Il lavoro ricostruisce le vicende della Borsa di Napoli dalla sua creazione (1778) fino al momento dell’Unità. L’obiettivo è quello valutare le complesse cause socio-politiche ed economiche responsabili dell’arretratezza del mezzogiorno borbonico attraverso le vicende ed il ruolo svolto dall’istituzione finanziaria. L’analisi volge alla ricostruzione delle dinamiche organizzative ed operative interne della Borsa meridionale arrivando ad una periodizzazione ciclica dei circuiti speculativi dei capitali (rendita pubblica/azioni/grano/moneta). L’evidenza maggiore è quella che la condotta degli operatori forti di mercato condizionò l'operatività della Borsa nel senso di produrre opportunità speculative giocate una sola volta su singoli settori, con il sostanziale avallo di uno Stato finanziariamente debole in veste di operatore attivo di mercato. Lo studio dimostra la difficoltà della Borsa di Napoli a divenire territorio di mediazione ed equilibrio tra regole istituzionali e consuetudini mercantili. Risulta confermata l'idea del disagio, da parte del mercato regolato meridionale, a rappresentare un comportamento degli operatori in grado di approdare alla cooperazione tra esigenze del public market e priorità del private market. Il conflitto tra le logiche microeconomiche della corporazione mercantile e le spinte macroeconomiche suggerite dal sistema istituzionale è la chiave che definisce la natura "precaria" dell'innovazione borsistica napoletana, rendendola, al contempo, specchio dei principali nodi strutturali del sistema economico meridionale della prima metà del XIX secolo.

La Borsa di Napoli. Istituzione, regolazione e attività (1778-1860)

SCHISANI, MARIA CARMELA
2001

Abstract

Il lavoro ricostruisce le vicende della Borsa di Napoli dalla sua creazione (1778) fino al momento dell’Unità. L’obiettivo è quello valutare le complesse cause socio-politiche ed economiche responsabili dell’arretratezza del mezzogiorno borbonico attraverso le vicende ed il ruolo svolto dall’istituzione finanziaria. L’analisi volge alla ricostruzione delle dinamiche organizzative ed operative interne della Borsa meridionale arrivando ad una periodizzazione ciclica dei circuiti speculativi dei capitali (rendita pubblica/azioni/grano/moneta). L’evidenza maggiore è quella che la condotta degli operatori forti di mercato condizionò l'operatività della Borsa nel senso di produrre opportunità speculative giocate una sola volta su singoli settori, con il sostanziale avallo di uno Stato finanziariamente debole in veste di operatore attivo di mercato. Lo studio dimostra la difficoltà della Borsa di Napoli a divenire territorio di mediazione ed equilibrio tra regole istituzionali e consuetudini mercantili. Risulta confermata l'idea del disagio, da parte del mercato regolato meridionale, a rappresentare un comportamento degli operatori in grado di approdare alla cooperazione tra esigenze del public market e priorità del private market. Il conflitto tra le logiche microeconomiche della corporazione mercantile e le spinte macroeconomiche suggerite dal sistema istituzionale è la chiave che definisce la natura "precaria" dell'innovazione borsistica napoletana, rendendola, al contempo, specchio dei principali nodi strutturali del sistema economico meridionale della prima metà del XIX secolo.
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