La crisi economica globale rappresenta oggi un dispositivo discorsivo straordinariamente efficace nel dettare l’agenda delle politiche degli stati e nel legittimare misure di austerity e riduzione dei welfare state. In molti contesti, tale dispositivo ha permesso di superare le resistenze verso la ristrutturazione in senso neoliberale, neo-managerialista e neo-conservatore di aree chiave dei settori pubblici (istruzione, welfare, sanità) e di ridurre al silenzio e bollare come ‘irresponsabili’ le voci dissonanti rispetto all’efficacia di tali ricette. Education, Capitalism and the Global Crisis (2012, Routledge), curato da Stephen J. Ball, Meg Maguire e Ivor F. Goodson, è un volume di grande interesse innanzitutto perché propone una lettura plurale e ‘critica’ della costruzione discorsiva dell’attuale crisi economica globale, delle scelte operate dagli stati nella sua ‘conduzione’, delle conseguenze che tali scelte hanno rispetto alla riarticolazione del welfare e dei sistemi educativi. A ciò il volume affianca una prima disamina degli spazi che la crisi apre per l’elaborazione di un pensiero alternativo che sfidi il dogma neoliberale. Gli autori affrontano questi temi con riferimento specifico al tema dell’educazione, senza nascondere serie preoccupazioni per gli scenari verso cui le ‘riforme’ ispirate dalla logica dei tagli, della privatizzazione e della commodificazione dell’educazione, della valorizzazione dell’eccellenza a scapito dell’equità stanno spingendo molti sistemi educativi. È il ruolo dello Stato in quanto responsabile e garante dell’istruzione ‘pubblica e per tutti’ che viene rimesso al centro del dibattito.

Ball, S.J., Maguire, M., Goodson, I.F., (eds) (2012), Education, Capitalism and the Global Crisis, London/New York, Routledge.

GRIMALDI, EMILIANO
2013

Abstract

La crisi economica globale rappresenta oggi un dispositivo discorsivo straordinariamente efficace nel dettare l’agenda delle politiche degli stati e nel legittimare misure di austerity e riduzione dei welfare state. In molti contesti, tale dispositivo ha permesso di superare le resistenze verso la ristrutturazione in senso neoliberale, neo-managerialista e neo-conservatore di aree chiave dei settori pubblici (istruzione, welfare, sanità) e di ridurre al silenzio e bollare come ‘irresponsabili’ le voci dissonanti rispetto all’efficacia di tali ricette. Education, Capitalism and the Global Crisis (2012, Routledge), curato da Stephen J. Ball, Meg Maguire e Ivor F. Goodson, è un volume di grande interesse innanzitutto perché propone una lettura plurale e ‘critica’ della costruzione discorsiva dell’attuale crisi economica globale, delle scelte operate dagli stati nella sua ‘conduzione’, delle conseguenze che tali scelte hanno rispetto alla riarticolazione del welfare e dei sistemi educativi. A ciò il volume affianca una prima disamina degli spazi che la crisi apre per l’elaborazione di un pensiero alternativo che sfidi il dogma neoliberale. Gli autori affrontano questi temi con riferimento specifico al tema dell’educazione, senza nascondere serie preoccupazioni per gli scenari verso cui le ‘riforme’ ispirate dalla logica dei tagli, della privatizzazione e della commodificazione dell’educazione, della valorizzazione dell’eccellenza a scapito dell’equità stanno spingendo molti sistemi educativi. È il ruolo dello Stato in quanto responsabile e garante dell’istruzione ‘pubblica e per tutti’ che viene rimesso al centro del dibattito.
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