La ricerca intellettiva di una sempre maggiore aderenza con la realtà percepita spesso si traduce nel creare uno spazio illusorio, inteso come l’equivalente visivo dello spazio reale; la risposta a tale esigenza comporta il continuo superamento della disomogeneità esistente tra lo spazio rappresentato e quello reale, tridimensionale il secondo, bidimensionale il supporto materico del primo. Nel labile equilibrio tra realtà ed apparenza si collocano le illusioni suggerite dalle architetture dipinte: queste possono considerarsi come architetture immaginarie, immateriali, che non hanno altra realtà spaziale se non quella della nostra mente, la realtà virtuale, appunto, che diventa immagine attraverso l’espressione pittorica. È questo tipo di intenzione a costituire il fondamento della rappresentazione prospettica dell’antichità che si propone, in più declinazioni, di dare forma ad uno spazio irreale intuibile al di là dello spazio concreto. Tra i numerosi esempi di architettura dipinta, talvolta integrata da giochi di luce e colori che imitano magistralmente luce e colori naturali, è emblematico il caso della villa di Poppea ad Oplontis, dove architettura e pittura contribuiscono a plasmare un unico spazio, ora reale ora illusorio, in cui, senza dubbio, ha giocato un ruolo fondamentale l’“intuizione” della prospettiva.

Il progetto e l'illusione

PASCARIELLO, MARIA INES
2009

Abstract

La ricerca intellettiva di una sempre maggiore aderenza con la realtà percepita spesso si traduce nel creare uno spazio illusorio, inteso come l’equivalente visivo dello spazio reale; la risposta a tale esigenza comporta il continuo superamento della disomogeneità esistente tra lo spazio rappresentato e quello reale, tridimensionale il secondo, bidimensionale il supporto materico del primo. Nel labile equilibrio tra realtà ed apparenza si collocano le illusioni suggerite dalle architetture dipinte: queste possono considerarsi come architetture immaginarie, immateriali, che non hanno altra realtà spaziale se non quella della nostra mente, la realtà virtuale, appunto, che diventa immagine attraverso l’espressione pittorica. È questo tipo di intenzione a costituire il fondamento della rappresentazione prospettica dell’antichità che si propone, in più declinazioni, di dare forma ad uno spazio irreale intuibile al di là dello spazio concreto. Tra i numerosi esempi di architettura dipinta, talvolta integrata da giochi di luce e colori che imitano magistralmente luce e colori naturali, è emblematico il caso della villa di Poppea ad Oplontis, dove architettura e pittura contribuiscono a plasmare un unico spazio, ora reale ora illusorio, in cui, senza dubbio, ha giocato un ruolo fondamentale l’“intuizione” della prospettiva.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11588/367261
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