Questa nota propone un’ analisi del processo di concentrazione bancaria via acquisizioni tesa a valutare gli effetti che accompagnano un’ acquisizione di una banca ad opera di altra banca, nel caso che esse operino su mercati distinti (qui identificati come Nord e Sud). Ceteris paribus, a meno di non ipotizzare assoluta omogeneità ed identità strutturale delle condizioni vigenti sui due mercati, la fusione per acquisizione lungi dal risultare neutrale di norma penalizzerà la clientela dell’ area strutturalmente più debole. In presenza di diversi caratteri strutturali dei due mercati, la creazione di un mercato interno dei capitali e una normale razionalità operativa aziendale portano con ineluttabile semplicità a questo esito; il che prospetta anche una risposta univoca sui possibili esiti della fusione. Di norma, invece, le argomentazioni proposte (ad esempio l’ approccio del relationship banking, quello delle distanze funzionali, ecc.) privilegiano un atteggiamento aperto a tutte le soluzioni, ed, evitando di azzardare previsioni “generali”, rinviano agli esiti di più o meno sofisticate verifiche empiriche che divengono, per così dire, arbitre dei destini della teoria. L’ approccio qui adottato, volutamente ed estremamente meccanico, prospetta invece conseguenze univoche che si realizzano anche adottando ipotesi di base estreme favorevoli alla convalida di quella “neutralità positiva” che la tesi ortodossa ama attribuire al cosiddetto processo di consolidamento bancario e il cui fondamento logico si intende invece mettere in discussione.

Quando le banche si incontrano. Dall’interbancario al mercato interno dei capitali

GIANNOLA, ADRIANO
2009

Abstract

Questa nota propone un’ analisi del processo di concentrazione bancaria via acquisizioni tesa a valutare gli effetti che accompagnano un’ acquisizione di una banca ad opera di altra banca, nel caso che esse operino su mercati distinti (qui identificati come Nord e Sud). Ceteris paribus, a meno di non ipotizzare assoluta omogeneità ed identità strutturale delle condizioni vigenti sui due mercati, la fusione per acquisizione lungi dal risultare neutrale di norma penalizzerà la clientela dell’ area strutturalmente più debole. In presenza di diversi caratteri strutturali dei due mercati, la creazione di un mercato interno dei capitali e una normale razionalità operativa aziendale portano con ineluttabile semplicità a questo esito; il che prospetta anche una risposta univoca sui possibili esiti della fusione. Di norma, invece, le argomentazioni proposte (ad esempio l’ approccio del relationship banking, quello delle distanze funzionali, ecc.) privilegiano un atteggiamento aperto a tutte le soluzioni, ed, evitando di azzardare previsioni “generali”, rinviano agli esiti di più o meno sofisticate verifiche empiriche che divengono, per così dire, arbitre dei destini della teoria. L’ approccio qui adottato, volutamente ed estremamente meccanico, prospetta invece conseguenze univoche che si realizzano anche adottando ipotesi di base estreme favorevoli alla convalida di quella “neutralità positiva” che la tesi ortodossa ama attribuire al cosiddetto processo di consolidamento bancario e il cui fondamento logico si intende invece mettere in discussione.
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