La proposta di individuare nuove centralità non urbane in un territorio ormai fortemente segnato dai paesaggi della dispersione insediativa, può costituire un'utile indicazione per quella vasta area che dalle pendici settentrionali del Parco collinare, proposto nella Variante del PRG di Napoli, lungo l'alveo di Camaldoli, arriva a ricongiungersi con la Riserva naturale della Costa di Licela. In questi tenitori esiste una vasta e complessa complementarietà che va dalle aree agricole della piana di Giugliano, alle zone caratterizzate da bosco ceduo di castagno, macchia e consociazioni vegetali spontanee della zona cosiddetta della "selva e cave" di Chiaiano e Miano. Soprattutto nelle aree deboli di questo territorio è auspicabile che prevalga un concetto esteso di attività agricola intesa come attività di cura e manutenzione del territorio che coniughi le esigenze produttive con il presidio del territorio e con la tutela e fruizione delle risorse storielle e naturali; un'attività di produzione di valori ambientali accanto a quella di produzione di prodotti agricoli. Passando ad esaminare più da vicino quanto è emerso dai primi studi per il Parco agricolo di Mugnano, si tratta di un'area ove l'agricoltura è stata da sempre caratterizzata dalla presenza di numerose piccole aziende familiari ad indirizzo frutticolo ed orticolo, con elevata produzione, sia per caratteristiche quantitative che qualitative, derivanti dalla natura del terreno e dal clima particolarmente favorevole specie per quanto riguarda la distribuzione della piovosità; produzione, tra l'altro, particolarmente redditizia anche per la vicinanza di un vasto bacino di consumo come quello napoletano. L'attuale modesta estensione e le stesse caratteristiche dei territori agricoli di Mugnano, aggrediti da un intenso e disordinato processo di urbanizzazione, rendono discutibile e debole qualsiasi ipotesi di sviluppo del settore agricolo che non persegua obiettivi di diversificazione dei redditi e integrazione tra i settori produttivi e che, soprattutto, nocola, causati essenzialmente dal notevole frazionamento delle aree e dalla distruzione degli equilibri idrogeologici della zona, con conseguenti effetti deleteri sulla produzione di colture sensibili come quelle arboree. Al tempo stesso, nel corso degli ultimi anni, sono mutate anche le caratteristiche degli imprenditori agricoli che, non prevedendo più una conduzione nel lungo periodo delle loro aziende, non solo hanno di frequente trasformato l'attività agricola da impegno a tempo pieno ad attività part-time, ma principalmente hanno finito per non svolgere più quel ruolo, cui facevo prima riferimento, di manutenzione e presidio, particolarmente visibile nell'abbandono dei fondi e nel degrado degli impianti arborei e delle sistemazioni idraulico-agrarie. Appare chiara, quindi, l'importanza del recupero di un patrimonio di pregio, seppure ormai sensibilmente degradato e ridotto per dimensione, che agisca su più fronti: produttivo, ambientale e paesaggistico. L'ipotesi di un Parco agricolo sembra rispondere adeguatamente a tale esigenze per le nuove logiche complessive che la sua istituzione può contribuire a definire e sperimentare. Logiche, forse le uniche, in grado di legare e far convivere le esigenze della produzione primaria con quelle del diffuso e aggressivo sistema ìnsediativo circostante. Intervenire, pertanto, sulle aree a destinazione agricola, salvaguardandone la loro destinazione produttiva ma nel contempo individuando possibili altri usi con essa compatibili e di supporto, dovrebbe condurre ad importanti risultati, quali: - un generale processo di riqualificazione ambientale e paesaggistica; - tutela attiva e valorizzazione delle risorse storico-culturali locali, intese in senso lato e tra queste, quanto permane delle tradizionali colture agricole locali, significative per tipicità delle produzioni ed anche per potenzialità di reddito - si pensi, in particolare, agli impianti frutticoli di ciliegio e melo, nella varietà annurca; - recupero di nuove aree per servizi e verde pubblico; - creazioni nuove attività e piccole imprese compatibili con le finalità del Parco, quali: ricettività agrituristica, residenze per anziani, centro di raccolta dei prodotti agricoli, attività vivaistica; - occasioni di crescita occupazionale e incremento della cultura imprenditoriale locale, non solo nel settore primario, sin dalle fasi di cantiere.

Le aree agricole periurbane: il parco agricolo di Mugnano

MAININI, GIANCARLO LUIGI
2008

Abstract

La proposta di individuare nuove centralità non urbane in un territorio ormai fortemente segnato dai paesaggi della dispersione insediativa, può costituire un'utile indicazione per quella vasta area che dalle pendici settentrionali del Parco collinare, proposto nella Variante del PRG di Napoli, lungo l'alveo di Camaldoli, arriva a ricongiungersi con la Riserva naturale della Costa di Licela. In questi tenitori esiste una vasta e complessa complementarietà che va dalle aree agricole della piana di Giugliano, alle zone caratterizzate da bosco ceduo di castagno, macchia e consociazioni vegetali spontanee della zona cosiddetta della "selva e cave" di Chiaiano e Miano. Soprattutto nelle aree deboli di questo territorio è auspicabile che prevalga un concetto esteso di attività agricola intesa come attività di cura e manutenzione del territorio che coniughi le esigenze produttive con il presidio del territorio e con la tutela e fruizione delle risorse storielle e naturali; un'attività di produzione di valori ambientali accanto a quella di produzione di prodotti agricoli. Passando ad esaminare più da vicino quanto è emerso dai primi studi per il Parco agricolo di Mugnano, si tratta di un'area ove l'agricoltura è stata da sempre caratterizzata dalla presenza di numerose piccole aziende familiari ad indirizzo frutticolo ed orticolo, con elevata produzione, sia per caratteristiche quantitative che qualitative, derivanti dalla natura del terreno e dal clima particolarmente favorevole specie per quanto riguarda la distribuzione della piovosità; produzione, tra l'altro, particolarmente redditizia anche per la vicinanza di un vasto bacino di consumo come quello napoletano. L'attuale modesta estensione e le stesse caratteristiche dei territori agricoli di Mugnano, aggrediti da un intenso e disordinato processo di urbanizzazione, rendono discutibile e debole qualsiasi ipotesi di sviluppo del settore agricolo che non persegua obiettivi di diversificazione dei redditi e integrazione tra i settori produttivi e che, soprattutto, nocola, causati essenzialmente dal notevole frazionamento delle aree e dalla distruzione degli equilibri idrogeologici della zona, con conseguenti effetti deleteri sulla produzione di colture sensibili come quelle arboree. Al tempo stesso, nel corso degli ultimi anni, sono mutate anche le caratteristiche degli imprenditori agricoli che, non prevedendo più una conduzione nel lungo periodo delle loro aziende, non solo hanno di frequente trasformato l'attività agricola da impegno a tempo pieno ad attività part-time, ma principalmente hanno finito per non svolgere più quel ruolo, cui facevo prima riferimento, di manutenzione e presidio, particolarmente visibile nell'abbandono dei fondi e nel degrado degli impianti arborei e delle sistemazioni idraulico-agrarie. Appare chiara, quindi, l'importanza del recupero di un patrimonio di pregio, seppure ormai sensibilmente degradato e ridotto per dimensione, che agisca su più fronti: produttivo, ambientale e paesaggistico. L'ipotesi di un Parco agricolo sembra rispondere adeguatamente a tale esigenze per le nuove logiche complessive che la sua istituzione può contribuire a definire e sperimentare. Logiche, forse le uniche, in grado di legare e far convivere le esigenze della produzione primaria con quelle del diffuso e aggressivo sistema ìnsediativo circostante. Intervenire, pertanto, sulle aree a destinazione agricola, salvaguardandone la loro destinazione produttiva ma nel contempo individuando possibili altri usi con essa compatibili e di supporto, dovrebbe condurre ad importanti risultati, quali: - un generale processo di riqualificazione ambientale e paesaggistica; - tutela attiva e valorizzazione delle risorse storico-culturali locali, intese in senso lato e tra queste, quanto permane delle tradizionali colture agricole locali, significative per tipicità delle produzioni ed anche per potenzialità di reddito - si pensi, in particolare, agli impianti frutticoli di ciliegio e melo, nella varietà annurca; - recupero di nuove aree per servizi e verde pubblico; - creazioni nuove attività e piccole imprese compatibili con le finalità del Parco, quali: ricettività agrituristica, residenze per anziani, centro di raccolta dei prodotti agricoli, attività vivaistica; - occasioni di crescita occupazionale e incremento della cultura imprenditoriale locale, non solo nel settore primario, sin dalle fasi di cantiere.
9788884971289
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11588/302054
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