L’utilizzo dei farmaci antiblastici (FA) nelle terapie mediche, che spesso si accompagnano alla radioterapia o che seguono l’asportazione chirurgica di un tumore, è finalizzato alla distruzione selettiva del tessuto neoplastico. Tale effetto citotossico si ottiene, principalmente, bloccando i rapidi processi di duplicazione delle cellule tumorali attraverso meccanismi di alterazione del DNA, processi di disgregazione del fuso mitotico, alterazioni del ciclo cellulare. L’azione dei farmaci antiblastici non è selettiva nei confronti del tessuto neoplastico, ma è espletata anche a carico delle cellule normali dell’organismo; in particolare, la loro tossicità si manifesta nei tessuti a più rapida proliferazione, come il midollo osseo e il tratto gastrointestinale e i tessuti epiteliali (tossicità ematica, tossicità digestiva e alopecia sono gli effetti collaterali più comuni delle chemioterapie). I singoli farmaci manifestano, inoltre, specifici effetti tossici legati alle relative caratteristiche farmacocinetiche e farmacodinamiche. In particolare, la ciclofosfamide e l’ifosfamide mostrano un’importante tossicità a carico delle vie urinarie, che si manifesta sotto forma di cistiti emorragiche; l’ifosfamide ad alte dosi si associa ad una forte neurotossicità, normalmente reversibile. Inoltre, l’assunzione di ciclofosfamide, classificata dalla International Agency for Research on Cancer in classe A1, cancerogeno riconosciuto per l’uomo, è collegata a infertilità maschile e femminile, reversibile entro qualche anno dall’interruzione della terapia, e ad un’elevata incidenza di malformazioni fetali in donne esposte durante i primi tre mesi di gravidanza. L’assunzione di 5-fluorouracile è associata alla comparsa di ischemia cardiaca e neurotossicità; inoltre, il farmaco può provocare malformazioni congenite del feto e disturbi dell’apparato riproduttivo. Mentre l’insorgenza degli effetti tossici secondari è considerata “accettabile” nei pazienti in terapia oncologica in virtù dell’azione terapeutica, l’eventuale insorgenza di tumori primari in soggetti sani che manipolino tali sostanze durante l’attività lavorativa, rappresenta un rischio professionale da tutelare. L’adozione di efficaci misure di protezione sia generali sia individuali è in grado di ridurre ma non di eliminare del tutto i rischi. Infatti, la penetrazione attraverso i guanti o un loro uso prolungato, la contaminazione delle superfici esterne delle vials e/o uno spargimento accidentale durante l’allestimento dei farmaci possono provocare assorbimento cutaneo e/o inalazione degli aerosol. Uno strumento cruciale per una corretta valutazione e, di conseguenza, gestione dei rischi è rappresentata dal monitoraggio ambientale (MA), in grado di delineare un preciso quadro dello stato di inquinamento delle superfici di lavoro. Una strategia di monitoraggio ambientale è stata applicata per la determinazione delle concentrazioni superficiali di Ciclofosfamide (CP), Ifosfamide (IF) e 5-fluorouracile (5-FU) in una sala di allestimento di farmaci antiblastici di un Reparto di Oncologia Medica. Gli analiti sono stati campionati mediante wipe-tests e quantificati in GC/MSMS e HPLC/UV, previa estrazione liquido-liquido con terre di diatomee.

Studio per la prevenzione delle intossicazioni da farmaci antiblastici.

PIERI, MARIA;MARTONE, GIORDANO;
2009

Abstract

L’utilizzo dei farmaci antiblastici (FA) nelle terapie mediche, che spesso si accompagnano alla radioterapia o che seguono l’asportazione chirurgica di un tumore, è finalizzato alla distruzione selettiva del tessuto neoplastico. Tale effetto citotossico si ottiene, principalmente, bloccando i rapidi processi di duplicazione delle cellule tumorali attraverso meccanismi di alterazione del DNA, processi di disgregazione del fuso mitotico, alterazioni del ciclo cellulare. L’azione dei farmaci antiblastici non è selettiva nei confronti del tessuto neoplastico, ma è espletata anche a carico delle cellule normali dell’organismo; in particolare, la loro tossicità si manifesta nei tessuti a più rapida proliferazione, come il midollo osseo e il tratto gastrointestinale e i tessuti epiteliali (tossicità ematica, tossicità digestiva e alopecia sono gli effetti collaterali più comuni delle chemioterapie). I singoli farmaci manifestano, inoltre, specifici effetti tossici legati alle relative caratteristiche farmacocinetiche e farmacodinamiche. In particolare, la ciclofosfamide e l’ifosfamide mostrano un’importante tossicità a carico delle vie urinarie, che si manifesta sotto forma di cistiti emorragiche; l’ifosfamide ad alte dosi si associa ad una forte neurotossicità, normalmente reversibile. Inoltre, l’assunzione di ciclofosfamide, classificata dalla International Agency for Research on Cancer in classe A1, cancerogeno riconosciuto per l’uomo, è collegata a infertilità maschile e femminile, reversibile entro qualche anno dall’interruzione della terapia, e ad un’elevata incidenza di malformazioni fetali in donne esposte durante i primi tre mesi di gravidanza. L’assunzione di 5-fluorouracile è associata alla comparsa di ischemia cardiaca e neurotossicità; inoltre, il farmaco può provocare malformazioni congenite del feto e disturbi dell’apparato riproduttivo. Mentre l’insorgenza degli effetti tossici secondari è considerata “accettabile” nei pazienti in terapia oncologica in virtù dell’azione terapeutica, l’eventuale insorgenza di tumori primari in soggetti sani che manipolino tali sostanze durante l’attività lavorativa, rappresenta un rischio professionale da tutelare. L’adozione di efficaci misure di protezione sia generali sia individuali è in grado di ridurre ma non di eliminare del tutto i rischi. Infatti, la penetrazione attraverso i guanti o un loro uso prolungato, la contaminazione delle superfici esterne delle vials e/o uno spargimento accidentale durante l’allestimento dei farmaci possono provocare assorbimento cutaneo e/o inalazione degli aerosol. Uno strumento cruciale per una corretta valutazione e, di conseguenza, gestione dei rischi è rappresentata dal monitoraggio ambientale (MA), in grado di delineare un preciso quadro dello stato di inquinamento delle superfici di lavoro. Una strategia di monitoraggio ambientale è stata applicata per la determinazione delle concentrazioni superficiali di Ciclofosfamide (CP), Ifosfamide (IF) e 5-fluorouracile (5-FU) in una sala di allestimento di farmaci antiblastici di un Reparto di Oncologia Medica. Gli analiti sono stati campionati mediante wipe-tests e quantificati in GC/MSMS e HPLC/UV, previa estrazione liquido-liquido con terre di diatomee.
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