Nel contributo si sottolinea come il volume in oggetto colmi un vuoto da tempo denunciato nella storiografia dell'architettura dell'Ottocento: la necessità, cioè, di approfondire la vicenda relativa al dibattito sulle tipologie della 'sicurezza' e della 'igiene pubblica' che nasce quasi tre secoli fa in Francia e che vede, all'inizio del XIX secolo, la maturazione delle idee destinate a ispirare la progettazione dei principali complessi carcerari e ospedalieri negli Stati preunitari. L'opera, risultato di un lungo lavoro di ricerca sviluppato nell'ambito del progetto PRIN 2008 su "I complessi manicomiali in Italia tra Otto e Novecento. Atlante del patrimonio storico-architettonico ai fini della conoscenza e della valorizzazione", segna una tappa importante nello studio di un tipo di architettura pubblica cui sinora non era stato dato il giusto valore, per quella 'damnatio memoriae' che ha riguardato gli ospedali psichiatrici; ciò ha causato la loro rapida obsolescenza fisica o, nel migliore dei casi, un riuso incompatibile con le strutture, oltre all'oblio dell'identità culturale e del significato storico, tipologico e urbanistico di quelle che possono definirsi autentiche 'micro-città'.

I complessi manicomiali in Italia tra Otto e Novecento, a cura di C. Airoldi, M.A. Crippa, G. Doti, L. Guardamagna, C. Lenza, M.L. Neri, Milano, Electa, 2013.

BUCCARO, ALFREDO
2014

Abstract

Nel contributo si sottolinea come il volume in oggetto colmi un vuoto da tempo denunciato nella storiografia dell'architettura dell'Ottocento: la necessità, cioè, di approfondire la vicenda relativa al dibattito sulle tipologie della 'sicurezza' e della 'igiene pubblica' che nasce quasi tre secoli fa in Francia e che vede, all'inizio del XIX secolo, la maturazione delle idee destinate a ispirare la progettazione dei principali complessi carcerari e ospedalieri negli Stati preunitari. L'opera, risultato di un lungo lavoro di ricerca sviluppato nell'ambito del progetto PRIN 2008 su "I complessi manicomiali in Italia tra Otto e Novecento. Atlante del patrimonio storico-architettonico ai fini della conoscenza e della valorizzazione", segna una tappa importante nello studio di un tipo di architettura pubblica cui sinora non era stato dato il giusto valore, per quella 'damnatio memoriae' che ha riguardato gli ospedali psichiatrici; ciò ha causato la loro rapida obsolescenza fisica o, nel migliore dei casi, un riuso incompatibile con le strutture, oltre all'oblio dell'identità culturale e del significato storico, tipologico e urbanistico di quelle che possono definirsi autentiche 'micro-città'.
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