L'opera ha come oggetto di studio il Codice Corazza, apografo vinciano della Biblioteca Nazionale di Napoli edito per la prima volta in questa occasione. Il Tomo I ospita il saggio critico dell'autore, con l'autorevole presentazione di Carlo Pedretti. Oltre ad attingere a una cospicua documentazione archivistica inedita, Buccaro si ricollega nel testo critico proprio agli studi di Pedretti per ricostruire la vicenda del manoscritto all'interno di quella più ampia dei testi vinciani. Il Tomo II è interamente dedicato alla riproduzione dell'apografo in facsimile, su carta filigranata. Il Codice - interamente trascritto all'interno dell'opera, insieme con i "Termini di Arte", primo tentativo di un vocabolario vinciano redatto dall'illuminista Vincenzo Corazza - nasce a seguito di un’imponente iniziativa culturale di Cassiano dal Pozzo, promossa entro il 1640 per il cardinale Francesco Barberini e finalizzata alla redazione di una silloge antologica degli originali ambrosiani destinata alla stampa, mai eseguita, della quale il Codice rappresenta la stesura finale. Lo studio intreccia tre filoni di ricerca, ripercorrendo la vicenda dell’apografo, con la sua precisa analisi e la collocazione nel repertorio degli scritti vinciani (di cui il Codice contiene anche alcuni testi perduti, oltre a centinaia di grafici fedeli agli originali in materia di architettura, ingegneria meccanica e idraulica, costruzioni, teoria delle ombre, ottica e altre scienze fisiche e naturali), quella personale di Vincenzo Corazza – già possessore del manoscritto – nell’ambiente culturale italiano e meridionale, ed infine l’evoluzione della figura professionale dell’ingegnere-architetto dal viceregno spagnolo al Novecento, venendo recuperate le fila dell’influenza del metodo vinciano nella formazione dell’identità professionale dello "scienziato-artista" nel Mezzogiorno. Grazie ad una precisa ricognizione documentaria, condotta attraverso le fonti della sezione Manoscritti e Rari della Biblioteca napoletana, dell’Archiginnasio di Bologna, dell'Ambrosiana di Milano e di molti altri archivi italiani, Buccaro segue l’intricata vicenda del Codice, che nel 1766 giunge in possesso di Corazza, poliedrico letterato e scienziato bolognese, attivo prima nella propria città, poi a Roma e infine a Napoli, presso la Corte borbonica, dal 1784 al 1799 in qualità di istitutore dei Principi Reali. All’esame degli appassionati studi dedicati a Leonardo da quest’intellettuale, e dei conseguenti riflessi sul suo pensiero critico in campo artistico e architettonico, si affianca nel volume l’indagine sulle fitte relazioni dello studioso con i protagonisti del dibattito culturale e politico del suo tempo. Gli echi dell’arte e della scienza vinciana, giunti sui lidi partenopei già all’alba del Cinquecento, non vi resteranno per caso, ma il loro prosperare sarà il risultato di un pensiero condiviso: nel corso dei secoli dell’età moderna e contemporanea essi costituiranno un fenomeno persistente, fino ad ispirare le scelte e i programmi culturali della Scuola d’Ingegneria fondata a Napoli da Murat nel 1811, la prima in Italia in ambito civile. Questa gloriosa istituzione rappresenta con la sua storia e i suoi primati un prezioso patrimonio didattico e scientifico da tutelare e valorizzare, una solida tradizione ancor viva fino ai primi decenni del Novecento nella figura completa dell'ingegnere-architetto, di cui oggi, sempre più, si auspica un recupero.
Leonardo da Vinci. Il Codice Corazza nella Biblioteca Nazionale di Napoli (Tomo I: saggio critico <Leonardo scienziato-artista nel Codice Corazza: l'eredità del metodo vinciano nel Mezzogiorno e le radici dell’ingegnere-architetto>. Tomo II: Facsimile del Codice) / Buccaro, Alfredo. - Tomi I-II:(2011).
Leonardo da Vinci. Il Codice Corazza nella Biblioteca Nazionale di Napoli (Tomo I: saggio critico . Tomo II: Facsimile del Codice)
BUCCARO, ALFREDO
2011
Abstract
L'opera ha come oggetto di studio il Codice Corazza, apografo vinciano della Biblioteca Nazionale di Napoli edito per la prima volta in questa occasione. Il Tomo I ospita il saggio critico dell'autore, con l'autorevole presentazione di Carlo Pedretti. Oltre ad attingere a una cospicua documentazione archivistica inedita, Buccaro si ricollega nel testo critico proprio agli studi di Pedretti per ricostruire la vicenda del manoscritto all'interno di quella più ampia dei testi vinciani. Il Tomo II è interamente dedicato alla riproduzione dell'apografo in facsimile, su carta filigranata. Il Codice - interamente trascritto all'interno dell'opera, insieme con i "Termini di Arte", primo tentativo di un vocabolario vinciano redatto dall'illuminista Vincenzo Corazza - nasce a seguito di un’imponente iniziativa culturale di Cassiano dal Pozzo, promossa entro il 1640 per il cardinale Francesco Barberini e finalizzata alla redazione di una silloge antologica degli originali ambrosiani destinata alla stampa, mai eseguita, della quale il Codice rappresenta la stesura finale. Lo studio intreccia tre filoni di ricerca, ripercorrendo la vicenda dell’apografo, con la sua precisa analisi e la collocazione nel repertorio degli scritti vinciani (di cui il Codice contiene anche alcuni testi perduti, oltre a centinaia di grafici fedeli agli originali in materia di architettura, ingegneria meccanica e idraulica, costruzioni, teoria delle ombre, ottica e altre scienze fisiche e naturali), quella personale di Vincenzo Corazza – già possessore del manoscritto – nell’ambiente culturale italiano e meridionale, ed infine l’evoluzione della figura professionale dell’ingegnere-architetto dal viceregno spagnolo al Novecento, venendo recuperate le fila dell’influenza del metodo vinciano nella formazione dell’identità professionale dello "scienziato-artista" nel Mezzogiorno. Grazie ad una precisa ricognizione documentaria, condotta attraverso le fonti della sezione Manoscritti e Rari della Biblioteca napoletana, dell’Archiginnasio di Bologna, dell'Ambrosiana di Milano e di molti altri archivi italiani, Buccaro segue l’intricata vicenda del Codice, che nel 1766 giunge in possesso di Corazza, poliedrico letterato e scienziato bolognese, attivo prima nella propria città, poi a Roma e infine a Napoli, presso la Corte borbonica, dal 1784 al 1799 in qualità di istitutore dei Principi Reali. All’esame degli appassionati studi dedicati a Leonardo da quest’intellettuale, e dei conseguenti riflessi sul suo pensiero critico in campo artistico e architettonico, si affianca nel volume l’indagine sulle fitte relazioni dello studioso con i protagonisti del dibattito culturale e politico del suo tempo. Gli echi dell’arte e della scienza vinciana, giunti sui lidi partenopei già all’alba del Cinquecento, non vi resteranno per caso, ma il loro prosperare sarà il risultato di un pensiero condiviso: nel corso dei secoli dell’età moderna e contemporanea essi costituiranno un fenomeno persistente, fino ad ispirare le scelte e i programmi culturali della Scuola d’Ingegneria fondata a Napoli da Murat nel 1811, la prima in Italia in ambito civile. Questa gloriosa istituzione rappresenta con la sua storia e i suoi primati un prezioso patrimonio didattico e scientifico da tutelare e valorizzare, una solida tradizione ancor viva fino ai primi decenni del Novecento nella figura completa dell'ingegnere-architetto, di cui oggi, sempre più, si auspica un recupero.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


