Il saggio affronta un tema di particolare fascino e complessità: quello dell’intervento sulle cupole, dei suoi significati e dei risvolti disciplinari del restauro e del fare architettura. Ciò in virtù del fatto che la cupola costituisce un elemento incubatore di riflessioni e rappresenta quell’architettura su cui si concentra l’intenzionalità dell’intervento di restauro che va a condizionare ineludibilmente la sua immagine architettonica ed urbana, ma anche ad intaccare la sua materia. La riflessione prende spunto dal dibattito sette-ottocentesco sul consolidamento della chiesa parigina di Sainte-Geneviève diventata, poi, Panthéon. L’identificazione tra materia-immagine e significato spirituale, tra valore della memoria e luogo deputato alla glorificazione dei grands hommes, rendono il Panthéon francese l’emblema del ‘monumento’. Se poi a tutto ciò si associano i suoi trascorsi e la particolare contingenza storica, non si può non percepire la sua natura estremamente sensibile a tutte le riflessioni che ruotano intorno all’idea di conservazione e di restauro dell’architettura, all’espressione di valori, ma anche intorno al concetto di “monumento”. Il Panthéon parigino, nella storia che in tale studio viene indagata, riveste infatti una doppia valenza: la prima consiste nel problema squisitamente tecnico (il cedimento dei piliers) che confluisce in quello che può essere considerato il campo tecnico del restauro (il consolidamento); la seconda afferisce più all’ambito della storia dell’architettura: la chiesa di S.te-Geneviève è l’espressione di un’architettura in bilico tra i revivals. Il caso emblematico di tale architettura parigina, oltre che rivestire un interesse ascrivibile alla peculiarità del momento storico in cui si concretizza l’idea della conservazione – rilevando, tra l’altro, possibilità di approfondimento di temi e questioni di singolari sovrapposizioni di storia dell’architettura e restauro – consente, cambiando di “polo” la prospettiva, di mettere a fuoco gli aspetti degli interventi contemporanei e magari quelli futuri, a conferma, o a smentita, dei fondamenti disciplinari.
Cupole e restauro. Il Panthéon di Parigi tra scienza, architettura e conservazione / Marino, Bianca. - (2012), pp. 1-203.
Cupole e restauro. Il Panthéon di Parigi tra scienza, architettura e conservazione
MARINO, BIANCA
2012
Abstract
Il saggio affronta un tema di particolare fascino e complessità: quello dell’intervento sulle cupole, dei suoi significati e dei risvolti disciplinari del restauro e del fare architettura. Ciò in virtù del fatto che la cupola costituisce un elemento incubatore di riflessioni e rappresenta quell’architettura su cui si concentra l’intenzionalità dell’intervento di restauro che va a condizionare ineludibilmente la sua immagine architettonica ed urbana, ma anche ad intaccare la sua materia. La riflessione prende spunto dal dibattito sette-ottocentesco sul consolidamento della chiesa parigina di Sainte-Geneviève diventata, poi, Panthéon. L’identificazione tra materia-immagine e significato spirituale, tra valore della memoria e luogo deputato alla glorificazione dei grands hommes, rendono il Panthéon francese l’emblema del ‘monumento’. Se poi a tutto ciò si associano i suoi trascorsi e la particolare contingenza storica, non si può non percepire la sua natura estremamente sensibile a tutte le riflessioni che ruotano intorno all’idea di conservazione e di restauro dell’architettura, all’espressione di valori, ma anche intorno al concetto di “monumento”. Il Panthéon parigino, nella storia che in tale studio viene indagata, riveste infatti una doppia valenza: la prima consiste nel problema squisitamente tecnico (il cedimento dei piliers) che confluisce in quello che può essere considerato il campo tecnico del restauro (il consolidamento); la seconda afferisce più all’ambito della storia dell’architettura: la chiesa di S.te-Geneviève è l’espressione di un’architettura in bilico tra i revivals. Il caso emblematico di tale architettura parigina, oltre che rivestire un interesse ascrivibile alla peculiarità del momento storico in cui si concretizza l’idea della conservazione – rilevando, tra l’altro, possibilità di approfondimento di temi e questioni di singolari sovrapposizioni di storia dell’architettura e restauro – consente, cambiando di “polo” la prospettiva, di mettere a fuoco gli aspetti degli interventi contemporanei e magari quelli futuri, a conferma, o a smentita, dei fondamenti disciplinari.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


