Il lavoro, scritto a seguito della decisione del Consiglio di amministrazione Rai di sospendere, in periodo di campagna elettorale, i talk show di approfondimento politico a seguito del regolamento della Commissione parlamentare per l’indirizzo e la vigilanza dei servizi televisivi che, parificando l’Informazione politica alla Comunicazione politica, estendeva anche alla seconda la disciplina sulla par condicio, rappresenta per l’Autrice l’occasione per riflettere sulla natura di tali atti: politici o suscettibili di sindacato giurisdizionale. L’autrice con ampiezza di argomentazioni, pur propendendo per la seconda soluzione, coglie comunque l'insufficienza dei rimedi giuridici disponibili al singolo avverso il «silenzio elettorale illecitamente imposto» – quali, annullamento giudiziario della delibera del C.d.A., proposizione di una class action o attivazione del potere sanzionatorio dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni – in quanto essi non incapaci a soddisfare il suo diritto alla completezza informativa. Da qui l’indicazione di due suggerimenti al decisore politico in caso di riscrittura della legge sulla par condicio. In primo luogo, sintetizzare nell’Autorità indipendente – le cui regole di composizione andrebbero riviste per garantirne un’effettiva neutralità di giudizio – il potere di regolare la materia anche rispetto alla tv pubblica, oggi condiviso con la Commissione di vigilanza. In secondo luogo, ipotizzare nuovi rimedi, capaci di guardare al futuro e di offrire una tutela effettiva e rapida ai soggetti esponenziali degli utenti, sempre che il legislatore voglia realmente garantire un diritto di voto consapevole.

Silenzio elettorale e Costituzione

DE MINICO, GIOVANNA
2010

Abstract

Il lavoro, scritto a seguito della decisione del Consiglio di amministrazione Rai di sospendere, in periodo di campagna elettorale, i talk show di approfondimento politico a seguito del regolamento della Commissione parlamentare per l’indirizzo e la vigilanza dei servizi televisivi che, parificando l’Informazione politica alla Comunicazione politica, estendeva anche alla seconda la disciplina sulla par condicio, rappresenta per l’Autrice l’occasione per riflettere sulla natura di tali atti: politici o suscettibili di sindacato giurisdizionale. L’autrice con ampiezza di argomentazioni, pur propendendo per la seconda soluzione, coglie comunque l'insufficienza dei rimedi giuridici disponibili al singolo avverso il «silenzio elettorale illecitamente imposto» – quali, annullamento giudiziario della delibera del C.d.A., proposizione di una class action o attivazione del potere sanzionatorio dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni – in quanto essi non incapaci a soddisfare il suo diritto alla completezza informativa. Da qui l’indicazione di due suggerimenti al decisore politico in caso di riscrittura della legge sulla par condicio. In primo luogo, sintetizzare nell’Autorità indipendente – le cui regole di composizione andrebbero riviste per garantirne un’effettiva neutralità di giudizio – il potere di regolare la materia anche rispetto alla tv pubblica, oggi condiviso con la Commissione di vigilanza. In secondo luogo, ipotizzare nuovi rimedi, capaci di guardare al futuro e di offrire una tutela effettiva e rapida ai soggetti esponenziali degli utenti, sempre che il legislatore voglia realmente garantire un diritto di voto consapevole.
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