Rompendo i confini amministrativi, la metropoli ha reso periferici interi territori. Visto da Napoli, questo mondo appare un patchwork: giustapposizione di periferie tradizionali, quartieri in crisi, realtà sospese fra un passato da paese e un futuro incerto. Nella scia di ragionamenti sulle relazioni tra forme fisiche, morfologie sociali e stili di vita, il paper tenta un esercizio di lettura - di "descrizione densa" - secondo una ipotesi che scompone la generica "periferia" in 5 famiglie: la periferia residenziale storica dominata dai rioni un tempo vicini alle industrie e oggi spesso semi-centrale; la più giovane città pubblica cresciuta con logiche e tempi diversi ma senz'altro dominata dalle "167"; la città abusiva, bricolage vitale che mescola residui di campagna a pattern iper-tradizionali o alla moda; la nuova periferia fatta di variazioni vernacolari sul tema della bassa densità; le sacche periferiche degradate del centro, il residuo della Napoli-tribù. I tre esercizi di lettura proposti riguardano il quartiere di Scampia a Nord di Napoli, il quartiere di San Giovanni a Teduccio, nella zona orientale, e una sacca periferica interna collocata sul bordo dell'area pregiata di Mergellina. Nel primo caso si utilizzano materiali cumulati in molti anni e occasioni di ricerca o di ricerca-azione, negli altri due casi si fa riferimento alle esperienze maturate nel contesto di un programma integrato di trasformazione urbana. Nelle conclusioni si prova a mettere a fuoco l'emergere di nuovi problemi/risorse comuni alle diverse periferie che si ritengono cruciali per i planner: la contrapposizione attrezzature/spazi pubblici, il peso delle "etichette", la effettiva convivenza con il "sistema camorra", le potenzialità di auto-organizzazione.

Fuori dal centro non c'è il Bronx. Un esercizio di descrizione delle periferie metronapoletane

LEPORE, DANIELA;BERRUTI, GILDA
2009

Abstract

Rompendo i confini amministrativi, la metropoli ha reso periferici interi territori. Visto da Napoli, questo mondo appare un patchwork: giustapposizione di periferie tradizionali, quartieri in crisi, realtà sospese fra un passato da paese e un futuro incerto. Nella scia di ragionamenti sulle relazioni tra forme fisiche, morfologie sociali e stili di vita, il paper tenta un esercizio di lettura - di "descrizione densa" - secondo una ipotesi che scompone la generica "periferia" in 5 famiglie: la periferia residenziale storica dominata dai rioni un tempo vicini alle industrie e oggi spesso semi-centrale; la più giovane città pubblica cresciuta con logiche e tempi diversi ma senz'altro dominata dalle "167"; la città abusiva, bricolage vitale che mescola residui di campagna a pattern iper-tradizionali o alla moda; la nuova periferia fatta di variazioni vernacolari sul tema della bassa densità; le sacche periferiche degradate del centro, il residuo della Napoli-tribù. I tre esercizi di lettura proposti riguardano il quartiere di Scampia a Nord di Napoli, il quartiere di San Giovanni a Teduccio, nella zona orientale, e una sacca periferica interna collocata sul bordo dell'area pregiata di Mergellina. Nel primo caso si utilizzano materiali cumulati in molti anni e occasioni di ricerca o di ricerca-azione, negli altri due casi si fa riferimento alle esperienze maturate nel contesto di un programma integrato di trasformazione urbana. Nelle conclusioni si prova a mettere a fuoco l'emergere di nuovi problemi/risorse comuni alle diverse periferie che si ritengono cruciali per i planner: la contrapposizione attrezzature/spazi pubblici, il peso delle "etichette", la effettiva convivenza con il "sistema camorra", le potenzialità di auto-organizzazione.
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