MICROECONOMIA DELL'IMPRESA COOPERATIVA DI PRODUZIONE di Gaetano Cuomo Abstract Nel libro viene passata in rassegna la parte più rappresentativa della letteratura che a partire dall'articolo di Ward del 1958 ha riguardato le imprese cooperative e in particolare il dibattito sulla loro funzione obiettivo, sugli investimento e il finanziamento dell'attività. La parte innovativa del volume è contenuta nel capitolo 3 e consiste nella proposta di un modello esplicativo del funzionamento delle moderne cooperative, alternativo a quello di Ward e non caratterizzato dai risultati paradossali di quest'ultimo. Nel capitolo 1 riporto il modello di Ward (1958) che si ritiene sia esplicativo del funzionamento dell'impresa gestita dai lavoratori. In esso sviluppo la dimostrazione analitica e grafica del modello tenendo conto anche dei complementi di Vanek (1970). Nel capitolo 2 ho raccolto, invece, le principali critiche al modello che sono riscontrabili nella letteratura successiva a partire da Domar, a Meade, Berman, Drèze, Myazaki e Neary, Jossa e altri, che, in ogni caso, accettano l'impianto del modello originario e quindi non arrivano a modificarne sostanzialmente le conclusioni. Il capitolo 3 contiene il contributo più originale del libro, perché in esso presento un semplice modello alternativo a quello di Ward, che sembra interpretare in modo più corretto il funzionamento delle cooperative operanti nei paesi ad economia di mercato. L'elaborazione del nuovo modello parte dalla constatazione che l'impresa autogestita stilizzata a suo tempo da Ward è del tutto diversa dalle cooperative del mondo reale. Ward prende in considerazione l'impresa autogestita operante nella ex Jugoslavia, in un regime dei diritti di proprietà differente da quello in cui operano le odierne cooperative e soggetta a regole non confrontabili con quelle presenti dei paesi capitalistici. Dalla specificità dell'impresa analizzata, Ward e Vanek ricavano un modello fondato sulla massimizzazione del reddito medio dei soci, che conduce a risultati anomali: ad esempio, nel breve periodo, l'impresa gestita dai lavoratori ridurrebbe l'output in caso di aumento del suo prezzo, pervenendo in questo modo ad un'allocazione delle risorse lontana dall'ottimo paretiano. I numerosissimi lavori empirici successivi non hanno mai dimostrato la corrispondenza tra il funzionamento effettivo delle cooperative dei paesi occidentali e il modello di Ward-Vanek. Tuttavia l'intera letteratura sulle cooperative, dal 1958 a oggi, ha continuato a estendere alle cooperative occidentali il modello interpretativo ideato da Ward per le imprese autogestite jugoslave. L'idea guida del modello che propongo è che l'impresa cooperativa del mondo reale è soggetta in modo uniforme, in tutti i paesi del mondo, ai principi statuiti dall'International Cooperativa Alliance, organismo internazionale cui aderiscono le principali associazioni di categorie delle imprese mutualistiche operanti nei vari paesi. Le regole più significative dal punto di vista economico riguardano le severe limitazioni nella distribuzione degli utili e nel riparto del patrimonio dell'impresa, nel caso di sua estinzione. Queste norme hanno motivazioni molto solide e laddove non applicate hanno condotto alla scomparsa delle imprese mutualistiche. In una situazione del genere sembra allora del tutto inapplicabile il modello di Ward, che prevede la massimizzazione del reddito medio dei soci. Evidentemente le cooperative perseguono finalità diverse da quelle prescritte da Ward e Vanek. Il modello esplicativo che propongo non presenta le anomalie di breve periodo tipiche del modello di Ward e riesce anche a spiegare la minore aggressività delle cooperative rispetto all'impresa tradizionale, caratteristica che non può renderle vincenti nella competizione con l'impresa tradizionale. Nel capitolo 4 si passa in rassegna l'intero dibattito sul presunto sottoinvestimento che caratterizzerebbe l'impresa cooperativa, derivante anch'esso dalle ipotesi sottostanti al modello di Ward e si mostra che tale problema non ha motivo di essere nelle cooperative odierne. Nel capitolo 5 sono discusse le cause che determinano le difficoltà di finanziamento delle cooperative, mentre nei due capitoli successivi sono trattate due possibili soluzioni al problema: la prima, derivante dall'esperienza di successo del gruppo di cooperative spagnole di Mondragòn, nei Paesi baschi, la seconda, proposta da Meade nel 1989 e nel 1993 nell'ambito di un più vasto e complesso progetto istituzionale.

Microeconomia dell'impresa cooperativa di produzione

CUOMO, GAETANO
2010

Abstract

MICROECONOMIA DELL'IMPRESA COOPERATIVA DI PRODUZIONE di Gaetano Cuomo Abstract Nel libro viene passata in rassegna la parte più rappresentativa della letteratura che a partire dall'articolo di Ward del 1958 ha riguardato le imprese cooperative e in particolare il dibattito sulla loro funzione obiettivo, sugli investimento e il finanziamento dell'attività. La parte innovativa del volume è contenuta nel capitolo 3 e consiste nella proposta di un modello esplicativo del funzionamento delle moderne cooperative, alternativo a quello di Ward e non caratterizzato dai risultati paradossali di quest'ultimo. Nel capitolo 1 riporto il modello di Ward (1958) che si ritiene sia esplicativo del funzionamento dell'impresa gestita dai lavoratori. In esso sviluppo la dimostrazione analitica e grafica del modello tenendo conto anche dei complementi di Vanek (1970). Nel capitolo 2 ho raccolto, invece, le principali critiche al modello che sono riscontrabili nella letteratura successiva a partire da Domar, a Meade, Berman, Drèze, Myazaki e Neary, Jossa e altri, che, in ogni caso, accettano l'impianto del modello originario e quindi non arrivano a modificarne sostanzialmente le conclusioni. Il capitolo 3 contiene il contributo più originale del libro, perché in esso presento un semplice modello alternativo a quello di Ward, che sembra interpretare in modo più corretto il funzionamento delle cooperative operanti nei paesi ad economia di mercato. L'elaborazione del nuovo modello parte dalla constatazione che l'impresa autogestita stilizzata a suo tempo da Ward è del tutto diversa dalle cooperative del mondo reale. Ward prende in considerazione l'impresa autogestita operante nella ex Jugoslavia, in un regime dei diritti di proprietà differente da quello in cui operano le odierne cooperative e soggetta a regole non confrontabili con quelle presenti dei paesi capitalistici. Dalla specificità dell'impresa analizzata, Ward e Vanek ricavano un modello fondato sulla massimizzazione del reddito medio dei soci, che conduce a risultati anomali: ad esempio, nel breve periodo, l'impresa gestita dai lavoratori ridurrebbe l'output in caso di aumento del suo prezzo, pervenendo in questo modo ad un'allocazione delle risorse lontana dall'ottimo paretiano. I numerosissimi lavori empirici successivi non hanno mai dimostrato la corrispondenza tra il funzionamento effettivo delle cooperative dei paesi occidentali e il modello di Ward-Vanek. Tuttavia l'intera letteratura sulle cooperative, dal 1958 a oggi, ha continuato a estendere alle cooperative occidentali il modello interpretativo ideato da Ward per le imprese autogestite jugoslave. L'idea guida del modello che propongo è che l'impresa cooperativa del mondo reale è soggetta in modo uniforme, in tutti i paesi del mondo, ai principi statuiti dall'International Cooperativa Alliance, organismo internazionale cui aderiscono le principali associazioni di categorie delle imprese mutualistiche operanti nei vari paesi. Le regole più significative dal punto di vista economico riguardano le severe limitazioni nella distribuzione degli utili e nel riparto del patrimonio dell'impresa, nel caso di sua estinzione. Queste norme hanno motivazioni molto solide e laddove non applicate hanno condotto alla scomparsa delle imprese mutualistiche. In una situazione del genere sembra allora del tutto inapplicabile il modello di Ward, che prevede la massimizzazione del reddito medio dei soci. Evidentemente le cooperative perseguono finalità diverse da quelle prescritte da Ward e Vanek. Il modello esplicativo che propongo non presenta le anomalie di breve periodo tipiche del modello di Ward e riesce anche a spiegare la minore aggressività delle cooperative rispetto all'impresa tradizionale, caratteristica che non può renderle vincenti nella competizione con l'impresa tradizionale. Nel capitolo 4 si passa in rassegna l'intero dibattito sul presunto sottoinvestimento che caratterizzerebbe l'impresa cooperativa, derivante anch'esso dalle ipotesi sottostanti al modello di Ward e si mostra che tale problema non ha motivo di essere nelle cooperative odierne. Nel capitolo 5 sono discusse le cause che determinano le difficoltà di finanziamento delle cooperative, mentre nei due capitoli successivi sono trattate due possibili soluzioni al problema: la prima, derivante dall'esperienza di successo del gruppo di cooperative spagnole di Mondragòn, nei Paesi baschi, la seconda, proposta da Meade nel 1989 e nel 1993 nell'ambito di un più vasto e complesso progetto istituzionale.
File in questo prodotto:
Non ci sono file associati a questo prodotto.

I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.

Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11588/364950
Citazioni
  • ???jsp.display-item.citation.pmc??? ND
  • Scopus ND
  • ???jsp.display-item.citation.isi??? ND
social impact