L’interesse per il paesaggio urbano si incentra sulle qualità locali e sui cambiamenti ambientali che l’urbanizzazione genera a scala globale. Le strutture della mobilità rappresentano le matrici del paesaggio contemporaneo, capaci di modificare la natura dei luoghi creando nuovi sviluppi di pianificazione. I territori spesso continuano ad essere compromessi da una progettualità che risulta estranea all’ambiente ed al paesaggio. Da ciò si ricercano i motivi del perché, oggi che si hanno strumenti, norme e sensibilità per “leggere” il paesaggio, per comprenderlo, per conservarlo, per trasformarlo, non si giunga con coerenza alla sua tutela attiva. Probabilmente la responsabilità della politica, gli interessi privati, i costi elevati, la mediocrità progettuale, il disinteresse generalizzato, costituiscono concause di degrado dell’ambiente antropizzato. Si dimentica che il paesaggio è il luogo dove si svolge la storia degli uomini, dove evolve la sua identità, dove si riconosce il livello economico, civile e culturale dei popoli. Nelle grandi città si generano costi ambientali che la collettività sostiene, quali l’inquinamento atmosferico ed acustico, le radiazioni nocive, la presenza di aree dimesse e di luoghi non luoghi e quant’altro produce tensioni di vivibilità. L’uomo che ha saccheggiato il paesaggio artificiale e naturale, è rimasto esso stesso prigioniero della città, del disordine, dell’aria irrespirabile, dei rumori, ignorando i valori del paesaggio naturale e di quello antropizzato. Ma si promuovono anche soluzioni che garantiscono l’ottimizzazione dei servizi di prima necessità, anche se la nascita della città diffusa abbia sostanzialmente ridotto questi benefici a favore dell’aumento del costo ambientale. La cintura delle città, oggi costituita da insediamenti a densità contenuta, appare come tessuto connettivo del territorio che annulla i confini tra campagna, fascia periurbana e città. Al di là della città diffusa c’è l’ambiente extra-urbano: territorio ricco di elementi naturali quali fiumi, laghi, boschi, colline e elementi trasformati dall’uomo quali gli insediamenti rurali, le aree agricole produttive, i canali di irrigazione, ma anche infrastrutture, autostrade, dighe, elettrodotti, acquedotti, industrie. Questo è il paesaggio del terzo millennio in cui convivono natura, attività agricole e industriali e in quanto tale deve contribuire alla risoluzione di molti problemi ambientali prodotti dai modelli attuali di sviluppo socio-economico. La progettazione del paesaggio non può soltanto fondare su un processo intuitivo di scoperta delle accezioni formali o delle vocazioni funzionali dei luoghi, ma deve essere il risultato di un’attenta analisi dei caratteri ambientali, di una ricerca storica dell’architettura della città e delle sue trasformazioni, deve attestarsi sulla conoscenza dei comportamenti dell’uomo contemporaneo, sulle modalità della percezione dello spazio e di comprensione del senso dei luoghi.

Il progetto del paesaggio urbano

PICONE, LUIGI;
2008

Abstract

L’interesse per il paesaggio urbano si incentra sulle qualità locali e sui cambiamenti ambientali che l’urbanizzazione genera a scala globale. Le strutture della mobilità rappresentano le matrici del paesaggio contemporaneo, capaci di modificare la natura dei luoghi creando nuovi sviluppi di pianificazione. I territori spesso continuano ad essere compromessi da una progettualità che risulta estranea all’ambiente ed al paesaggio. Da ciò si ricercano i motivi del perché, oggi che si hanno strumenti, norme e sensibilità per “leggere” il paesaggio, per comprenderlo, per conservarlo, per trasformarlo, non si giunga con coerenza alla sua tutela attiva. Probabilmente la responsabilità della politica, gli interessi privati, i costi elevati, la mediocrità progettuale, il disinteresse generalizzato, costituiscono concause di degrado dell’ambiente antropizzato. Si dimentica che il paesaggio è il luogo dove si svolge la storia degli uomini, dove evolve la sua identità, dove si riconosce il livello economico, civile e culturale dei popoli. Nelle grandi città si generano costi ambientali che la collettività sostiene, quali l’inquinamento atmosferico ed acustico, le radiazioni nocive, la presenza di aree dimesse e di luoghi non luoghi e quant’altro produce tensioni di vivibilità. L’uomo che ha saccheggiato il paesaggio artificiale e naturale, è rimasto esso stesso prigioniero della città, del disordine, dell’aria irrespirabile, dei rumori, ignorando i valori del paesaggio naturale e di quello antropizzato. Ma si promuovono anche soluzioni che garantiscono l’ottimizzazione dei servizi di prima necessità, anche se la nascita della città diffusa abbia sostanzialmente ridotto questi benefici a favore dell’aumento del costo ambientale. La cintura delle città, oggi costituita da insediamenti a densità contenuta, appare come tessuto connettivo del territorio che annulla i confini tra campagna, fascia periurbana e città. Al di là della città diffusa c’è l’ambiente extra-urbano: territorio ricco di elementi naturali quali fiumi, laghi, boschi, colline e elementi trasformati dall’uomo quali gli insediamenti rurali, le aree agricole produttive, i canali di irrigazione, ma anche infrastrutture, autostrade, dighe, elettrodotti, acquedotti, industrie. Questo è il paesaggio del terzo millennio in cui convivono natura, attività agricole e industriali e in quanto tale deve contribuire alla risoluzione di molti problemi ambientali prodotti dai modelli attuali di sviluppo socio-economico. La progettazione del paesaggio non può soltanto fondare su un processo intuitivo di scoperta delle accezioni formali o delle vocazioni funzionali dei luoghi, ma deve essere il risultato di un’attenta analisi dei caratteri ambientali, di una ricerca storica dell’architettura della città e delle sue trasformazioni, deve attestarsi sulla conoscenza dei comportamenti dell’uomo contemporaneo, sulle modalità della percezione dello spazio e di comprensione del senso dei luoghi.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11588/350302
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