Le necessità commerciali legate al design impongono spesso tendenze momentanee, finalizzate alla sola istigazione al consumo in un parossismo delle offerte che non tiene in alcun conto l’utilità e la durata del prodotto acquistato. Dall’altro lato una ricognizione più approfondita dell’attuale panorama produttivo ci offre uno scenario, certamente minoritario, ma fortunatamente alternativo al precedente. Quello di oggetti che cercano di raggiungere l’obiettivo della vendita e dell’utile aziendale perseguendo una qualità stabile nel tempo. Si tratta di un mercato in cui si collocano prodotti che tendono a costituire una strategia, duratura e motivata, rispetto a bisogni primari legati all’abitare, quali il modo di sedersi, di stare a tavola, di illuminare. In questa categoria, che potremmo definire di slow design per distinguerla da quella di un fast design frutto di tendenze temporanee che interpretano gli oggetti come sistemi di gadget superficiali, possiamo racchiudere quelle esperienze che assieme ad una risoluzione funzionale riescono a generare una profonda reazione emotiva. Si tratta spesso di vere e proprie avventure intellettuali, attraverso le quali è possibile leggere momenti nodali della vicenda storica del design moderno in cui si incrociano forti personalità progettuali con una cultura aziendale che, attraverso un attento lavoro di ricerca, coltiva e talvolta recupera artefatti che rappresentano delle vere e proprie icone. Viene in mente il rapporto di Vitra con Charles & Ray Eames, George Nelson e poi Jean Prouvé, quello di Cassina con la serie dei Mobili dei Maestri e la stessa Artek con gli oggetti di Alvar Aalto. Vicende produttive alla cui base c’è una ricerca di fedeltà al progetto che può essere perseguita solo attraverso un lavoro di approfondimento costante, che rappresenta esso stesso un progetto culturale, perseguito con tenacia e competenza.

Attualità e continuità attraverso le lampade dei maestri / Timeliness and Continuity through the Lamps of the Master

MORONE, ALFONSO
2015

Abstract

Le necessità commerciali legate al design impongono spesso tendenze momentanee, finalizzate alla sola istigazione al consumo in un parossismo delle offerte che non tiene in alcun conto l’utilità e la durata del prodotto acquistato. Dall’altro lato una ricognizione più approfondita dell’attuale panorama produttivo ci offre uno scenario, certamente minoritario, ma fortunatamente alternativo al precedente. Quello di oggetti che cercano di raggiungere l’obiettivo della vendita e dell’utile aziendale perseguendo una qualità stabile nel tempo. Si tratta di un mercato in cui si collocano prodotti che tendono a costituire una strategia, duratura e motivata, rispetto a bisogni primari legati all’abitare, quali il modo di sedersi, di stare a tavola, di illuminare. In questa categoria, che potremmo definire di slow design per distinguerla da quella di un fast design frutto di tendenze temporanee che interpretano gli oggetti come sistemi di gadget superficiali, possiamo racchiudere quelle esperienze che assieme ad una risoluzione funzionale riescono a generare una profonda reazione emotiva. Si tratta spesso di vere e proprie avventure intellettuali, attraverso le quali è possibile leggere momenti nodali della vicenda storica del design moderno in cui si incrociano forti personalità progettuali con una cultura aziendale che, attraverso un attento lavoro di ricerca, coltiva e talvolta recupera artefatti che rappresentano delle vere e proprie icone. Viene in mente il rapporto di Vitra con Charles & Ray Eames, George Nelson e poi Jean Prouvé, quello di Cassina con la serie dei Mobili dei Maestri e la stessa Artek con gli oggetti di Alvar Aalto. Vicende produttive alla cui base c’è una ricerca di fedeltà al progetto che può essere perseguita solo attraverso un lavoro di approfondimento costante, che rappresenta esso stesso un progetto culturale, perseguito con tenacia e competenza.
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