Nel contributo si affronta il tema della modificabilità del procedimento di revisione costituzionale stabilito dall'art. 138 della Costituzione. Si dimostra che la procedura fissata può essere modificata ma nel rispetto del principio della rigidità, enucleabile dal medesimo articolo posto in relazione con il restante testo costituzionale. Posto ciò, si contesta che il nucleo duro della rigidità sia costituito dai quorum previsti dall'art. 138, mentre si pone in evidenza che l'aggravamento del procedimento deriva, soprattutto, dai tempi che lo connotano: non solo per la duplice deliberazione, ma soprattutto per l'intervallo non inferiore a tre mesi e per la impossibilità di servirsi, almeno in prima deliberazione, della procedura decentrata. Un procedimento dunque “raffreddato”, che non guarda all’esigenza di condividere il testo tra i soggetti politici (attesa la possibilità di votare la legge di revisione anche a maggioranza assoluta, normalmente coincidente con quella che sostiene il Governo), ma, piuttosto, di arrivare all’esito della riforma in maniera meditata. Si rileva, dunque, che la logica dell'irrigidimento, così come ricostruita, ha trovato campo anche in occasione della modifica dell'art. 123 della Costituzione ad opera della legge costituzionale n. 1 del 1999, per quanto attiene al procedimento di formazione dello Statuto delle Regioni ad autonomia ordinaria. Nella parte finale del contributo si esaminano quali conseguenze deriverebbero al valore della rigidità dalla riforma in itinere della seconda parte della Costituzione, laddove, fra l'altro, è contemplata la soppressione dell'ultimo comma dell'art. 138 con la conseguenza che anche le revisioni deliberate a larga maggioranza potranno essere sottoposte a referendum costituzionale.
Contenuto della rigidità ed ipotesi di modifica dell'articolo 138 della Costituzione / Vuolo, Alfonso. - STAMPA. - 1:(2006), pp. 787-823. ( Convegno annuale Gruppo di Pisa Capri 3-4 giugno 2005).
Contenuto della rigidità ed ipotesi di modifica dell'articolo 138 della Costituzione
VUOLO, ALFONSO
2006
Abstract
Nel contributo si affronta il tema della modificabilità del procedimento di revisione costituzionale stabilito dall'art. 138 della Costituzione. Si dimostra che la procedura fissata può essere modificata ma nel rispetto del principio della rigidità, enucleabile dal medesimo articolo posto in relazione con il restante testo costituzionale. Posto ciò, si contesta che il nucleo duro della rigidità sia costituito dai quorum previsti dall'art. 138, mentre si pone in evidenza che l'aggravamento del procedimento deriva, soprattutto, dai tempi che lo connotano: non solo per la duplice deliberazione, ma soprattutto per l'intervallo non inferiore a tre mesi e per la impossibilità di servirsi, almeno in prima deliberazione, della procedura decentrata. Un procedimento dunque “raffreddato”, che non guarda all’esigenza di condividere il testo tra i soggetti politici (attesa la possibilità di votare la legge di revisione anche a maggioranza assoluta, normalmente coincidente con quella che sostiene il Governo), ma, piuttosto, di arrivare all’esito della riforma in maniera meditata. Si rileva, dunque, che la logica dell'irrigidimento, così come ricostruita, ha trovato campo anche in occasione della modifica dell'art. 123 della Costituzione ad opera della legge costituzionale n. 1 del 1999, per quanto attiene al procedimento di formazione dello Statuto delle Regioni ad autonomia ordinaria. Nella parte finale del contributo si esaminano quali conseguenze deriverebbero al valore della rigidità dalla riforma in itinere della seconda parte della Costituzione, laddove, fra l'altro, è contemplata la soppressione dell'ultimo comma dell'art. 138 con la conseguenza che anche le revisioni deliberate a larga maggioranza potranno essere sottoposte a referendum costituzionale.| File | Dimensione | Formato | |
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