Cosa c’è dietro un paesaggio potente, iconograficamente consolidato e quasi scontato come quello di Napoli, che al contempo, ad una osservazione più ravvicinata, risulta confuso e affastellato? Nell’immaginario collettivo, già la sola indicazione di Napoli suggerisce una serie immediata di suggestioni e panorami consolidati: il mare e le articolate modulazioni della linea di costa del golfo, da Capo Misero e Pozzuoli fino alla Punta Campanella; la complessa struttura collinare degli emicicli vulcanici che circonda la città, dalla quale sono state inquadrate le più note viste panoramiche dall’alto verso il mare; la sagoma armoniosa, ampia e forte del sistema Somma-Vesuvio, imponente elemento di orientamento per tutta l’area e per gli insediamenti dell’area napoletana. Questa particolare conformazione oro-geografica dell’area è sempre stata la struttura portante,anche dal punto di vista morfologico, che ha condizionato, orientato e dato forma ad ogni tipo di insediamento o intervento antropico: dalla localizzazione degli insediamenti urbani, alle loro giaciture; dall’andamento della divisione del suolo agricolo, alla trama delle acque. E analogamente per gli accessi alla città attraverso le vie di pianura, a est e ad ovest, o dalle vie collinari, a nord. Ma Napoli è un’area metropolitana moderna, un invaso di circa tre milioni di abitanti, cresciuto stratificandosi su se stesso ed espandendosi sul proprio territorio circostante, negli ultimi duecento anni, in modi convulsi e confusi, con una occupazione di suolo densa e compatta, con scarse soluzioni di continuità lungo tutto l’arco di costa che va da Pozzuoli nei Campi Flegrei alle conurbazioni della costa vesuviana fino a Castellammare. Una grande estensione urbana in cui il costruito ha assalito le colline, ha densificato le coste, ha coperto alvei e torrenti, ha asfaltato i campi, ha localizzato grandi impianti industriali a ridosso della città, anche in luoghi panoramicamente emergenti, ha coperto frammenti di spazi agricoli circondati da case con estese serre di plastica grigia, spalmando su tutto ciò la necessaria trama di infrastrutture che si è sovrapposta acriticamente, con i propri andamenti tecnici ed i propri sedimi, sulla struttura del territorio e della città. Con questo intervento si vuole affrontare il tema del disvelamento delle contraddizioni e delle complesse stratificazioni di layer differenti e contrastanti che caratterizzano la relazione tra lastruttura di questo paesaggio geomorfologico, naturale ed antropizzato, molto forte e caratterizzato, e le trasformazioni indotte dalla crescita della città contemporanea, nel caso specifico prendendo come “filo” della narrazione l’osservazione di due infrastrutture, duediversi modi contemporanei di attraversare parti differenti del territorio napoletano.

Attraversamenti e paesaggi interrotti: Napoli, la ferrovia lungo la costa vesuviana e infrastrutture ad oriente,

LUCCI, REJANA
2010

Abstract

Cosa c’è dietro un paesaggio potente, iconograficamente consolidato e quasi scontato come quello di Napoli, che al contempo, ad una osservazione più ravvicinata, risulta confuso e affastellato? Nell’immaginario collettivo, già la sola indicazione di Napoli suggerisce una serie immediata di suggestioni e panorami consolidati: il mare e le articolate modulazioni della linea di costa del golfo, da Capo Misero e Pozzuoli fino alla Punta Campanella; la complessa struttura collinare degli emicicli vulcanici che circonda la città, dalla quale sono state inquadrate le più note viste panoramiche dall’alto verso il mare; la sagoma armoniosa, ampia e forte del sistema Somma-Vesuvio, imponente elemento di orientamento per tutta l’area e per gli insediamenti dell’area napoletana. Questa particolare conformazione oro-geografica dell’area è sempre stata la struttura portante,anche dal punto di vista morfologico, che ha condizionato, orientato e dato forma ad ogni tipo di insediamento o intervento antropico: dalla localizzazione degli insediamenti urbani, alle loro giaciture; dall’andamento della divisione del suolo agricolo, alla trama delle acque. E analogamente per gli accessi alla città attraverso le vie di pianura, a est e ad ovest, o dalle vie collinari, a nord. Ma Napoli è un’area metropolitana moderna, un invaso di circa tre milioni di abitanti, cresciuto stratificandosi su se stesso ed espandendosi sul proprio territorio circostante, negli ultimi duecento anni, in modi convulsi e confusi, con una occupazione di suolo densa e compatta, con scarse soluzioni di continuità lungo tutto l’arco di costa che va da Pozzuoli nei Campi Flegrei alle conurbazioni della costa vesuviana fino a Castellammare. Una grande estensione urbana in cui il costruito ha assalito le colline, ha densificato le coste, ha coperto alvei e torrenti, ha asfaltato i campi, ha localizzato grandi impianti industriali a ridosso della città, anche in luoghi panoramicamente emergenti, ha coperto frammenti di spazi agricoli circondati da case con estese serre di plastica grigia, spalmando su tutto ciò la necessaria trama di infrastrutture che si è sovrapposta acriticamente, con i propri andamenti tecnici ed i propri sedimi, sulla struttura del territorio e della città. Con questo intervento si vuole affrontare il tema del disvelamento delle contraddizioni e delle complesse stratificazioni di layer differenti e contrastanti che caratterizzano la relazione tra lastruttura di questo paesaggio geomorfologico, naturale ed antropizzato, molto forte e caratterizzato, e le trasformazioni indotte dalla crescita della città contemporanea, nel caso specifico prendendo come “filo” della narrazione l’osservazione di due infrastrutture, duediversi modi contemporanei di attraversare parti differenti del territorio napoletano.
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