Dai risultati del PISA emerge che i quesiti in cui si chiede di spiegare, di verbalizzare, di dimostrare o di giustificare sono stati spesso omessi dai quindicenni. Dal momento che se gli insegnanti raggiungono gli obiettivi prefissati allora i risultati dei test di valutazione sono positivi, forse se i risultati dei test sono negativi, vuol dire che gli insegnanti non hanno raggiunto gli obiettivi che il test intendeva valutare. Ma, la dimostrazione, ad esempio, è tra gli obiettivi degli insegnanti? Se sì, hanno gli insegnanti gli strumenti e le conoscenze adeguati allo scopo? Questo lavoro vuole contribuire a fornire informazioni circa le conoscenze e le competenze a riguardo degli insegnanti di matematica in formazione (e di insegnanti in servizio). La nostra analisi si basa su risposte scritte a quesiti che volevano misurare non conoscenze disciplinari ma “se, e in quale misura, essi sono capaci di utilizzare quanto hanno appreso (nel curriculum degli studi) per affrontare problemi ‘reali’ di ordine linguistico, matematico e scientifico”, esattamente quello che si voleva per i quindicenni.

Il ruolo della logica nella formazione continua degli insegnanti: irragionevole efficacia o necessità didattica?

VACCARO, VIRGINIA
2009

Abstract

Dai risultati del PISA emerge che i quesiti in cui si chiede di spiegare, di verbalizzare, di dimostrare o di giustificare sono stati spesso omessi dai quindicenni. Dal momento che se gli insegnanti raggiungono gli obiettivi prefissati allora i risultati dei test di valutazione sono positivi, forse se i risultati dei test sono negativi, vuol dire che gli insegnanti non hanno raggiunto gli obiettivi che il test intendeva valutare. Ma, la dimostrazione, ad esempio, è tra gli obiettivi degli insegnanti? Se sì, hanno gli insegnanti gli strumenti e le conoscenze adeguati allo scopo? Questo lavoro vuole contribuire a fornire informazioni circa le conoscenze e le competenze a riguardo degli insegnanti di matematica in formazione (e di insegnanti in servizio). La nostra analisi si basa su risposte scritte a quesiti che volevano misurare non conoscenze disciplinari ma “se, e in quale misura, essi sono capaci di utilizzare quanto hanno appreso (nel curriculum degli studi) per affrontare problemi ‘reali’ di ordine linguistico, matematico e scientifico”, esattamente quello che si voleva per i quindicenni.
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