Cogliendo l'opportunità di inedite testimonianze documentarie, nel testo si fa luce sulle fasi e sugli aspetti architettonici concernenti la formazione di uno dei larghi più importanti nella storia urbana napoletana e sul ruolo di alcune architetture significative tra il XVII e il XVIII secolo. Nello studio si analizza il repertorio dell'iconografia storica urbana e della cartografia pre-catastale presente presso gli archivi napoletani, da cui è possibile trarre le coordinate dell'evoluzione del tessuto ai margini della cinta muraria della città in epoca vicereale, nonché della formazione del largo Mercatello: l'invaso nasce e si sviluppa quale spazio pomerale destinato, per i primi secoli dell'età moderna, a restare privo di un disegno unitario. Nell'articolo si descrive poi, in particolare, la vicenda di palazzo Ruffo di Bagnara in relazione alle logiche fondiarie della città borghese, analizzando i caratteri tipologici e, attraverso le fonti dell'Archivio di Stato di Napoli, le fasi delle trasformazioni della fabbrica legate alle iniziative della famiglia proprietaria, che non sempre si distinse positivamente nella storia civile e politica della capitale e del suo territorio. L'architettura, impostata nella seconda metà del XVII secolo da Francesco Antonio Picchiatti, vide una significativa trasformazione interna nel corso dell'Ottocento, con nuovi ambienti di gusto neoclassico che in parte sostituirono quelli improntati al linguaggio rococò. All'interno delle dinamiche relative al largo in età borbonica, l'autore approfondisce le scelte che caratterizzarono la nascita del Foro Carolino alla metà del Settecento e, segnatamente, i compromessi tra l'interesse pubblico e quello privato che condizionarono l'esperienza vanvitelliana nel contesto della nuova idea di città illuminista. In particolare, nel testo si attinge alle fonti del Tribunale della Fortificazione conservate presso l'Archivio Storico Municipale di Napoli - inedite o non ancora approfondite prima d'ora - per descrivere le ragioni della maturazione dell'idea vanvitelliana, basata sul modello di una place royale da dedicarsi a Carlo di Borbone. Il 'Foro Carolino' fu quindi concepito quale aulico completamento del disegno della piazza, caratterizzata sino ad allora, sul fronte orientale, da una situazione di disordine e difformità dovuta alla presenza dell'antico muro di città: la nuova esedra, nella cui nicchia centrale si sarebbe inquadrata la statua equestre del sovrano, poi non più realizzata, era destinata a dialogare con la prospiciente quinta edilizia, che già ospitava importanti opere di architettura religiosa e civile del Sei e Settecento, tra cui il citato palazzo dei Ruffo di Bagnara.

Architetture e dinamiche fondiarie a Napoli tra Sei e Settecento: i casi di palazzo Ruffo di Bagnara e del Foro Carolino nella formazione del largo dello Spirito Santo

BUCCARO, ALFREDO
2014

Abstract

Cogliendo l'opportunità di inedite testimonianze documentarie, nel testo si fa luce sulle fasi e sugli aspetti architettonici concernenti la formazione di uno dei larghi più importanti nella storia urbana napoletana e sul ruolo di alcune architetture significative tra il XVII e il XVIII secolo. Nello studio si analizza il repertorio dell'iconografia storica urbana e della cartografia pre-catastale presente presso gli archivi napoletani, da cui è possibile trarre le coordinate dell'evoluzione del tessuto ai margini della cinta muraria della città in epoca vicereale, nonché della formazione del largo Mercatello: l'invaso nasce e si sviluppa quale spazio pomerale destinato, per i primi secoli dell'età moderna, a restare privo di un disegno unitario. Nell'articolo si descrive poi, in particolare, la vicenda di palazzo Ruffo di Bagnara in relazione alle logiche fondiarie della città borghese, analizzando i caratteri tipologici e, attraverso le fonti dell'Archivio di Stato di Napoli, le fasi delle trasformazioni della fabbrica legate alle iniziative della famiglia proprietaria, che non sempre si distinse positivamente nella storia civile e politica della capitale e del suo territorio. L'architettura, impostata nella seconda metà del XVII secolo da Francesco Antonio Picchiatti, vide una significativa trasformazione interna nel corso dell'Ottocento, con nuovi ambienti di gusto neoclassico che in parte sostituirono quelli improntati al linguaggio rococò. All'interno delle dinamiche relative al largo in età borbonica, l'autore approfondisce le scelte che caratterizzarono la nascita del Foro Carolino alla metà del Settecento e, segnatamente, i compromessi tra l'interesse pubblico e quello privato che condizionarono l'esperienza vanvitelliana nel contesto della nuova idea di città illuminista. In particolare, nel testo si attinge alle fonti del Tribunale della Fortificazione conservate presso l'Archivio Storico Municipale di Napoli - inedite o non ancora approfondite prima d'ora - per descrivere le ragioni della maturazione dell'idea vanvitelliana, basata sul modello di una place royale da dedicarsi a Carlo di Borbone. Il 'Foro Carolino' fu quindi concepito quale aulico completamento del disegno della piazza, caratterizzata sino ad allora, sul fronte orientale, da una situazione di disordine e difformità dovuta alla presenza dell'antico muro di città: la nuova esedra, nella cui nicchia centrale si sarebbe inquadrata la statua equestre del sovrano, poi non più realizzata, era destinata a dialogare con la prospiciente quinta edilizia, che già ospitava importanti opere di architettura religiosa e civile del Sei e Settecento, tra cui il citato palazzo dei Ruffo di Bagnara.
File in questo prodotto:
Non ci sono file associati a questo prodotto.

I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.

Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/11588/599097
Citazioni
  • ???jsp.display-item.citation.pmc??? ND
  • Scopus ND
  • ???jsp.display-item.citation.isi??? ND
social impact