Il contributo analizza la disciplina dell’azione di classe di cui all’art. 140 bis cod. cons. al fine di verificare in quale misura la previsione di questo nuovo strumento di private enforcement innalzi il livello di tutela e soddisfazione di consumatori ed utenti. In questa prospettiva è, in primo luogo, indagato il significato da attribuire all’espresso richiamo alla liquidazione ai sensi dell’art. 1226 c.c., contenuto nell’art. 140 bis c. cons. Si esclude che esso sia espressivo della volontà legislativa di sostituire, nel processo di classe, alle regole ordinarie in materia di prova e di determinazione del danno risarcibile quelle informate ad equità: una interpretazione costituzionalmente orientata della disposizione porta a ritenere che, anche nei giudizi di classe, il giudice può ricorrere alla valutazione equitativa solo in funzione integrativa della prova del quantum debeatur. La verifica della ricorrenza in concreto del presupposto dell’obiettiva difficoltà di provare il danno nel suo preciso ammontare non può, tuttavia, prescindere dalle peculiarità del processo di classe, che si caratterizza per il fatto di vedere contrapposte due sole parti, nonostante la pluralità dei titolari dei diritti in esso dedotti, e per essere fortemente deformalizzato. Si esclude altresì che il richiamo all’art. 1226 c.c. possa consentire, come da alcuni sostenuto, al giudice di condannare l’impresa soccombente al pagamento di danni c.d. punitivi, e si valuta l’incidenza di tale scelta legislativa sull’efficacia dell’azione di classe. La conclusione cui si giunge è nel senso che lo strumento processuale in parola non esce depotenziato da tale scelta, in quanto il pieno dispiegamento delle sue potenzialità, soprattutto sul fronte della tutela restitutoria, consente un’adeguata risposta ai comportamenti illeciti particolarmente riprovevoli o lucrativi per l’impresa responsabile. Nella parte conclusiva del saggio, poi, nel silenzio della legge, si cerca di dimostrare la possibilità di introdurre con l’azione di classe, non soltanto domande volte ad ottenere risarcimenti per equivalente e restituzioni di somme indebitamente pagate, ma anche domande di ingiustificato arricchimento, domande dirette ad ottenere risarcimenti in forma specifica e domande di esatto adempimento dirette al ripristino della conformità dei beni di consumo.
L'azione di classe dell'art. 140 bis, c. cons.: quale innalzamento della tutela dei consumatori? / D'Acunto, Luciana. - In: CONTRATTO E IMPRESA. - ISSN 1123-5055. - 4-5/2011(2011), pp. 1103-1141.
L'azione di classe dell'art. 140 bis, c. cons.: quale innalzamento della tutela dei consumatori?
D'ACUNTO, LUCIANA
2011
Abstract
Il contributo analizza la disciplina dell’azione di classe di cui all’art. 140 bis cod. cons. al fine di verificare in quale misura la previsione di questo nuovo strumento di private enforcement innalzi il livello di tutela e soddisfazione di consumatori ed utenti. In questa prospettiva è, in primo luogo, indagato il significato da attribuire all’espresso richiamo alla liquidazione ai sensi dell’art. 1226 c.c., contenuto nell’art. 140 bis c. cons. Si esclude che esso sia espressivo della volontà legislativa di sostituire, nel processo di classe, alle regole ordinarie in materia di prova e di determinazione del danno risarcibile quelle informate ad equità: una interpretazione costituzionalmente orientata della disposizione porta a ritenere che, anche nei giudizi di classe, il giudice può ricorrere alla valutazione equitativa solo in funzione integrativa della prova del quantum debeatur. La verifica della ricorrenza in concreto del presupposto dell’obiettiva difficoltà di provare il danno nel suo preciso ammontare non può, tuttavia, prescindere dalle peculiarità del processo di classe, che si caratterizza per il fatto di vedere contrapposte due sole parti, nonostante la pluralità dei titolari dei diritti in esso dedotti, e per essere fortemente deformalizzato. Si esclude altresì che il richiamo all’art. 1226 c.c. possa consentire, come da alcuni sostenuto, al giudice di condannare l’impresa soccombente al pagamento di danni c.d. punitivi, e si valuta l’incidenza di tale scelta legislativa sull’efficacia dell’azione di classe. La conclusione cui si giunge è nel senso che lo strumento processuale in parola non esce depotenziato da tale scelta, in quanto il pieno dispiegamento delle sue potenzialità, soprattutto sul fronte della tutela restitutoria, consente un’adeguata risposta ai comportamenti illeciti particolarmente riprovevoli o lucrativi per l’impresa responsabile. Nella parte conclusiva del saggio, poi, nel silenzio della legge, si cerca di dimostrare la possibilità di introdurre con l’azione di classe, non soltanto domande volte ad ottenere risarcimenti per equivalente e restituzioni di somme indebitamente pagate, ma anche domande di ingiustificato arricchimento, domande dirette ad ottenere risarcimenti in forma specifica e domande di esatto adempimento dirette al ripristino della conformità dei beni di consumo.| File | Dimensione | Formato | |
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