Le Autostrade del Mare (AdM) si pongono come alternativa al trasporto terrestre di merci nel tentativo di decongestionare la rete viaria. Il programma “Autostrade del Mare” è previsto nel Piano Generale dei Trasporti approvato dal Consiglio dei Ministri nel 2001 e fa parte del piano generale delle Reti TEN-T (Trans-European Network-Transport) per il quale l’Unione Europea ha destinato sostanziose risorse, inserendolo nell’elenco delle trenta opere prioritarie. Il finanziamento previsto per il progetto, definitivamente approvato nel 2004 interessa fortemente l’Italia soprattutto per le direttrici del sud Europa. Le città portuali italiane si trovano a dover rafforzare il proprio ruolo per essere competitive rispetto ad altri porti del Mediterraneo e del nord Europa. Nello specifico, dovranno essere in grado di intercettare i flussi di traffico conteneirizzato, potenziando le proprie strutture, ma soprattutto, prevedendo un adeguato sistema infrastrutturale per garantire l’intermodalità del trasporto terra-mare. Si tratterà, in sostanza, di rivedere l’intero sistema portuale per ridefinire il sistema dei servizi offerti. In alcuni casi, sarà necessario una rete di porti minori a supporto delle attività necessarie ai traffici di merci che verranno ad incrementarsi. Tale coordinamento presuppone la messa a punto di programmi e progetti condivisi sia dai soggetti pubblici che da quelli privati a livello locale, regionale e nazionale. In tale visione, la riorganizzazione della struttura portuale non può prescindere dalla riorganizzazione del territorio circostante: i porti avranno sempre più bisogno del territorio per essere competitivi. In tale contesto, l’integrazione tra porto e città diventa, una condizione indispensabile per lo sviluppo.

Autostrade del Mare: non è solo una questione di acqua

LA ROCCA, ROSA ANNA
2009

Abstract

Le Autostrade del Mare (AdM) si pongono come alternativa al trasporto terrestre di merci nel tentativo di decongestionare la rete viaria. Il programma “Autostrade del Mare” è previsto nel Piano Generale dei Trasporti approvato dal Consiglio dei Ministri nel 2001 e fa parte del piano generale delle Reti TEN-T (Trans-European Network-Transport) per il quale l’Unione Europea ha destinato sostanziose risorse, inserendolo nell’elenco delle trenta opere prioritarie. Il finanziamento previsto per il progetto, definitivamente approvato nel 2004 interessa fortemente l’Italia soprattutto per le direttrici del sud Europa. Le città portuali italiane si trovano a dover rafforzare il proprio ruolo per essere competitive rispetto ad altri porti del Mediterraneo e del nord Europa. Nello specifico, dovranno essere in grado di intercettare i flussi di traffico conteneirizzato, potenziando le proprie strutture, ma soprattutto, prevedendo un adeguato sistema infrastrutturale per garantire l’intermodalità del trasporto terra-mare. Si tratterà, in sostanza, di rivedere l’intero sistema portuale per ridefinire il sistema dei servizi offerti. In alcuni casi, sarà necessario una rete di porti minori a supporto delle attività necessarie ai traffici di merci che verranno ad incrementarsi. Tale coordinamento presuppone la messa a punto di programmi e progetti condivisi sia dai soggetti pubblici che da quelli privati a livello locale, regionale e nazionale. In tale visione, la riorganizzazione della struttura portuale non può prescindere dalla riorganizzazione del territorio circostante: i porti avranno sempre più bisogno del territorio per essere competitivi. In tale contesto, l’integrazione tra porto e città diventa, una condizione indispensabile per lo sviluppo.
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