Numerose sono le ragioni che potrebbero addursi a spiegazione dell’originale composizione di esperienze disciplinari che in quest’incontro abbiamo riunito. Ma, la motivazione principale è soltanto una: declinare nella pratica di un dibattito scientifico l’esplicita asserzione di una modalità compositiva del sapere contemporaneo che fonda sulla “contaminazione” tra approcci che, sia pur regolati da propri, autonomi, statuti disciplinari, convergono nel definire, in termini sistemici, i connotati salienti di una questione che abbiamo riassunto nel tema della “mediterraneità”. Si tratta, è inevitabile convenirlo, di un tema di estrema complessità, in quanto l’oggetto del nostro dibattito, per la quantità e la qualità degli elementi che ne compongono il nucleo concettuale, è indiscutibilmente frutto di un intreccio di storie, di dinamiche sociali, di esperienze politiche, del tutto singolari ma, al tempo stesso, rappresentazione di un assetto regionale legato a fil doppio ad altri sistemi economici, primo tra tutti quello che è imperniato intorno ad una significativa relazionalità euromediterranea. Ne consegue che l’analisi di un simile sistema, proprio in ragione dell’implicita complessità che lo caratterizza, non può che svilupparsi attraverso un intelligente accostamento di caratteri distintivi settoriali, quali emergono lungo l’itinerario di ricerca attraverso l’evidenza fenomenica lasciata trasparire dall’approfondimento dei singoli saperi specialistici. Se, infine, si riflette sulla circostanza che ci si ritrova a discutere di “mediterraneo” e di “città” – tematiche che già isolatamente sottendono complessità e che nel relativo intreccio assumono valenza sistemica – nell’ambito di un Dipartimento, questo che ho il piacere di dirigere, dove si pratica il principio dell’ìinterazione tra fenomeni ambientali, e fenomeni sociali, per giunta, in una cornice, quella di una Facoltà di Scienze Politiche, per sua natura multidisciplinare, ritengo che sia ben esplicito l’insieme di ragioni e gli effetti conseguenti di approfondimento del tema proposto, che si è inteso realizzare con questa partecipazione “straordinaria” di studiosi così apparentemente eterogenei. La suggestiva riflessione che la componente dei colleghi “linguisti” propone attraverso i contribuiti che ascolteremo non costituisce soltanto un’occasione di arricchimento culturale, bensì, per noi “altri” è l’opportunità di cogliere aspetti sconosciuti, di comprendere sensibilità che soltanto l’approccio letterario riesce a trasmettere, consentendo, attraverso la mediazione culturale, di meglio intendere comportamenti, politiche, aspettative di popoli nei confronti dei quali è dovuto il più assoluto rispetto per le modalità in cui si esprime quella costituzione sociale con ci si appresta ad interagire nel tentativo d’interpretarne comportamenti derivati quali, in sostanza, sono quelli relativi alle attività economiche globalmente intese. Così è per il demografo che, non può che giovarsi, nella propria interpretazione dei dati, dalla considerazione dei fattori comportamentali che emergono dalla poetica, dalla letteratura, dalla storia sociale. Così come di straordinario orientamento quegli srtessi fattori appaiono al geografo politico, all’economista, al sociologo che, nelle proprie ricerche, ancor più che di “dati” quantitativi, si giova della disponibilità trasparente di dati qualitativi. Ma, vorrei azzardare, gli stessi approcci di natura letteraria e storica, dall’acquisizione dei risultati d’indagine di geografi, economisti, giuristi, sociologi e statistici, potranno ricavare occasioni di vantaggioso confronto e specificazione nel loro sforzo di ricomposizione evolutiva di forme organizzative del sociale e di espressioni emotive del conseguente divenire, stratificate nell’esperienza letteraria. Ecco perché, nell’introdurre questo incontro tra “letterati” e noi “altri” non mi soffermerò né sui contributi degli uni, né su quelli degli altri, facendo leva sulla libera interpretazione, sulla fattiva interazione di preposizioni concettuali, sia pur distinte, che, tuttavia, troveranno opportuna ricomposizione in ciascuno dei partecipanti all’incontro. Il valore acquisitivo di conoscenze ulteriori che il lavoro di questi giorni consentirà al pubblico stesso, di studiosi e studenti, potrà giovare ad una più efficace rappresentazione di quell’intrigante “scenario” di mediterraneità che dall’interazione propositiva e collaborativa tra città, nodi di una “rete” virtuosa di sviluppo, potrà scaturire in una “innovativa” prospettiva d’integrazione sostenuta dall’Unione Europea.

Città euro-mediterranee tra immigrazione, sviluppo, turismo

D'APONTE, TULLIO;FABBRICINO, GABRIELLA
2008

Abstract

Numerose sono le ragioni che potrebbero addursi a spiegazione dell’originale composizione di esperienze disciplinari che in quest’incontro abbiamo riunito. Ma, la motivazione principale è soltanto una: declinare nella pratica di un dibattito scientifico l’esplicita asserzione di una modalità compositiva del sapere contemporaneo che fonda sulla “contaminazione” tra approcci che, sia pur regolati da propri, autonomi, statuti disciplinari, convergono nel definire, in termini sistemici, i connotati salienti di una questione che abbiamo riassunto nel tema della “mediterraneità”. Si tratta, è inevitabile convenirlo, di un tema di estrema complessità, in quanto l’oggetto del nostro dibattito, per la quantità e la qualità degli elementi che ne compongono il nucleo concettuale, è indiscutibilmente frutto di un intreccio di storie, di dinamiche sociali, di esperienze politiche, del tutto singolari ma, al tempo stesso, rappresentazione di un assetto regionale legato a fil doppio ad altri sistemi economici, primo tra tutti quello che è imperniato intorno ad una significativa relazionalità euromediterranea. Ne consegue che l’analisi di un simile sistema, proprio in ragione dell’implicita complessità che lo caratterizza, non può che svilupparsi attraverso un intelligente accostamento di caratteri distintivi settoriali, quali emergono lungo l’itinerario di ricerca attraverso l’evidenza fenomenica lasciata trasparire dall’approfondimento dei singoli saperi specialistici. Se, infine, si riflette sulla circostanza che ci si ritrova a discutere di “mediterraneo” e di “città” – tematiche che già isolatamente sottendono complessità e che nel relativo intreccio assumono valenza sistemica – nell’ambito di un Dipartimento, questo che ho il piacere di dirigere, dove si pratica il principio dell’ìinterazione tra fenomeni ambientali, e fenomeni sociali, per giunta, in una cornice, quella di una Facoltà di Scienze Politiche, per sua natura multidisciplinare, ritengo che sia ben esplicito l’insieme di ragioni e gli effetti conseguenti di approfondimento del tema proposto, che si è inteso realizzare con questa partecipazione “straordinaria” di studiosi così apparentemente eterogenei. La suggestiva riflessione che la componente dei colleghi “linguisti” propone attraverso i contribuiti che ascolteremo non costituisce soltanto un’occasione di arricchimento culturale, bensì, per noi “altri” è l’opportunità di cogliere aspetti sconosciuti, di comprendere sensibilità che soltanto l’approccio letterario riesce a trasmettere, consentendo, attraverso la mediazione culturale, di meglio intendere comportamenti, politiche, aspettative di popoli nei confronti dei quali è dovuto il più assoluto rispetto per le modalità in cui si esprime quella costituzione sociale con ci si appresta ad interagire nel tentativo d’interpretarne comportamenti derivati quali, in sostanza, sono quelli relativi alle attività economiche globalmente intese. Così è per il demografo che, non può che giovarsi, nella propria interpretazione dei dati, dalla considerazione dei fattori comportamentali che emergono dalla poetica, dalla letteratura, dalla storia sociale. Così come di straordinario orientamento quegli srtessi fattori appaiono al geografo politico, all’economista, al sociologo che, nelle proprie ricerche, ancor più che di “dati” quantitativi, si giova della disponibilità trasparente di dati qualitativi. Ma, vorrei azzardare, gli stessi approcci di natura letteraria e storica, dall’acquisizione dei risultati d’indagine di geografi, economisti, giuristi, sociologi e statistici, potranno ricavare occasioni di vantaggioso confronto e specificazione nel loro sforzo di ricomposizione evolutiva di forme organizzative del sociale e di espressioni emotive del conseguente divenire, stratificate nell’esperienza letteraria. Ecco perché, nell’introdurre questo incontro tra “letterati” e noi “altri” non mi soffermerò né sui contributi degli uni, né su quelli degli altri, facendo leva sulla libera interpretazione, sulla fattiva interazione di preposizioni concettuali, sia pur distinte, che, tuttavia, troveranno opportuna ricomposizione in ciascuno dei partecipanti all’incontro. Il valore acquisitivo di conoscenze ulteriori che il lavoro di questi giorni consentirà al pubblico stesso, di studiosi e studenti, potrà giovare ad una più efficace rappresentazione di quell’intrigante “scenario” di mediterraneità che dall’interazione propositiva e collaborativa tra città, nodi di una “rete” virtuosa di sviluppo, potrà scaturire in una “innovativa” prospettiva d’integrazione sostenuta dall’Unione Europea.
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