L’alba di Giraut de Borneil Reis glorios è trasmessa da sei canzonieri ed è inoltre copiata nella guardia anteriore di un manoscritto di argomento medico conservato alla BSB di Monaco. Il testimone stravagante, noto fin dal 1885, non è stato finora adeguatamente studiato né dal punto di vista linguistico né da quello stemmatico. Opera di un copista non di professione ignaro di occitano, la sua facies linguistica, insieme con una miriade di altri indizi, rinvia alla Sicilia, mentre il testo presenta numerose affinità con T, il codice che contiene l’unicum della canzone di Folchetto di Marsiglia tradotta da Giacomo da Lentini e che è da tempo in odore di costituire l’ideale collegamento, mediante un antecedente, tra i trovatori e la Scuola siciliana. L’alba di Monaco è quindi l’unico testimone italiano meridionale di un trovatore; fa capo, come T, a una tradizione occitana e non italiana settentrionale, il che prova l’esistenza di un canale diretto tra i paesi di lingua d’oc e la Sicilia e ripropone su basi nuove la questione della conoscenza che i poeti federiciani avevano dei trovatori; infine, per la sua datazione (XIII ex. - XIV in.) e il suo stato di degrado, questa eccezionale reliquia documenta la lunga sopravvivenza nell’isola, semmai anche attraverso fasi di oralità, di un componimento forse apprezzato da chi lo ha copiato principalmente per la sua melodia.

Un testimone siciliano di Reis glorios e una riflessione sulla tradizione stravagante

DI GIROLAMO, COSTANZO
2010

Abstract

L’alba di Giraut de Borneil Reis glorios è trasmessa da sei canzonieri ed è inoltre copiata nella guardia anteriore di un manoscritto di argomento medico conservato alla BSB di Monaco. Il testimone stravagante, noto fin dal 1885, non è stato finora adeguatamente studiato né dal punto di vista linguistico né da quello stemmatico. Opera di un copista non di professione ignaro di occitano, la sua facies linguistica, insieme con una miriade di altri indizi, rinvia alla Sicilia, mentre il testo presenta numerose affinità con T, il codice che contiene l’unicum della canzone di Folchetto di Marsiglia tradotta da Giacomo da Lentini e che è da tempo in odore di costituire l’ideale collegamento, mediante un antecedente, tra i trovatori e la Scuola siciliana. L’alba di Monaco è quindi l’unico testimone italiano meridionale di un trovatore; fa capo, come T, a una tradizione occitana e non italiana settentrionale, il che prova l’esistenza di un canale diretto tra i paesi di lingua d’oc e la Sicilia e ripropone su basi nuove la questione della conoscenza che i poeti federiciani avevano dei trovatori; infine, per la sua datazione (XIII ex. - XIV in.) e il suo stato di degrado, questa eccezionale reliquia documenta la lunga sopravvivenza nell’isola, semmai anche attraverso fasi di oralità, di un componimento forse apprezzato da chi lo ha copiato principalmente per la sua melodia.
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