucciola sotto un gran pino solitario…” – presente in un suo frammento. Luogo di incantevole bellezza, tale paesaggio si impone nelle prove pittoriche che Pirandello ci ha lasciato, e in numerose sue poesie, quelle note, da Mal giocondo (1889) a Fuori di chiave (1912), e quelle meno note, pubblicate, insieme con le riproduzioni dei suoi dipinti, nel 1998 dalla pronipote Renata Marsili Antonetti. Per non parlare, poi, della narrativa (in particolare le Novelle per un anno) e del teatro (si pensi all’ultima scena de I giganti della montagna o all’atto unico ’U Ciclopu), in cui lo scenario mediterraneo sprigiona tutta la sua forza di imago archetipica con i suoi significati di morte e rinascita, di catarsi e rigenerazione. Le valenze proprie del simbolo operano segretamente anche nelle brevi notazioni dei taccuini e nella scrittura saggistica, mediante ricorrenti metafore allusive. Il paesaggio mediterraneo, insomma, coi suoi mille volti, assume nell’opera di Pirandello un ruolo che non è puramente descrittivo o decorativo, ma diviene esso stesso parte attiva, nucleo propulsivo della rappresentazione; precipuo compito del presente saggio è dimostrare le sue peculiarità, valorizzandone l’estrema originalità e la complessità tuttora vitale.
978-1-59954-100-6
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