Essere donne (Cecilia Mangini, 1965) and Vogliamo anche le rose (Alina Marazzi, 2007) offer two personal views on Italian feminist movements between 1960 and 1979. The first documentary gives voice to the women forced into the margins of the economic boom, marked by a manufacturing machine that cancels the boundaries between work time and leisure. Workers interviewed by Cecilia Mangini express their views on a system that strives to ensure interest of the owners feeding a reassuring female model. However, the documentary by Alina Marrazzi returns, through the stories of three women, the fundamental achievements of collective struggle, such as laws on divorce, abortion, contraception and rape. Barricades give back to women the role of historical agents, transforming the image of themselves and their bodies. The essay highlights the way in which, using the narrative, the two directors stage personal subjectivities able to critically rethink female models in Italian society. Comparative analysis of the two films allows to look at the history of struggles for female self-determination, to interpret a present marked by new forms of inequality against women. Essere donne (Cecilia Mangini, 1965) e Vogliamo anche le rose (Alina Marazzi, 2007) offrono due punti di vista originali sui movimenti femministi italiani tra il 1960 e il 1979. Il primo documentario dà voce alle donne costrette ai margini del boom economico, contraddistinto da un meccanismo produttivo che annulla i confini tra lavoro e tempo libero. le lavoratrici intervistate da Cecilia Mangini dicono la loro su un sistema che si impegna a garantire gli interessi dei padroni alimentando un modello femminile rassicurante. Da parte sua, il documentario di Alina Marrazzi ripercorre, attraverso le storie di tre donne, le conquiste fondamentali della lotta collettiva, come le leggi sul divorzio, l'aborto, la contraccezione e lo stupro. Le barricate restituiscono alle donne il ruolo di agenti storici, trasformando l'immagine di sé stesse ed dei loro corpi. Il saggio mette in evidenza il modo in cui, usando la narrazione, le due registe mettono in scena delle soggettività personali in grado di ripensare criticamente i modelli femminili nella società italiana. L’analisi comparata dei due film permette di guardare alla storia delle lotte per l'autodeterminazione femminile al fine di interpretare un presente segnato da nuove forme di disuguaglianza nei confronti delle donne.
La formazione delle italiane al cinema / Marone, Francesca; Napolitano, Valeria. - In: STUDIUM EDUCATIONIS. - ISSN 1722-8395. - 2(2012), pp. 27-42.
La formazione delle italiane al cinema
MARONE, FRANCESCA;NAPOLITANO, VALERIA
2012
Abstract
Essere donne (Cecilia Mangini, 1965) and Vogliamo anche le rose (Alina Marazzi, 2007) offer two personal views on Italian feminist movements between 1960 and 1979. The first documentary gives voice to the women forced into the margins of the economic boom, marked by a manufacturing machine that cancels the boundaries between work time and leisure. Workers interviewed by Cecilia Mangini express their views on a system that strives to ensure interest of the owners feeding a reassuring female model. However, the documentary by Alina Marrazzi returns, through the stories of three women, the fundamental achievements of collective struggle, such as laws on divorce, abortion, contraception and rape. Barricades give back to women the role of historical agents, transforming the image of themselves and their bodies. The essay highlights the way in which, using the narrative, the two directors stage personal subjectivities able to critically rethink female models in Italian society. Comparative analysis of the two films allows to look at the history of struggles for female self-determination, to interpret a present marked by new forms of inequality against women. Essere donne (Cecilia Mangini, 1965) e Vogliamo anche le rose (Alina Marazzi, 2007) offrono due punti di vista originali sui movimenti femministi italiani tra il 1960 e il 1979. Il primo documentario dà voce alle donne costrette ai margini del boom economico, contraddistinto da un meccanismo produttivo che annulla i confini tra lavoro e tempo libero. le lavoratrici intervistate da Cecilia Mangini dicono la loro su un sistema che si impegna a garantire gli interessi dei padroni alimentando un modello femminile rassicurante. Da parte sua, il documentario di Alina Marrazzi ripercorre, attraverso le storie di tre donne, le conquiste fondamentali della lotta collettiva, come le leggi sul divorzio, l'aborto, la contraccezione e lo stupro. Le barricate restituiscono alle donne il ruolo di agenti storici, trasformando l'immagine di sé stesse ed dei loro corpi. Il saggio mette in evidenza il modo in cui, usando la narrazione, le due registe mettono in scena delle soggettività personali in grado di ripensare criticamente i modelli femminili nella società italiana. L’analisi comparata dei due film permette di guardare alla storia delle lotte per l'autodeterminazione femminile al fine di interpretare un presente segnato da nuove forme di disuguaglianza nei confronti delle donne.| File | Dimensione | Formato | |
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