Il contributo partendo dall disegno di legge costituzionale analizza le possibili ripercussioni nei rapporti tra Regioni e delle autonomie locali e dei rapporti tra di esse e con lo Stato (ripensamento complessivo del tipo di Stato) Dalla lettura delle Linee di indirizzo del progetto di riforma si evince come il progetto di revisione costituzionale si proponga, tra l’altro, di semplificare e impostare in modo nuovo i rapporti tra i diversi livelli di governo. L’idea di fondo sarebbe quella di definire un sistema incentrato su un nuovo modello di interlocuzione e di più intensa collaborazione inter-istituzionale e, in alcuni ambiti, di codecisione tra gli enti che compongono la Repubblica, volto a favorire il protagonismo dei territori nella composizione dell’interesse generale e la compiuta espressione del loro ruolo nel sistema istituzionale. Tuttavia, da un’attenta lettura del testo, come vedremo nel corso della riflessione, il progetto riformatore appare ben lungi dal raggiungimento di tali obiettivi. Anzi, l’intreccio funzionale e strutturale di una pluralità di enti con competenze tuttora non definite; il ritorno a forme di centralismo realizzato tramite il transito dalla competenza regionale concorrente (soppressa) alla legislazione statale esclusiva della maggioranza di materie prima condivise e l’introduzione, ex novo, della cosiddetta clausola di supremazia (che già nel nome sembra dire tutto di sé); la riduzione dell’ambito operativo delle intese tra regioni di cui all’art. 117 penultimo comma, conducono al risultato opposto.

Le macroregioni per funzioni nell'intreccio multilivello del nuovo tipo di Stato

LUCARELLI, ALBERTO
2015

Abstract

Il contributo partendo dall disegno di legge costituzionale analizza le possibili ripercussioni nei rapporti tra Regioni e delle autonomie locali e dei rapporti tra di esse e con lo Stato (ripensamento complessivo del tipo di Stato) Dalla lettura delle Linee di indirizzo del progetto di riforma si evince come il progetto di revisione costituzionale si proponga, tra l’altro, di semplificare e impostare in modo nuovo i rapporti tra i diversi livelli di governo. L’idea di fondo sarebbe quella di definire un sistema incentrato su un nuovo modello di interlocuzione e di più intensa collaborazione inter-istituzionale e, in alcuni ambiti, di codecisione tra gli enti che compongono la Repubblica, volto a favorire il protagonismo dei territori nella composizione dell’interesse generale e la compiuta espressione del loro ruolo nel sistema istituzionale. Tuttavia, da un’attenta lettura del testo, come vedremo nel corso della riflessione, il progetto riformatore appare ben lungi dal raggiungimento di tali obiettivi. Anzi, l’intreccio funzionale e strutturale di una pluralità di enti con competenze tuttora non definite; il ritorno a forme di centralismo realizzato tramite il transito dalla competenza regionale concorrente (soppressa) alla legislazione statale esclusiva della maggioranza di materie prima condivise e l’introduzione, ex novo, della cosiddetta clausola di supremazia (che già nel nome sembra dire tutto di sé); la riduzione dell’ambito operativo delle intese tra regioni di cui all’art. 117 penultimo comma, conducono al risultato opposto.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/11588/606211
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