Una realtà definita non solo da un'alta concezione dell'architettura affidata alle diverse teorizzazioni proposte dai trattati dell'epoca, ma sopratutto dalla realizzazione di eccezionali opere. Prima ancora di diventare capitale del Regno, con l'ascesa al trono di Carlo di Borbone nel 1734, Napoli aveva saputo accogliere gli stimoli sopraggiunti dal Mediterraneo e dall'Europa, per lasciarli poi sviluppare nel corso di una grande stagione creativa, cui parteciparono artisti, filosofi, economisti, giuristi. Gravagnuolo descrive così questo periodo, privo di nette divisioni, percorso da correnti di pensiero, che legavano la necessità di rielaborare l'Antico con l'evocazione dell'armonia classica, il mito barocco delle emozioni con la razionalità del calcolo. Se nella prima metà del '700 a dominare la scena furono soprattutto Domenico Antonio Vaccaro e Ferdinando Sanfelice, artefici di grandi rinnovamenti espressivi come nel cantiere-laboratorio del Palazzo Sanfelice ai Vergini, qualche anno dopo fu Ferdinando Fuga a concepire e progettare l'Albergo dei Poveri, un "possibile idealtipo in bilico tra il convento e il carcere" con le caratteristiche "virtuose di un microcosmo urbano", sottolinea l'autore, distaccato dal resto della città e "sufficiente" a se stesso. Dilatazione e pianificazione di spazi si ha invece con Luigi Vanvitelli, che aveva immaginato la Reggia di Caserta come una piccola Versailles

Architettura del Settecento a Napoli: dal barocco al classicismo.

GRAVAGNUOLO, BENEDETTO
2010

Abstract

Una realtà definita non solo da un'alta concezione dell'architettura affidata alle diverse teorizzazioni proposte dai trattati dell'epoca, ma sopratutto dalla realizzazione di eccezionali opere. Prima ancora di diventare capitale del Regno, con l'ascesa al trono di Carlo di Borbone nel 1734, Napoli aveva saputo accogliere gli stimoli sopraggiunti dal Mediterraneo e dall'Europa, per lasciarli poi sviluppare nel corso di una grande stagione creativa, cui parteciparono artisti, filosofi, economisti, giuristi. Gravagnuolo descrive così questo periodo, privo di nette divisioni, percorso da correnti di pensiero, che legavano la necessità di rielaborare l'Antico con l'evocazione dell'armonia classica, il mito barocco delle emozioni con la razionalità del calcolo. Se nella prima metà del '700 a dominare la scena furono soprattutto Domenico Antonio Vaccaro e Ferdinando Sanfelice, artefici di grandi rinnovamenti espressivi come nel cantiere-laboratorio del Palazzo Sanfelice ai Vergini, qualche anno dopo fu Ferdinando Fuga a concepire e progettare l'Albergo dei Poveri, un "possibile idealtipo in bilico tra il convento e il carcere" con le caratteristiche "virtuose di un microcosmo urbano", sottolinea l'autore, distaccato dal resto della città e "sufficiente" a se stesso. Dilatazione e pianificazione di spazi si ha invece con Luigi Vanvitelli, che aveva immaginato la Reggia di Caserta come una piccola Versailles
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11588/392055
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