L’OCM vino, varata nel 2008 dopo due anni di ampio dibattito, si presenta con un carattere fortemente eccentrico nell’ambito delle politiche di sostegno ai comparti agricoli attuate dall’UE, generalmente caratterizzate, a partire dalla riforma Fischler del 2003, dalla progressiva concentrazione degli interventi del I pilastro della PAC all’interno di un sistema di pagamenti diretti disaccoppiati. Infatti, la struttura della nuova OCM vino approfondisce, ampliandolo, il già avviato processo di integrazione all’interno del I pilastro di alcune misure tipiche dello sviluppo rurale (II pilastro). A fianco del già previsto intervento per la ristrutturazione e riconversione dei vigneti, vengono incluse all’interno dell’OCM anche misure per la promozione commerciale del vino e per la realizzazione di specifici investimenti. La PAC per il comparto del vino, quindi, sperimenta ancora una volta nuovi modelli di intervento, innovando in misura sostanziale l’impianto tradizionale delle politiche a sostegno dei mercati. Sull’esito finale della struttura della nuova OCM un ruolo non trascurabile è stato rivestito dal comportamento assunto dai principali gruppi di pressione che operano all’interno del comparto del vino. Il processo di riforma, infatti, è stato condotto mediante un processo partecipato, che ha visto coinvolti numerosi attori in gioco, ciascuno dei quali portatore di propri interessi. Per questa ragione, nello studio ampio spazio è stato dedicato alla ricostruzione delle diverse posizioni assunte all’interno del lungo e, a tratti, teso dibattito che ha portato all’accordo finale. L’OCM riformata ha il suo centro nevralgico nel piano di sostegno nazionale, che rappresenta lo strumento mediante il quale ciascun paese membro è chiamato a selezionare e a programmare l’esecuzione delle undici misure di intervento previste. Ne discende un’OCM formalmente collocata nel I pilastro, ma di fatto retta da un modello di gestione tipico del II pilastro. È quindi la presenza di uno strumento di programmazione nazionale che testimonia pienamente l’esistenza di un processo di transizione da una politica di mercato tradizionale – controllo della produzione e ritiri delle eccedenze – ad una più complessa e articolata politica “integrata”, a sostegno dello sviluppo competitivo del comparto vitivinicolo europeo. Questo processo, per quanto apprezzabile, non è tuttavia scevro da complicazioni. Ciò dipende, principalmente, dal fatto che la sperimentazione dell’integrazione tra misure del I e del II pilastro e l’introduzione di un nuovo modello gestionale non siano avvenute all’interno di un quadro di riferimento ampio ed omogeneo per tutti i comparti interessati dalla PAC, ma si siano risolte all’interno dei margini, forse troppo stretti, di quella che formalmente risulta ancora un’OCM settoriale. Il volume realizzato dall’INEA, grazie al contributo di un gruppo di ricercatori interni e di esperti esterni, pone bene in luce, da un lato, tutte le potenzialità di un’OCM così strutturata; dall’altro, i molti limiti, le complessità operative e le criticità applicative che la natura “mista” degli interventi del piano di sostegno impone. Nel caso dell’Italia, molti problemi appaiono ancora irrisolti, rendendo, a quasi due anni di distanza dall’avvio della riforma, del tutto attuale, se non urgente, il loro superamento. La posta in gioco è il rischio di non dare piena attuazione proprio agli elementi maggiormente qualificanti il processo di transizione da una mera politica di sostegno al riorientamento al mercato, alla realizzazione di una più complessa strategia di rafforzamento della competitività all’interno del comparto vitivinicolo europeo.

L'OCM vino. La difficile transizione verso una strategia di comparto

POMARICI, EUGENIO;
2009

Abstract

L’OCM vino, varata nel 2008 dopo due anni di ampio dibattito, si presenta con un carattere fortemente eccentrico nell’ambito delle politiche di sostegno ai comparti agricoli attuate dall’UE, generalmente caratterizzate, a partire dalla riforma Fischler del 2003, dalla progressiva concentrazione degli interventi del I pilastro della PAC all’interno di un sistema di pagamenti diretti disaccoppiati. Infatti, la struttura della nuova OCM vino approfondisce, ampliandolo, il già avviato processo di integrazione all’interno del I pilastro di alcune misure tipiche dello sviluppo rurale (II pilastro). A fianco del già previsto intervento per la ristrutturazione e riconversione dei vigneti, vengono incluse all’interno dell’OCM anche misure per la promozione commerciale del vino e per la realizzazione di specifici investimenti. La PAC per il comparto del vino, quindi, sperimenta ancora una volta nuovi modelli di intervento, innovando in misura sostanziale l’impianto tradizionale delle politiche a sostegno dei mercati. Sull’esito finale della struttura della nuova OCM un ruolo non trascurabile è stato rivestito dal comportamento assunto dai principali gruppi di pressione che operano all’interno del comparto del vino. Il processo di riforma, infatti, è stato condotto mediante un processo partecipato, che ha visto coinvolti numerosi attori in gioco, ciascuno dei quali portatore di propri interessi. Per questa ragione, nello studio ampio spazio è stato dedicato alla ricostruzione delle diverse posizioni assunte all’interno del lungo e, a tratti, teso dibattito che ha portato all’accordo finale. L’OCM riformata ha il suo centro nevralgico nel piano di sostegno nazionale, che rappresenta lo strumento mediante il quale ciascun paese membro è chiamato a selezionare e a programmare l’esecuzione delle undici misure di intervento previste. Ne discende un’OCM formalmente collocata nel I pilastro, ma di fatto retta da un modello di gestione tipico del II pilastro. È quindi la presenza di uno strumento di programmazione nazionale che testimonia pienamente l’esistenza di un processo di transizione da una politica di mercato tradizionale – controllo della produzione e ritiri delle eccedenze – ad una più complessa e articolata politica “integrata”, a sostegno dello sviluppo competitivo del comparto vitivinicolo europeo. Questo processo, per quanto apprezzabile, non è tuttavia scevro da complicazioni. Ciò dipende, principalmente, dal fatto che la sperimentazione dell’integrazione tra misure del I e del II pilastro e l’introduzione di un nuovo modello gestionale non siano avvenute all’interno di un quadro di riferimento ampio ed omogeneo per tutti i comparti interessati dalla PAC, ma si siano risolte all’interno dei margini, forse troppo stretti, di quella che formalmente risulta ancora un’OCM settoriale. Il volume realizzato dall’INEA, grazie al contributo di un gruppo di ricercatori interni e di esperti esterni, pone bene in luce, da un lato, tutte le potenzialità di un’OCM così strutturata; dall’altro, i molti limiti, le complessità operative e le criticità applicative che la natura “mista” degli interventi del piano di sostegno impone. Nel caso dell’Italia, molti problemi appaiono ancora irrisolti, rendendo, a quasi due anni di distanza dall’avvio della riforma, del tutto attuale, se non urgente, il loro superamento. La posta in gioco è il rischio di non dare piena attuazione proprio agli elementi maggiormente qualificanti il processo di transizione da una mera politica di sostegno al riorientamento al mercato, alla realizzazione di una più complessa strategia di rafforzamento della competitività all’interno del comparto vitivinicolo europeo.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11588/366372
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