La comprensione delle tecniche perequative e la verifica della loro concreta efficacia richiede una preliminare analisi dell'ingiustizia del vigente regime dei suoli: l’ingiustizia dell’urbanistica classica si manifesta in una duplice direzione, ossia non solo nei rapporti tra privati – per le diverse destinazioni attribuite alle loro aree sulla base di scelte discrezionali –, ma anche tra privati e collettività, venendo accollata alla seconda l’esecuzione di opere pubbliche aventi l’effetto di valorizzare la proprietà dei primi. In tale contesto, il principio perequativo, da un lato, consentirebbe di improntare la pianificazione ad una maggiore equità, ponendo la proprietà fondiaria in condizione di relativa indifferenza rispetto alle scelte del pianificatore, e, dall’altro, attenuerebbe anche la menzionata ingiustizia tra privati e collettività nella misura in cui, attribuendo ad ogni area presa in considerazione una determinata capacità edificatoria potenziale, avrebbe l’effetto di impedire alla rendita immobiliare di speculare sul valore dei suoli . La perequazione urbanistica, inoltre, conformandosi alle più recenti tendenze ad un progressivo ritrarsi dell’autoritatività dell’azione amministrativa a favore della consensualità della stessa, condurrebbe ad una “marginalizzazione” dell’istituto espropriativo, sostituito dalla cessione gratuita alla p.A. delle proprie aree da parte dei proprietari dei suoli destinati ad infrastrutture ed attrezzature collettive. Il lavoro, dopo un'ampia introduzione sulle finalità teoriche della tecnica perequativa (finalità che rendono necessario un riferimento anche all'odierno regime dei vincoli urbanistici e dello jus aedificandi), analizza le modalità pratiche di attuazione della perequazione, assumendo a riferimento quanto previsto dalla l.r. Campania n. 16 del 2004. L'effettiva operatività del principio della perequazione si scontra con la mancanza di un supporto legislativo statale.

La perequazione urbanistica: finalità generali e disciplina regionale in Campania

MARI, GIUSEPPINA
2009

Abstract

La comprensione delle tecniche perequative e la verifica della loro concreta efficacia richiede una preliminare analisi dell'ingiustizia del vigente regime dei suoli: l’ingiustizia dell’urbanistica classica si manifesta in una duplice direzione, ossia non solo nei rapporti tra privati – per le diverse destinazioni attribuite alle loro aree sulla base di scelte discrezionali –, ma anche tra privati e collettività, venendo accollata alla seconda l’esecuzione di opere pubbliche aventi l’effetto di valorizzare la proprietà dei primi. In tale contesto, il principio perequativo, da un lato, consentirebbe di improntare la pianificazione ad una maggiore equità, ponendo la proprietà fondiaria in condizione di relativa indifferenza rispetto alle scelte del pianificatore, e, dall’altro, attenuerebbe anche la menzionata ingiustizia tra privati e collettività nella misura in cui, attribuendo ad ogni area presa in considerazione una determinata capacità edificatoria potenziale, avrebbe l’effetto di impedire alla rendita immobiliare di speculare sul valore dei suoli . La perequazione urbanistica, inoltre, conformandosi alle più recenti tendenze ad un progressivo ritrarsi dell’autoritatività dell’azione amministrativa a favore della consensualità della stessa, condurrebbe ad una “marginalizzazione” dell’istituto espropriativo, sostituito dalla cessione gratuita alla p.A. delle proprie aree da parte dei proprietari dei suoli destinati ad infrastrutture ed attrezzature collettive. Il lavoro, dopo un'ampia introduzione sulle finalità teoriche della tecnica perequativa (finalità che rendono necessario un riferimento anche all'odierno regime dei vincoli urbanistici e dello jus aedificandi), analizza le modalità pratiche di attuazione della perequazione, assumendo a riferimento quanto previsto dalla l.r. Campania n. 16 del 2004. L'effettiva operatività del principio della perequazione si scontra con la mancanza di un supporto legislativo statale.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11588/364259
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